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Pizzeria dissequestrata, ma il suocero di Arrighi resta in cella

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Dopo oltre due mesi dalla macabra scoperta alla Conca d'Oro di Senna Comasco della testa decapitata di Giacomo Brambilla, ecco la decisione della Procura. L'uomo è tuttora al Bassone. Locali dissequestrati. E, in via teorica, da oggi l'attività può ripartire. Ma difficilmente, vista la bufera che è passata sopra, la pizzeria Conca d'Oro di Senna Comasco potrà riaprire i battenti. Anche perchè il titolare – Emanuele La Rosa – è tuttora in carcere con l'accusa di concorso in distruzione di cadavere. La vicenda è quella del delitto di Giacomo Brambilla lo scorso 1° febbraio nell'armeria Arrighi di via Garibaldi a Como. Dopo l'omicidio Arrighi chiama il suocero – La Rosa appunto – e spiega tutto. Poche ore dopo la polizia scoprirà all'interno di un forno della pizzeria di Senna – tuttora sequestrato – la testa orrendamente decapitata della vittima. Messa a cuocere a fuoco lento per far sparire ogni traccia e poter recuperare i proiettili usati.

Locale, dunque, dissequestrato dalla Procura di Como dopo oltre due mesi. Ma La Rosa rimane in carcere con la pesante imputazione che si porta dietro. In cella anche Arrighi: la Procura sta per chiudere l'inchiesta con la probabile contestazione della premeditazione in questo omicidio.

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