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Ora tocca ai Ris dare le ultime risposte per il delitto di Valbrona

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Il nucleo specializzato dei carabinieri ha iniziato oggi gli accertamenti sulla pistola nascosta e ritrovata dopo qualche settimana. Anche il medico legale ritiene che ci sia stata un'altra arma.

La pistola, nascosta nella ditta del figlio e poi ritrovata dopo qualche settimana di ricerche, le tracce di sangue sull’arma. E poi quelle sui vestiti dei due arrestati, padre e figlio, Carlo ed Emiliano d’Elia, 57 e 20 anni rispettivamente. Saranno i Ris dei carabinieri a dare le ultime risposte alla Procura di Como sul delitto – che appare ormai un caso chiuso – avenuto lo scorso mese di febbraio a Visino di Valbrona. Il lavoro dei militari andrà avanti per alcune settimane in attesa di trovare – come appare scontato – gli ultimi riscontri. La Procura vuole avere la certezza che quell’arma – una calibro 7,65 – è quella che ha sparato ed ucciso Antonino Correnti nel parcheggio vicino a casa.

La vittima, artigiano 65enne, origini siciliane, è stata uccisa con due armi, anche questo appare ormai sicuro. Perché il medico legale – Giovanni Scola – ha già depositato le sue conclusioni al Pm Massimo Astori, lasciando intendere chiaramente che oltre all’arma è stata utilizzata un'asta di ferro per colpire Correnti alla testa. Probabilmente prima del colpo fatale esploso in volto da distanza ravvicinata. Padre e figlio sono tuttora in carcere. Per la Procura identiche responsabilità nella premeditazione e nell’esecuzione del delitto.

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