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Il dramma di decine di famiglie dietro i prestiti a tassi da usura

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Chiusa l'inchiesta della Procura di Como ad un anno dall'intervento dei carabinieri a Campione d'Italia. Tre gli indagati, ora ritornati in libertà. Persone rimaste senza nulla: famiglia, casa ed attività. Sono una cinquantina in tutto. Vittime di usura. In qualche caso davvero pesante. Costretti ad indebitarsi e vendere tutto anche se poi sono rimasti lo stesso sul lastrico. C’è chi è stato invitato ad un appuntamento al cimitero e poi è stato fatto inginocchiare con una pistola alla tempia per avere i soldi. Chi si è fatto prestare quasi 300.000 euro ed è stato costretto a sborsare poi una cifra vicino al milione. Chi si è visto costretto a vendere tutta l’attività per far fronte al tasso da usura applicato. E chi ha perso tutto: famiglia, casa ed attività. Perché gli “strozzini” non hanno fatto sconti tra minacce ed intimidazioni pesanti.

Ora, però, i tre indagati sono ritornati liberi. La Procura di Como ha ritenute cessate le esigenze cautelari per Stefano e Giuseppe Acerbi, 67 e 42 anni rispettivamente, padre e figlio di Pavia e per Renato Moroni, 65enne di Campione, gestore dell’ufficio cambi fuori dal casinò di Campione d’Italia. L’attività è stata bloccata dai carabinieri nel maggio dello scorso anno. Ora l’inchiesta è in dirittyura d'arrivo. Già inviato l’avviso di conclusione, la Procura sta per presentare le sue conclusioni. Ma nel corso degli accertamenti sono saltate fuori storie davvero terribili, drammatiche. Molte delle vittime sono residenti nel comasco, varesotto e nel milanese.

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