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“Che emozione la festa. E l’avventura di Cantù proseguirà ancora”

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Il presidente Corrado rivive con la redazione l'indimenticabile giornata di ieri. Un incontro con tanti volti noti e meno. "Per il futuro ? Mi auguro che possa essere mio nipote, di sette anni, a portare avanti il club". Settant’anni di storia che girano intorno ad un pallone arancione. Settant’anni di emozione, lavoro, giovani, tifosi, paure, lacrime e gioia. Settant’anni di Pallacanestro Cantù culminati ieri (vedi precedente lancio) in una grande festa di sport e valori umani. Volti di ieri e di oggi uniti nel ricordare le glorie di una società dalla grande storia. Gran mattatore della giornata il numero uno del club, Francesco Corrado, che da 47 anni, da dirigente prima e da presidente oggi, il basket brianzolo lo vive ogni giorno con l’amore e la freschezza di quando ha iniziato.

Presidente cosa significano 70 anni di basket per Cantù? “E la dimostrazione della serietà e della continuità di questo club nato per caso da alcuni amici che coltivavano i valori dello sport. Di li è partita questa meravigliosa avventura che durerà ancora a lungo”

E il rapporto con la città? “Ieri ha dimostrato il grande attaccamento a questa società. Certo, a volte, sembra essersi abituata troppo bene…Sa che può avere grandi successi e grandi eventi e non si rende conto di quanto costi arrivarci, ma non è questo il momento per parlarne.”

Lei milita nel club dal 1959, ne è passata di acqua… “Ieri ho incontrato tanti volti, tante persone. Non dico di aver rivissuto la mia giovinezza ma quasi. Sarti, Tonut, Bui. E c’era Masocco che non si vedeva da tempo. Commossi, felici. Sono soddisfazioni che pagano”

Insomma con una punta d’orgoglio può dire ‘la mia pallacanestro Cantù’… “Si, davvero. Dal ’99 a oggi lo posso dire. Mia e di mio figlio. Ci abbiamo messo l’anima e l’entusiasmo. Non voglio parlare di soldi ma abbiamo fatto davvero quanto in nostro potere, anche più del possibile, per dare lustro al club, alla ricorrenza. Ieri ho visto tanta gente piangere.”

Un 70mo da festeggiare con la vittoria del campionato…
 “No. Nessuno si deve illudere sotto questo punto di vista. Noi ragioniamo partita per partita. L’anno scorso non è andata bene, ma quest’anno credo nella squadra. Vedo l’entusiasmo dei tempi di Hines e Stonerook, Thorton e Mc Collough. Gli americani sono straordinari, ieri sono stati tutto il giorno a seguire gli eventi ad ascoltare parole che tante volte nemmeno capiscono. Lo hanno fatto per la maglia. E poi è straordinario vedere come vive tutta la squadra: sono felici, contenti. Non so se vinceremo il campionato ma, credetemi, la squadra divertirà”

I prossimi settanta anni? “Angelino Polli e Mario Broggi, che c’è ancora, nel ’36 ritennero che lo sport fosse agonismo, entusiasmo, scuola di vita e anche vittoria, quando possibile e nel rispetto dell’avversario. Mi auguro che tra qualche anno sia Luca Corrado, mio nipote che oggi ha sette anni, a portare avanti questa avventura”

Un ricordo? “Si, tanti. Ieri ho parlato di tutte le persone che non ci sono più. Ma ieri sera il momento più commuovente è stato l’abbraccio con la mamma di Chicco Ravaglia. Tutti si sono alzati in piedi e hanno applaudito per cinque minuti. Lui piangeva con me. Un amore fulminante, troppo breve, mi è rimasto nel cuore…”

Che persona era Chicco? “Meravigliosa, splendida. Due giorni prima di morire, alla festa degli auguri natalizi, prese la mia nipotina e disse: di a tuo nonno di tenermi qui. Io rimarrò sempre con voi”

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