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Cuore e mente di scrittore: due chiacchiere con Diana Gabaldon

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Si è lasciata alle spalle una laurea in Zoologia e Biologia marina, per dedicarsi solo alla scrittura. Una scelta apprezzata dai lettori: il suo romanzo d'esordio, “La Straniera”, fu il primo di una serie che solo in America riuscì a vendere oltre 2 milioni di copie. di Paola Pioppi

 Si è lasciata alle spalle una laurea in Zoologia e Biologia marina, per dedicarsi solo alla scrittura. Una scelta fortemente apprezzata dai lettori: il suo romanzo d'esordrio, “La Straniera”, fu il primo di una serie che solo in America riuscì a vendere oltre 2 milioni di copie. Diana Gabaldon è in questi giorni in Italia per presentare l’uscita dell’ultimo volume della sua saga che intreccia il romanzo d’amore con la ricostruzione storica e la fantasy,  con protagonista l’infermiera militare inglese Claire Randall: Tamburi d’autunno (Corbaccio, pagg. 608, 18.60 euro). Un vicenda che affonda nella Scozia della seconda guerra mondiale, con un magico cerchio di pietre che spalanca le porte del passato a pochi eletti: da qui Claire si trova catapultata nel diciottesimo secolo, nel pieno delle rivolte giacobite contro l’Inghilterra e si innamora del nobile scozzese Jamie Fraser. Claire ritorna nel presente, per poi decidere di tornare nuovamente da Fraser, ma poco dopo viene seguita dalla figlia Brianna, che viene a sapere della sorte dei genitori e si getta nel passato per salvarli. Per scrivere i suoi romanzi, Diana Gabaldon ha compiuto accurate ricerche in campo medico, storico militare, botanico, con particolare attenzione alle singolari leggende scozzesi.

Perché il romanzo di sentimenti e di emozioni continua ad avere successo?

Qualcuno cerca storie di sentimenti per ritrovare qualcosa che ha vissuto, altri per cercare qualcosa di nuovo, ma in ogni caso non smettono di attirare l’attenzione delle persone.

Cosa piace di più ai suoi lettori, cosa le chiedono?

Ricevo molte e-mai, almeno 40 o 50 al giorno che, quando esce un nuovo libro, arrivano anche a 300. Le domande sono tante, ma spesso chiedono notizie del libro successivo. I lettori sono diversi: molti apprezzano la precisione dei dettagli storici e trovano istruttivi i passaggi che riguardano altre epoche, oppure gli aspetti relativi alla professione medica o ala medicina olistica. Ci sono poi gli amanti delle scene di battaglia o degli intrighi politici… le ambientazioni piacciono molto, ma soprattutto i lettori sono attirati dai personaggi.

 Per chi scrive un romanzo, cosa offre di più o di diverso l’ambientazione storica?

Io mi trovo in una situazione particolare, perché la mia protagonista viaggia nel tempo tra XVIII e XX secolo, portando con sé una mentalità contemporanea. Il contrasto tra questi due secoli mi offre la possibilità di confrontare i valori di queste due epoche, e non sempre i nostri sono i migliori. L’ambientazione storica offre comunque grandi attrattive, stimola la curiosità dei lettori e permette di evidenziare la successione degli eventi. Inoltre porta un senso di rassicurazione, perché si vede che le difficoltà del passato sono state superate”.

I suoi personaggi sono frutto di immaginazione o hanno qualcosa ispirato da ciò che la circonda? Nella maggior parte dei casi sono frutto di immaginazione, con de eccezioni: i personaggi storici, cioè quelli realmente esistiti, devono essere trattati con grande precisione, vanno studiati con attenzione e rispettati, per evitare di fargli fare o dire cose che non sarebbero mai appartenute. Lo spazio per l’immaginazione rimane comunque, nei dialoghi o nei gesti. Ci sono poi alcuni amici che ho inserito nelle storie, con una descrizione fisica molto vicina al reale e magari lasciandogli il loro nome. In quest’ultimo romanzo c’è la figura di un montanaro gigante, per la quale mi ha ispirata un mio amico romanziere: quando l’ha letta, mi ha detto che quel personaggio era identico a suo nonno.

Il libro più amato è sempre l’ultimo?

E’ sempre quello che sto scrivendo, perché non so come diventerà e penso che potrebbe essere eccezionale.

Nella scrittura, le è rimasto qualcosa della sua formazione scientifica?

Certo. Innanzi tutto la metodologia basata sull’osservazione attenta e sulla descrizione dettagliata e precisa. Poi si tende a pensare che lo scienziato e l’artista siano due figure agli antipodi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, perché entrambi, con strumenti diversi, hanno la capacità di trarre modelli dal caos. Entrambi osservano e descrivono, e anche il romanzo viene messo alla prova, così come un risultato scientifico.

di Paola Pioppi

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