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“Alta ingegneria applicata al mercato”: gli affari di Lucianone…

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La Procura di Torino, dopo le perquisizioni disposte ieri alla sede e nelle abitazioni di giocatori della Juventus, parla espressamente dell'accordo con il Como. "Era funzionale per far trasferire, in via riservata, un milione e 600.000 euro". Niente di nuovo. Ipotesi già valutate dal Pm Vittorio Nessi nei mesi scorsi. Ma adesso anche la procura di Torino – dove Nessi si è trasferito da Como – smaschera gli strani affari di Luciano Moggi con diverse società. E tra queste c'è proprio il club azzurro di viale Sinigaglia. Secondo i magistrati torinesi, che ieri hanno disposto un blitz con perquisizioni alla sede dela Juve e nelle case di Ibrahimovic e Cannavaro, "Lucianone" avrebbe aiutato il Como e ricevere "in via riservata un milione e 600.000 euro". E per fare questo, secondo i Pm torinesi, Moggi avrebbe attuato una manovra definita come "alta ingegneria applicata al mercato".

In sostanza: un accordo a tre con Como, Genoa e Juve appunto. All'epoca, alla guida degli azzurri, c'era Enrico Preziosi. Moggi e l'imprenditore di Cogliate si sarebbero accordati per la risoluzione dei contratti di Pederzoli e Piccolo. La Juve, insomma, avrebbe fatto figurare il riscatto di entrambi al prezzo di 10.000 euro ciascuno. Salvo poi stipulare un contratto con il Genoa per due illustri sconosciuti come Volpe e Criscito, pagati 150.000 euro ciascuno. Una sopravvalutazione che avrebbe fatto tornare nelle casse di viale Sinigaglia il famoso milione e 600.000 euro. Anche perchè, in quell'epoca, al timone del Genoa c'era sempre Preziosi…

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