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La Comense già fuori:"Dieci giorni e decido cosa fare"

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“Se dovessi seguire le sensazioni di queste ore, come ho detto, vorrei mollare tutto. Se poi la rabbia dovesse sbollire…” Difficile leggere come un passo indietro l’ultima dichiarazione di Antonio Pennestrì, presidente della Comense. Piuttosto è l’attesa di un segnale concreto. Dopo la cocente sconfitta rimediata ieri sera dalle sue ragazze in gara2 dei play-off, il numero uno del club di via Partigiani ribadisce quanto aveva già anticipato nei giorni scorsi. “Potrei anche lasciare tutto. Adesso, comunque, mi prendo dieci giorni di riflessione anche se potrei davvero lasciare sperando che qualcuno prenda il mio posto, altrimenti la pallacanestro Comense potrebbe finire”. E’ il secondo aut-aut in pochi giorni dopo quello lanciato dal collega cantunirno di Pennestrì, Francesco Corrado. Per entrambi, e non è certo una novità nella storia dello sport italiano, le delusioni di annate difficili sommate agli enormi costi di gestione sono un peso troppo gravoso da sopportare senza l’appoggio di soci veri. “In queste ore ho ricevuto decine di attestazioni di solidarietà – prosegue Pennestrì – ma mai nessuno che alle parole aggiunga un assegno. Essere solidali è fin troppo comodo”. Il presidente non si nasconde non è solo l’uscita dai play-off ma la reale necessità di un aiuto economico a imporre la necessità di un ultimatum. “Finché c’è gente come noi che mette mano al portafoglio i guai si sistemano, ma poi?”. Dunque ancora dieci giorni poi la decisione. “Io devo decidere in fretta perché poi comincia il mercato: qualora lasciassimo, dovremmo vendere al meglio le giocatrici”.

 

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