"Non volevo uccidere nessuno. Però io non mi perdonerò mai..."
domenica 11 maggio 2008
Ha un bel volto Sonya Caleffi. Un leggero trucco, lo sguardo apparentemente sereno. Appare così per la prima volta davanti alle telecamere di Rai Tre nel programma "Storie Maledette" nella lunga intervista mandata in onda ieri sera e realizzata dir ecente dalla giornalista Franca Leosini nel carcere milanese di San Vittore dove è sempre rinchiusa per scontare i 20 anni di reclusione rimediati in primo e secondo grado. Poi, nel corsod ella lunga intervista, cede all'emozione in almeno due occasioni: piange, si asciuga gli occhi dalle lacrime che escono copiose. Cerca di spiegare la sua vita difficile tra depressione, anoressia, amori falliti (compreso il matrimonio fatto per "evadere dai genitori") ed il lavoro di infermiera che tanto desiderava. Una Sonya che parte da lontano per arrivare alla vicenda per la quale è in cella. "Ma sono contenta di essere qui - rivela davanti alle telecamere -.Mi sono creata una mia vita con punti di riferimento. Si, mi sento rinata...".

Poi l'aspetto più angosciante della vicenda: le cinque morti in corsia a Lecco che la procura gli contesta tramite le iniezioni d'aria da lei ammesse ai pazienti:"Ma non volevo uccidere - spiega ancora Sonya alla giornalista che la incalza -.Volevo solo aggravare le cose. Creavo l'emergenza e poi chiamavo medici e rianimatori. Mi bloccavo e restavo a guardare, mi mettevo in disparte...". Tutto confermato. E dire che quando gli inquirenti avevano spiegato queste cose in tanti erano rimasti basiti. Ora è stata lei stessa a spiegare. Per poi concludere con un eloquente:"Cerco anche io risposte. Ma non ho giustificazioni, nè attenuanti per quello che ho fatto. E non mi perdonerò mai: non si può neppure quantificare un tot di anni di carcere per le cose fatte. La cosa che più mi ha ferita ? Aver letto, anche di recente, che nella mia mente c'era l'ide adi fare altre vittime".

L'intervista a Sonya si è aperta con le sue riflessioni sugli anni bui dell'adolescenza. L'anoressia, la difficoltà del rapporto con i genitori, la madre in particolare. Un matrimonio fatto senza amore, ma per fuggire da casa. Poi altri amori difficili e travagliati, da quello con un medico del Valduce, sposato e padre di due figli, a quello con un farmacista. Due uomini in contemporanea. Ma poi i farmaci, il tentativo di suicidio almeno un paio di volte. "Ho preso tanti psicofarmaci, spesso ho anche abusato...".