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Chi ha ucciso Margherita Vitale? “La donna che morì due volte è stata strangolata. No avvelenata”. Mercoledì l’episodio 3 foto

Niente è più commovente di una morte in scena: Giulietta, Romeo, Amleto, Carmen, Tosca, Otello…Morti tragiche, eroiche…morti teatrali. Quando il sipario si chiude il “cadavere” si rialza dalle tavole del palcoscenco e rientra in camerino. Ma se il morto muore veramente, allora,  in teatro va in scena “l’inchiesta”  e nessuno, nessuno, può chiamarsi fuori.

Mercoledì 22 marzo, con una doppia replica alle ore 20.30 e alle 22.00, al Teatro Sociale di Como la terza puntata di LO STRANO CASO DELLA DONNA CHE MORI’ DUE VOLTE, un format teatrale nuovo per l’Italia, un giallo in quattro puntate. Una storia inquietante, crudele, dalle sfumature noir di Giovanni Cocco e Amneris Magella con la regia di Pino Di Bello. 

lo strano caso della donna che morì due volte

Era metà gennaio quando in teatro venne ritrovato il corpo del soprano Margherita Vitale, un crimine che lascia sconvolta la comunità degli artisti e delle maestranze del Sociale. Si dice che qualunque delitto sia riconducibile all’amore, alla lussuria, al denaro o all’odio. Al momento il movente rimane ancora incerto, ma per capire a che punto è l’inchiesta ci avvaliamo, anche questa volta, del racconto della ex spettatrice Claudia Taibez ora promossa a  lucida reporter (in prova)

È iniziata puntuale, alle 20.30, la conferenza stampa sul caso Vitale, nella Sala Canonica del Teatro Sociale di Como. Hanno fatto entrare anche noi spettatori: un’ottima occasione per ripassare quanto accaduto alla povera Margherita Vitale, la giovane soprano trovata assassinata sul palco del teatro, nello scorso mese di gennaio. La sala è affollata ed è difficile distinguere il pubblico dai giornalisti. Il PM Sartori lascia poco spazio alle domande e fornisce un quadro abbastanza dettagliato del delitto. Tralascia volutamente alcuni particolari (forse ha un piano: già in altri casi, i colpevoli si sono traditi, dimostrando di conoscere aspetti non resi pubblici), ma si capisce subito che nell’indagine  ci sono stati dei progressi.

Sembra ormai chiaro, infatti, che alcuni reperti ritrovati sulla scena del crimine (che ad una prima analisi potrebbero far pensare ad una rapina) sono invece il frutto di un tentativo di depistaggio da parte dell’assassino che, indubbiamente, conosceva bene sia la vittima sia il teatro. La causa della morte è lo strangolamento (si vorrebbe intervenire per ricordare anche l’ipotesi dell’avvelenamento… ma ci trattiene quel primo pensiero sulla possibilità che l’assassino possa cadere in fallo).

L’unica domanda che viene fatta è sulla conferma dello stato di fermo del macchinista Stefano Rizzi, il cui coinvolgimento nel crimine non sembra, però, più così probabile.

Nel frattempo, giunge la notizia che è finalmente arrivato dall’Inghilterra il marito di Margherita; la conferenza viene quindi sospesa per riprendere gli interrogatori, che si svolgeranno, come i precedenti, sul palco del teatro.

lo strano caso della donna che morì due volte

Ma cos’è questo rumore improvviso? Il maresciallo Occhipinti sta simulando, da varie altezze, la caduta del sacchetto di sabbia che, il giorno successivo all’omicidio, era stato rinvenuto fuori posto dalla responsabile di palco. Sarà un elemento determinante? Al momento non è dato saperlo, ma la circostanza fornisce  l’occasione per vedere dov’è collocato l’ufficio del direttore  (non lontano dal luogo del ritrovamento del corpo) che, ormai è cosa nota e certa, era  l’unico ad essere presente in teatro quella sera.

Ci stupiamo un po’ nell’apprendere che lo spettacolo annullato per la morte della sua protagonista è già stato sostituito in cartellone con un’altra opera. Show must go on … E non c’è tempo da perdere: i cantanti devono provare anche di sera. Nel retropalco riecheggia, sulle note di un pianoforte:  “La calunnia è un venticello … E il meschino calunniato avvilito, calpestato sotto il pubblico flagello per gran sorte va a crepar”. L’aria non sembrerebbe casuale …

Ha ragione Claudia. Fin dall’inizio tra tante reticenze le poche ammissioni, all’apparenza poco significative, si stanno rivelando ora molto importanti almeno per far luce sulla vita privata della vittima piena di intrecci amorosi ufficiali e clandestini. Amore, lussuria, denaro, odio le cause di qualsiasi delitto, vien da dire che quello che ci fa più paura é l’odio, ma “Lo strano caso della donna che morì due volte” confermerà ancora una volta  che il più terribile è l’amore

lo strano caso della donna che morì due volte

L’interrogatorio al marito è serrato. Il personaggio è ambiguo: ti sembra quasi di conoscerlo già … a noi ricorda più un maggiordomo d’inizio Novecento che un giovane rampante uomo d’affari (ma forse perché, in ogni giallo che si rispetti, l’assassino è sempre il maggiordomo). Ed ecco che, all’improvviso, saltano fuori due di quei dettagli tenuti nascosti prima in conferenza stampa: Margherita è proprio morta per avvelenamento (intorno alle 21.30, un’ora prima di essere strangolata) ed era incinta.

 Il colpo di scena c’è: ma non è quello sperato.Ma quale matrimonio solido e felice?!?  Si scopre che Malacrida non può sicuramente essere il padre del figlio di Margherita, ma che  è invece sicuramente l’amante della sua migliore amica che, sopraggiunta da poco, non è infatti in grado di reggere all’interrogatorio  del maresciallo e finisce con il contraddirsi.  Ad aggravare le circostanze, gli  inquirenti fanno ascoltare una registrazione telefonica nella quale i due confessano che stavano tramando da tempo di uccidere Margherita. L’alibi di lui regge (era all’estero),  ma lei non ce l’ha.

È stato doloroso assistere a questa scena, che ha però portato alla conferma di alcune precedenti ipotesi e alla raccolta di nuovi indizi: Margherita era davvero l’amante del direttore, teneva sempre il suo diario (ora sparito insieme al telefonino) nella borsa  ed era ossessionata dal pensiero dello scorrere inesorabile del tempo.

lo strano caso della donna che morì due volte

Non resta che far entrare il direttore del teatro, sul quale gravano ormai tutti i sospetti. Il maresciallo Occhipinti lo incalza, non gli dà tregua, ma lui non confessa, non smentisce … Appare affranto, ma continua a comportarsi educatamente (anche quando squilla il telefono e chiede il permesso di rispondere); dice solo di non avere un movente: lo scandalo della morte di Margherita è la rovina della sua carriera e della sua vita famigliare. Parrebbe avere anche un alibi, essendo stato tutta la serata al telefono. Viene però nel frattempo ritrovato, su una trave, il diario che pareva smarrito; ne vengono letti alcuni passaggi a voce alta. Il direttore prende in mano la rosa rossa rinvenuta accanto al cadavere, temporeggia solo per un istante e infine esce di scena. Nel biglietto che lascerà,  dopo aver compiuto l’estremo tragico atto, chiede la grazia di non svelare la verità ai suoi figli.

Ma  qual è la verità?

In questo episodio, a differenza dell’altro, è stato più difficile seguire la trama: le storie personali e tormentate dei protagonisti si sono intrecciate con il resoconto delle indagini. L’attenzione era catturata dalle intense interpretazioni degli attori e dalla bella e suggestiva regia: in platea, tra vicini di posto, ci si scambiava apprezzamenti e possibili chiavi di lettura degli indizi.

la donna che morì due volte

Mi restano tanti dubbi. La verità sulla rosa rossa? È stata rinvenuta accanto al cadavere, come è stato anche detto in conferenza stampa, ma a me sembra che il direttore, durante l’interrogatorio, abbia gridato che non ci fosse quando lui ha visto il corpo ormai senza vita di Margherita. La verità sul cellulare? Gli ultimi che l’hanno incontrata ancora viva raccontano tutti che fosse sempre al telefono. È davvero scomparso e non sono stati nemmeno richiesti i tabulati? Forse mi sbaglio, ma il maresciallo Occhipinti potrebbe aver notato qualcosa al proposito. Ma soprattutto: la verità sulla doppia causa di morte? È proprio strano il caso di questa donna morta due volte. Ho provato a fare delle ricerche dopo aver visto in TV di un caso simile capitato a quel famoso commissario siciliano (anche se si trattava di un duplice omicidio per questioni di eredità … di un padre, prima avvelenato e poi “sparato ” ad opera dei due figli). Confrontando i due delitti, spicca la differenza tra i veleni usati: in quello si trattava di  un preparato farmaceutico paralizzante, nel nostro di un estratto da una pianta molto diffusa nei boschi qui intorno. Margherita Vitale, figlia di una fiorista, è morta per avvelenamento da aconitina, che ha forti effetti allucinogeni.

È stato chiesto il silenzio stampa;  per avere ulteriori notizie ci può aiutare solo la rete: su facebook si posta che la zia Serafina, in Valtellina, con le radici dell’aconitum napellus, fino alla metà del secolo scorso, preparava potenti ed efficaci filtri d’amore.

“Due cose belle ha il mondo: amore e morte ” scriveva Giacomo Leopardi e nello “Strano caso della donna che morì due volte” eros e thanatos vanno di pari passo.  Claudia Taibez, così come tutti gli spettatori, è ormai totally hooked dalla vicenda e si muove su e giù per l Teatro Sociale fin nei meandri più nascosti e suggestivi seguendo un’indagine serrata ed emozionante che mercoledì potrebbe arrivare ad una svolta nel terzo dei quattro episodi che raccontano una storia ricca di suggestioni teatrali e di colpi di scena metateatrali svelando sul palco i lati più oscuri dell’animo umano.

lo strano caso della donna che morì due volte

Gli spettacoli vedono in scena una stimolante e capace rosa di attori: oltre ai due protagonisti Marco Continanza e a Stefano Andreoli, che rispettivamente vestono i panni di un Maresciallo dei Carabinieri e di un Pubblico Ministero, ne fanno parte Simone Severgnini, Davide Marranchelli, Arianna Pollini, Cristina Bossi, Nicola Bizzarri, Manuela Clerici, Marco Minardi, Martina Legovic e gli allievi dei corsi avanzati della Scuola di Teatro del Teatro Sociale.

 

‘LO STRANO CASO DELLA DONNA CHE MORÌ DUE VOLTE’
Il teatro ‘a puntate’ del Teatro Sociale di Como

Terza puntata: mercoledì 22 marzo, ore 20.30/22.00

PRIMA NAZIONALE

di Giovanni Cocco e Amneris Magella
Drammaturgia e regia Giuseppe Di Bello
Produzione Teatro Sociale di Como – AsLiCo

Info www.teatrosocialecomo.it

Tel 031 270170
Biglietti da 15,00€+ prevendita

Ultima puntata: mercoledì, 19 aprile