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Spese pazze in Regione, il Pm chiede condanne anche per i consiglieri comaschi foto

Nel mirono Rinaldin, Pozzi, Bianchi della Lega ed il Pd Gaffuri. I rimborsi chiesti sarebbero stati indebiti. Tra i convolti pure il figlio di Bossi e Nicole Minetti del Pdl. Accuse di peculato e truffa

Arrivano le richieste del pubblico ministero al processo sulle “spese pazze” in Regione Lombardia, che coinvolge numerosi ex consiglieri regionali (alcuni ancora in carica, però per fatti delle precedenti legislature) ed ex assessori. Tutto ruota intorno ai rimborsi che venivano assegnati ai gruppi consiliari del Pirellone. Indebiti secondo il Pm, leciti per i diretti responsabili. Tra di loro anche i comaschi Gianluca Rinaldin (oltre due anni di richiesta), poi Giorgio Pozzi (ex Forza Italia, un anno e dieci mesi) e due degli attuali consiglieri, il leghista Dario Bianchi (1 anno e 10 mesi) e Luca Gaffuri, ex capogruppo del Pd (stessa condanna anche per lui sollecitata dal Pm). A Gaffuri contestate spese indebite per 10.000 euro, quasi 20 per Bianchi

tribunale di milano

Per Renzo Bossi, figlio del fondatore della Lega Nord Umberto, il pm ha chiesto due anni e dieci mesi, mentre la richiesta è leggermente inferiore (due anni e due mesi) per Nicole Minetti, igienista dentale ed ex consigliera regionale del Popolo della Libertà, nonché (ma non c’entra col processo in questione) organizzatrice delle note “cene eleganti di Arcore” con giovanissime ragazze.

Sei anni sono stati chiesti per l’ex consigliere regionale Stefano Galli, lecchese, accusato di aver pagato il pranzo di nozze della figlia con questi rimborsi, e quattro anni per Davide Boni, ex presidente del consiglio regionale. Si tratta delle due richieste più alte da parte del pm. Entrambi sono della Lega Nord: Boni è attualmente segretario comunale del partito a Milano.

Gli imputati rispondono per lo più di peculato: alcuni anche di truffa. Secondo il pm Paolo Filippini, l’illiceità va riscontrata nel fatto che – nell’indennità di consigliere regionale – è già previsto un rimborso omnicomprensivo di seimila euro al mese, e che da questo punto di vista tutte le spese analizzate durante le indagini e il processo sono illecite, sia quelle al fast food sia quelle in ristoranti di lusso.