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Goldoni rivisitato ne “Gli innamorati” in scena al San Teodoro foto

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Venerdì 10 marzo alle ore 21.00 continua la Stagione PROSA al Teatro San Teodoro con GLI INNAMORATI di Carlo Goldoni, portato in scena da Il Mulino di Amleto in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino.

san teodoro gli innamorati

L’amore è una tematica cardinale nell’esistenza dell’uomo, tale da avere, nel corso dei millenni, catturato il pensiero di artisti, filosofi, psicologi, ognuno volendo trovare una spiegazione, una ragione, un semplice filo logico, a quel turbamento di passioni che almeno una volta nella vita travolge la tranquillità dell’animo umano. Senza la velleità di fornire risposte di qualsiasi sorta Carlo Goldoni volle trasporre sul palcoscenico il turbinio amoroso della Venezia dei suoi tempi, cogliendone con acutezza il lato comico e paradossale, e traendo ispirazione direttamente da quanto veramente accadeva per quelle calli e quei campielli, anche se, forse per evitare polemiche, Goldoni ambientò la commedia a Milano.

È questa la città dove Eugenia e Fulgenzio combattono le loro schermaglie sentimentali, profondamente innamorati l’uno dell’altra, eppure persi in continui litigi che scaturiscono. Questa la vicenda principale della commedia che Goldoni scrisse in pochi giorni nel 1759, e che il regista Marco Lorenzi riporta sul palcoscenico, posando lo sguardo sull’universalità del tema sentimentale.

In questa versione de “Gli innamorati” incantano, la vitalità e l’arte e la fantasia e la ricerca espressiva, rispettosa e al contempo ardita, con cui lo spettacolo spinge il pedale verso una messa in scena che tiene conto più che alle parole del testo a quelle delle azioni e delle immagini, contaminando i costumi del settecento con elementi moderni, inserendoci pantomime claunesche, con una recitazione che passa dal farsesco al romantico: una miscellanea di generi e di gag!

I dialoghi serrati, i battibecchi uggiosi tra due irragionevoli e teneri amanti, fecondi di violenze verbali ma lontani dal trasformare la verbosità in azioni aggressive, i corpi esibiti e giuocati fruiscono di scene e luci e musiche aggiornate, pensate e create oggi e tutte finalizzate alla riuscita dell’unico e collettivo risultato scenico.

La colonna sonora, composta da musiche originali di Davide Arneodo dei Marlene Kunz, ben si adatta all’atmosfera: una sorta di rock cadenzato, che sovente si avvicina ai ritmi dei carillon, in particolare alla melodia del Carnevale di Venezia; un omaggio al mondo settecentesco, e alla sensualità che sprigionava.

 

 

Teatro Comunale San Teodoro – Cantù

venerdì 10 marzo ore 21

GL’INNAMORATI

regia Marco Lorenzi

con Fabio Bisogni, Roberta Calia,

Andrea Fazzari, Marco Lorenzi,

Barbara Mazzi, Raffaele Musella

luci Giorgio Tedesco

musiche originali Davide Arneodo (Marlene Kuntz)

movimenti scenici Daniela Paci

assistente alla regia Alba Porto

Produzione Il Mulino di Amleto-Tedacà,

in collaborazione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino

                                                                                                             

COSTO DEL BIGLIETTO

INTERO | 15 €

RIDOTTO (under 25, over 65, Soci Coop/ Arci / Parolario/ Coop AttivaMente/ Musicisti di Como/Arte&Arte) | 13 €

RIDOTTO 50% (under 14, portatori di handicap)| 7.50 €

 

PRENOTAZIONI E ACQUISTO BIGLIETTI

Mail: biglietti@teatrosanteodoro.it

Biglietteria: lun/giov dalle 17 alle 20; merc/ven dalle 10 alle 13)

Sito: www.teatrosanteodoro.it

san teodoro gli innamorati

 

La parola a Marco Lorenzi

Brevi Note Di Regia

Scegliere Goldoni e il suo testo Gl’innamorati, oggi, per un gruppo giovane come il nostro, equivale a fare una scelta importante: la nostra è una generazione che ha un grande bisogno di maestri e di punti di riferimento che non è facile trovare, per questo dobbiamo cercarli nella grande drammaturgia, in quegli archetipi che ci ricordano il senso del nostro mestiere.

La storia de Gl’Innamorati si svolge per intero in un luogo solo, chiuso, un po’ claustrofobico e un po’ decadente che Goldoni chiama la stanza commune di una casa piuttosto strana. Lo sguardo di Goldoni entra in questa casa con tenerezza e umanità e ci regala un affresco stupendo di una società in piena crisi economica e di valori.

Nessuno dei personaggi sembra accorgersi del baratro verso il quale il mondo al di fuori di quella stanza commune sta correndo. In tutto questo, l’amore tormentato e immaturo di Eugenia e Fulgenzio rappresenta la speranza, la vitalità e la possibilità che nonostante tutto, un futuro sia possibile. Per questo ho scelto di mettere al centro del nostro allestimento non solo i due innamorati, ma anche lo spazio commune dove dovranno lottare (soprattutto contro se stessi) per costruire tutta questa “Grande Bellezza”!

Marco Lorenzi

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