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Monet: la grande arte al cinema con il padre degli impressionisti

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Euforia creativa e depressione, ossessione per le ninfee e ricerca continua della bellezza. Un viaggio intimo nella vita di Claude Monet, il pittore impressionista più amato e nei luoghi che lo hanno ispirato, attraverso decine di opere riprese in alta definizione e le lettere agli amici più cari.

Io, Claude Monet il docufilm firmato da Phil Grabsky vi aspetta al cinema il 14 e il 15 febbraio allo Spazio Gloria di via Varesina (ore 2, ingresso intero € 10 ridotto soci Arci € 8. In programmazione anche venerdì 17 alle 15:30 Ingresso OVER 60 a 4€), e all’Uci Cinemas di Montano (ore 18 e 20.30).

Il film si basa sulle tremila lettere che Monet ha scritto nella sua vita accostate alle opere realizzate ed esposte nei più importanti musei del mondo.

Io, Claude Monet racconta anche la vita tormentata dell’artista di Giverny. In video ri-vedremo più di cento dipinti firmati da lui e filmati in alta definizione. La sua arte acquisisce un altro senso legandola alla sua vita emotiva e creativa, Claude Monet con il suo Impression. Soleil levant diede vita al movimento impressionista, definizione coniata dal critico Louis Leroy che descrisse l’esposizione del quadro nello studio fotografico Nadar come “esposizione degli impressionisti”.

io claude monet film

In Io, Claude Monet giocano un ruolo importante le lettere dell’artista e il suo percorso da enfant prodige a maestro, sullo schermo anche scambi di conversazioni come quelle con il pittore Eugène Boudin e con il primo ministro Georges Clemenceau che nel 1899 gli scrisse: “Voi ritagliate dei pezzetti di cielo e li gettate in faccia alla gente. Niente sarebbe così stupido come dirvi grazie: non si ringrazia un raggio di sole”.

In altre lettere si vede la disperazione, la depressione e il tentato suicidio, le perdite e le relazioni difficili con Camille Doncieux e Alice Hoschedé, prima e seconda moglie. “Sono assolutamente disgustato e demoralizzato dall’esistenza che sto conducendo da così tanto tempo. Ogni giorno porta con sé nuovi affanni e nuove difficoltà, da cui non riuscirò a liberarmi”, scrive Monet al medico George de Bellio.

Protagonista anche la sua Giverny, rappresentata nei suoi dipinti e oggi meta di turisti che guardano le primule, le violette, i fiordalisi e il ponticello giapponese con le sue ninfee. Io, Claude Monet è anche un’occasione per fare un viaggio nei luoghi rappresentati dai suoi quadri: Honfleur, Étretat, Parigi, Venezia, Londra, Le Havre. Fra le lettere anche quelle scambiate con i migliori artisti del tempo: Bazille, Pissarro e i litigi con il mercante Paul Durand-Ruel, mostrando il rapporto conflittuale che Monet aveva con l’arte.

Phil Grabsky ha presentato così il suo film: “Amo molto lavorare sulle biografie degli artisti, perché quando si legge con attenzione la loro corrispondenza, quando si torna nei luoghi in cui hanno vissuto e si esaminano attentamente i dipinti che hanno realizzato, se ne rintraccia una personalità più ricca e sincera. È quanto accaduto con Monet. Non c’è nulla scontato in questo artista. Ciò che colpisce con maggior forza è la sua passione, la sua ricerca senza fine e, infine, la sua genialità”.

 

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