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“Terrorismo islamico: la situazione attuale”, lunedì una conferenza con Orsini

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Una conferenza  aperta al pubblico con Alessandro Orsini, direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale della Luiss, dove è professore associato di Sociologia del terrorismo. E’ quella in programma lunedì 28 novembre, alle 21, nell’Aula Magna del Collegio Gallio e promossa dalla Fondazione Prima Spes Onlus.  Un incontro a ingresso libero dal titolo  Terrorismo islamico: la situazione attuale”. 

Continua dunque il ciclo di conferenze organizzate dalla Fondazione Prima Spes Onlus per osservare e interpretare il presente invitando celebri personalità che spieghino le loro riflessioni e il loro punto di vista su argomenti di attualità.

In questa conferenza si parte dall’analisi della situazione odierna del terrorismo islamico fino a mostrare come si potrà evolvere. Comprendere l’Isis, capire che genere di fenomeno sia e, da qui, sapere come contrastarlo o almeno contenerlo, sono questioni difficili che Alessandro Orsini, uno dei massimi esperti in materia, ci può aiutare ad affrontare. Con lui é possibile quindi entrare nella logica e negli schemi dell’Isis, tentando di trovare risposte a domande complesse: dobbiamo avere paura anche in Italia? Ci sono dei modi per placare l’ondata terroristica? L’Occidente e il suo benessere saranno inesorabilmente abbattuti? E la vittoria di Donald Trump in America, che implicazioni potrà avere?

Dopo aver studiato approfonditamente le vite e i profili degli autori di tutti gli attentati in Nord America e in Europa, da quello della metropolitana di Londra ai fatti di Parigi,  Orsini illustra il fenomeno della radicalizzazione verso il terrorismo: come può accadere che tanti giovani di diversa estrazione, in Medio Oriente e nel ricco Occidente, si trasformino in inafferrabili, sanguinari soldati della Jihad, della guerra santa contro gli infedeli per la diffusione dell’Islam.

Secondo Orsini, è l’ideologia il primum movens dell’azione terroristica, il che significa che i terroristi sono disposti a morire e uccidere perché convinti di avere avuto accesso alla verità ultima sul significato della storia e intendono perciò imporre la loro visione del mondo con la forza; sono generalmente persone cui sta a cuore una causa e l’abbracciano con tale fanatismo da essere disposte a morire e a uccidere per sostenerla. Non è valida invece, per Orsini, la convinzione diffusa che la povertà e la mancanza di istruzione siano cause importanti di terrorismo; non dobbiamo  pensare che i terroristi siano persone così disperatamente povere da non avere niente da perdere né tantomeno che uccidano per difendere il loro status socio-economico. E’ dunque l’ideologia ad avere un ruolo chiave, ma Orsini precisa che le ideologie non creano di per sé i terroristi. Per passare dalle parole ai fatti, occorre seguire un percorso di vita che gli studiosi chiamano “processi di radicalizzazione”. Un individuo è “radicalizzato” quando abbraccia una visione del mondo intollerante e incline alla violenza. I terroristi di vocazione, come Orsini chiama i jihadisti che hanno sparso sangue in Occidente, provengono generalmente da una condizione di marginalità sociale, dove marginalità non significa povertà, significa sentirsi estranei ai valori dominanti, significa, alla fine del processo di radicalizzazione, non vedere alcun fine nella propria esistenza se non nella lotta contro la comunità in cui si è cresciuti.

L’incontro é aperto al pubblico e a ingresso libero, con prenotazione consigliata all’indirizzo email: comunicazione@manzoni22.it

 

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