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La città e l’uomo nella mostra del fotografo Francesco Corbetta foto

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Venerdì 25 novembre alle 19 negli spazi di Banca Generali, in piazza Volta 56 a Como, il fotografo Francesco Corbetta dialogherà con il critico d’arte Roberto Borghi. Argomento della serata sarà la mostra “Francesco Corbetta 2006-2016”, inaugurata lo scorso 7 ottobre in collaborazione con LarioIN proprio negli uffici di Banca Generali, in occasione della cerimonia del Passaggio della Campana del Kiwanis Club di Como.

Si tratta di una mostra dedicata alla Città, Como ma non solo. Le architetture, le vie e le piazze diventano, per Corbetta, solo un pretesto per “indagare” l’ uomo; il suo lavoro si spinge fino alla rappresentazione della figura come forma nello spazio, come ricerca cromatica. Grande spunto arriva dalla pittura: “In fotografia è significativo lo stretto legame con  la raffigurazione pittorica, dalla quale ho preso grande spunto – dice Francesco Corbetta che è stato influenzato da cubisti e futuristi –  le fotografie eseguite con esposizioni multiple risultano dinamiche nel contenuto e nella forma; le costruzioni diventano leggeri castelli in aria, luoghi sacri dove gli individui si incontrano e si rincorrono seguendo la frenesia della vita contemporanea, immersi nella loro personale e intima solitudine. Gli uomini sono delicate silhouette in cui è impossibile riconoscere l’identità. Le tonalità fredde trasformano il luogo in un tempio, proiettato in una dimensione metafisica. La fotografia ha sempre “risposto” alla Città tenendo conto della complessità visiva di quest’ultima, sia come immagine sia come esperienza. Camminando in città si instaura un particolare rapporto con la strada e la gente che la percorre; fotografarla per me è un’ operazione di scrittura che volge in una presa di coscienza sulla comunicazione.

L’immagine coinvolge l’osservatore nello sforzo interpretativo, sospeso tra il riconoscimento della realtà che lo circonda quotidianamente e il cambiamento della percezione realizzato dall’intervento artistico.  Le riprese sono eseguite con pellicola negativa, il “ quadro fotografico” è identico al negativo originale, l’unico intervento in post-produzione è l’inversione cromatica.

francesco corbetta

UNO  SPAESAMENTO FELICE di Roberto Borghi

Quando osservo una fotografia di Francesco Corbetta non riesco a non domandarmi: in quale città ci troviamo? A che contesto urbano fa riferimento questa immagine? Mi sembra di distinguerlo, ma … Un attimo dopo essermeli posti, questi interrogativi mi sembrano di solito un po’ inutili, o forse utili per il solo fatto di essere sorti e di segnalare in tal modo una sensazione di fondo. Per approcciare le foto insomma è importante riconoscere, più che la città o il quartiere di riferimento, il senso di spaesamento che le caratterizza. So che questo termine viene generalmente inteso in un’accezione negativa, cioè come sinonimo di estraneità e confusione. Nell’adoperarlo invece io mi ricollego al suo etimo, a quella parola latina pagus che significa villaggio in un senso rafforzativo, cioè come luogo di profondo radicamento, e che rappresenta l’opposto speculare di urbs, vale a dire città. Lo spaesamento – etimologicamente sine pagus, cioè senza paese – era la condizione nella quale si trovava chi, verso la fine dell’800, si recava a Parigi dai villaggi rurali circostanti e, nel clima caleidoscopico della metropoli, smarriva l’immagine e finanche la memoria del suo pagus, del suo paese di provenienza. Una sensazione strana, accattivante e conturbante allo stesso tempo, a metà tra il frastornamento e un’appagante concitazione.

Certo, l’800 per fortuna è lontano, e con le metropoli abbiamo imparato a conviverci più o meno soavemente. Ma ci sono ancora luoghi e soprattutto momenti della condizione urbana in cui le coordinate spaziotemporali sembrano collidere generando un senso di stupore e sospensione. Per chiarirci, non sto affatto parlando dei cosiddetti non-luoghi, di quelle zone di passaggio, anonime e neutre, così indagate e in fondo celebrate dall’arte degli anni novanta. Le immagini di Francesco Corbetta sono semmai iper-luoghi, ambiti saturi di identità e percezioni che si mescolano, si stratificano, senza però compattarsi: anzi si svuotano, si alleggeriscono paradossalmente quanto più si accumulano. Luoghi colorati, briosi e spesso brulicanti, che talvolta sono appena sfiorati da un’elegante malinconia, ma che emanano pur sempre un senso di riservatezza e persino di felicità. Già, esiste anche uno spaesamento felice, come queste foto testimoniano: non è che l’altra faccia dello spaesamento, il suo possibile rovescio. Non a caso le immagini scaturiscono dall’inversione cromatica degli scatti effettuata in post produzione: un’operazione emblematica della ricerca dell’altro versante della realtà, del suo lato più intenso e più intimo, che caratterizza il lavoro di questo artista. 

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