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Fuori – classe : a Como la diversità come risorsa di squadra foto

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La tematica dell’integrazione sociale di persone diversamente abili è da anni al centro di percorsi di studio, ricerca, progettazione, continua innovazione e in questo senso lo Sport rappresenta un’eccellente forma di inclusione, crescita e confronto tra pari. Per questo motivo quattro realtà molto importanti nel territorio comasco come il Calcio Como, la Fondazione Somaschi, l’Azienda socio sanitaria territoriale Lariana e la Fondazione Provinciale della Comunità Comasca hanno deciso di dare vita a un progetto sportivo unico nel suo genere: la creazione di una squadra di bambini affetti da disabilità intellettiva e relazionale che verrà tesserata da una società calcistica professionistica e gestita come tutte le altre formazioni del settore giovanile, in un’ottica d’integrazione rispettosa della loro diversità.

L’iniziativa è stata presentata oggi pomeriggio nella sala trofei dello Stadio Sinigaglia alla presenza, tra gli altri, di Samuele Robbioni, responsabile della formazione psicoeducativa per il Calcio Como, Claudio Cetti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asst Lariana, Nadia Fteita, responsabile Struttura Semplice DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), la psicologa Isabella Cardani, Saverio Meroni, direttore della Comunità Educativa Annunciata – Fondazione Somaschi, Giorgio Torres, ex consigliere e membro dei comitati esecutivi della Fondazione Provinciale della Comunità Comasca.

Sono intervenuti anche alcuni componenti dello staff e giocatori della prima squadra del Calcio Como che hanno consegnato il materiale sportivo a tutti i bambini partecipanti al progetto.

“Come Neuropsichiatria Infantile abbiamo aderito a questo progetto perché crediamo nell’efficacia e nel potere riabilitativo del lavoro di gruppo – ha sottolineato la dottoressa Fteita –  che utilizziamo già da alcuni anni con i nostri pazienti con disabilità intellettiva e disturbo autistico. Abbiamo raccolto questa sfida per portare i nostri pazienti a vivere un’esperienza sportiva vera in un contesto sportivo vero con tutte le attenzioni e gli stimoli adeguati alle loro difficoltà nell’auspicio che ciò contribuisca al loro percorso di crescita soprattutto nella relazione e comunicazione con i pari per un obiettivo condiviso e comune. Crediamo che ciò aiuti le famiglie a individuare ancora di più le potenzialità dei loro figli”. “Lo sport – ha aggiunto Claudio Cetti – porta con sé valori di inclusione e integrazione che potrebbero aiutare questi bambini a sviluppare e potenziare le loro capacità relazionali”.

Gli obiettivi che si intendono perseguire sono:

  • sviluppare e potenziare attraverso lo sport la dimensione emotiva, motoria e sociale dei bambini disabili
  • attivare percorsi d’integrazione tra bambini disabili e bambini normodotati attraverso una piattaforma formativa comune che è quella del gioco del calcio
  • creare momenti d’aggregazione e confronto tra i genitori di questi bambini per supportarli nel loro percorso di crescita
  • integrare in modo funzionale attività sportiva, didattica e dimensione famigliare
  • creare un modello d’integrazione vincente attraverso lo sport potenzialmente replicabile.

Tale progetto ha poi l’ambizione di voler essere proposto come modello di riferimento a tutte le società professionistiche della Lega Nazionale di Serie B(all’interno del progetto “Una B per il sociale”), proponendo ad ognuna di loro la sfida di costituire una squadra di bambini/ragazzi disabili con la prospettiva di creare una campionato nazionale.

Il progetto sarà esteso anche a i minori a rischio disagio e abbandono scolastico segnalati dai Servizi Territoriali.

L’attività calcistica si svolge nel Centro Educativo So-Stare presso la Fondazione Somaschi in viale Varese 19 a Como.

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