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Secondo appuntamento con ComoJazz: Cappelletti-Minardi duo

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Sabato 20 agosto la centralissima piazza Martinelli tornerà ad essere palcoscenico per una serata di ComoJazz promossa dall’Associazione Casa della Musica con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como.

Protagonista del concerto il Cappelletti – Minardo duo con la special guest di Bruce Ditmas. Il comasco Arrigo Cappelletti al pianoforte, Flavio Minardo, chitarra elettrica e 12 corde con la ritmica di Bruce Ditmas alla batteria, daranno vita ad un omaggio al pianista canadese Paul Bley, ma non solo.  Quasi a sottolineare la poetica di Bley, Cappelletti e Minardo suonano, stavolta, con un grande musicista che ha più volte registrato con lo stesso Bley: il batterista americano Bruce Ditmas, già collaboratore per 15 anni dell’orchestra di Gil Evans e simbolo nel suo drumming di una avanguardia fortemente radicata nella tradizione.

I temi sono di Cappelletti e di Minardo ma compare qualche citazione dei loro maestri: Paul e Carla Bley, Andrew Hill, Abdullah Ibrahim per una visione dell’Africa straniata e molto europeizzata e, per quanto riguarda Minardo, Ralph Towner e Bill Connors, con la loro sintesi di jazz e tradizione folk.

Sabato, 20 agosto  – ore 21:15
Piazza Martinelli – Como

comojazz.org

Ingresso gratuito

In caso di pioggia, i concerti si terranno presso la Casa della musica – via Collegio dei Dottori 9 – Como

 

flavio minardo

Nel corso della storia del jazz pochi sono stati i casi di formazioni a doppia leadership pianoforte-chitarra, senza il contributo di uno strumento a fiato. Ora Arrigo Cappelletti e Flavio Minardo, collaboratori da anni in svariati progetti al di là dei generi, in particolare in quello di Cappelletti sul fado portoghese (Terras do Risco, Amiata, 2002) con prestigiosi musicisti come Alexandra e Custodio Castelo e quello in quartetto con Giulio Visibelli e Steve Swallow (Little Poems Poems, Splasch, 2001), senza dimenticare il cd da loro realizzato in duo su temi originali ( Partire, MAP, 2004), ne propongono una che coniuga libera improvvisazione, ascendenze etniche  un lirismo pudico che ricorda da vicino Paul Bley ma anche altri pianisti sghembi e austeri come Andrew Hill e Abdullah Ibrahim.

 

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