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Migranti:”Tutti dobbiamo fare qualcosa”, l’invito del vescovo Coletti fotogallery video

Fare qualcosa tutti. Le autorità politiche, quelle religiose, la società civile, semplici cittadini. Tutti possono e devono fare qualcosa per cercare di risolvere la difficile situazione che si è venuta a creare alla stazione di Como San Giovanni con i tanti migranti presenti da giorni. L’invito e la riflessione è del vescovo Diego Coletti. L’ufficio stampa della Diocesi ha diffuso oggi un comunicato che ricalca integralmente l’intervento di Coletti sul Settimanale della Diocesi lariana.

Tra i profughi alla stazione di Como

Nelle ultime settimane, presso la Stazione ferroviaria di Como-San Giovanni, si è venuta a creare una particolare situazione: la presenza di numerose persone originarie dell’Africa (con una significativa maggioranza da Somalia, Eritrea, Gambia, più altre nazionalità in ordine sparso) e dirette verso il Nord Europa, in particolare la Germania. I numeri sono molto variabili: in questi giorni, però, si è registrato un flusso in crescita costante. Si è così passati dagli iniziali 70-80 (scesi anche a 20) fino agli oltre 150 migranti di domenica e i 200 di inizio settimana. Colpisce la loro giovane età: alcuni sono poco più che bambini, ma ci sono anche famiglie, donne in stato di gravidanza (talune sole) e mamme con neonati di pochi mesi. Sono giunti a Como dopo aver lasciato i centri di accoglienza italiani in cui erano ospitati: il loro obiettivo è attraversare la Svizzera le cui autorità, in mancanza di documenti regolari o di una formale richiesta di asilo, procedono con la riammissione in Italia di coloro che si trovano sul territorio della Confederazione.
È una realtà molto complessa. Un fenomeno di cui non è al momento possibile ipotizzare il successivo sviluppo. La comunità diocesana, attraverso l’impegno della Caritas e della rete di associazioni ad essa collegata (insieme ad altre espressioni del volontariato cittadino), si è attivata in un intervento straordinario per venire incontro alle necessità primarie di chi sosta nell’area della Stazione.

Un ringraziamento particolare va a tutti gli operatori che, senza diminuire le attività ordinarie di aiuto ai casi di fragilità ed emarginazione già presenti in città, hanno lodevolmente moltiplicato gli sforzi (e diventa difficile pensare a un ulteriore aggravio di lavoro a loro carico). Importante anche l’attività di mediazione culturale e di approfondimento di legislazioni e contesti per comprendere quali strade intraprendere. Grande la generosità dimostrata da molte persone, soprattutto giovani, che spontaneamente si sono messe a disposizione per portare sostegno e conforto ai migranti.

Concretamente, come indicato dagli operatori, fino a domenica 24 luglio, prosegue la raccolta di beni di prima necessità presso il Punto Unico della Croce Rossa Italiana, in via Italia Libera 11. Servono: biancheria intima; prodotti per l’igiene personale; cibo a lunga scadenza; vestiario (uomo, donna, bambino).
In questo Anno Santo della Misericordia sentiamo forte il richiamo di papa Francesco a essere Chiesa in uscita, che sa andare incontro alle periferie materiali ed esistenziali degli uomini e delle donne del nostro tempo. La Misericordia si declina non solo nelle opere spirituali, nell’essere perdonati e nel perdonare, ma anche nell’ascolto e nell’accoglienza, nel portare conforto attraverso le opere corporali (che, tra l’altro, contemplano proprio il dare da mangiare e da bere ad affamati e assetati e ospitare i viandanti…). Saper affrontare con intelligenza, buon senso e gran cuore questa “sfida” (più che emergenza) umanitaria, per la nostra Chiesa diocesana può diventare un’opera-simbolo del Giubileo, che è un tempo di grazia nel quale la preghiera non si esaurisce nella pur bella e partecipata celebrazione, ma sa tradursi in concreta testimonianza di Vangelo e sostegno all’agire quotidiano.
Tutti siamo chiamati a fare qualcosa, senza ingenuità, ma con senso di misericordiosa giustizia ed equità.
Un invito alle istituzioni: perché si superino le legittime incertezze e si affrontino i problemi, nel solco della correttezza e della legalità, nel rispetto delle competenze, delle professionalità e delle responsabilità di ciascuno.
Un invito alla società civile: perché non si disperdano le forze e le risorse, ma si operi insieme, in un coordinamento in cui ognuno può assolvere a un compito differente ma complementare.
Un invito alla comunità cristiana: perché si renda concreta la disponibilità all’accoglienza attraverso le persone, le strutture, la progettualità.
È un cammino di cui non si nascondono le difficoltà, ma che può essere per tutti un’occasione di crescita comune, di condivisione. Un sostegno a un’umanità affaticata e ferita che ci mette in discussione, di fronte a cambiamenti epocali che richiedono risposte dagli orizzonti ampi.

+ Diego Coletti, Vescovo