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Shady Hamadi, esiliato nel nostro paese, da il via a Zelbio Cult

Prende il via sabato 9 luglio con uno scrittore l’edizione 2016 di Zelbio Cult, uno scrittore particolare per che Shady Hamadi è, di fatto, un esiliato nel nostro paese. Shady Hamadi è nato a Milano nel 1988 da madre italiana e padre siriano. Fino al 1997 gli è stato vietato di entrare in Siria in seguito all’esilio del padre Mohamed, membro del Movimento nazionalista arabo. Con lo scoppio della rivolta siriana contro il regime di Bashar al-Assad nel marzo 2011, Hamadi diventa un attivista per i diritti umani e un importante punto di riferimento per la causa siriana in Italia. Da qualche tempo Hamadi collabora con “Il Fatto Quotidiano” dove tiene un blog.

A Zelbio nella rassegna di incontri d’autore “su quell’altro ramo del Lago di Como”, come ama dire il direttore artistico e conduttore delle serate il giornalista Armando Besio, Shady Hamadi racconterà la storia di una famiglia, il dramma di un Paese, una lotta contro l’indifferenza, la sua storia che è scritta anche nel libro “Esilio dalla Siria” (ADD editore), uscito nell’aprile di quest’anno.

L’incontro con Hamadi è frutto della collaborazione tra Zelbio Cult e Popoli-amo, il progetto del Sistema Bibliotecario Comasco nato per una biblioteca multiculturale in una società multietnica.

TEATRO COMUNALE dI ZELBIO

9 LUGLIO 2016

SHADY HAMADI

ESILIO DALLA SIRIA

Ingreso libero

Prossimo ospite di Zelbio Cult, venerdì 15, sarà Giacomo Poretti del trio comico Aldo,Giovanni e Giacomo che presenterà il serissimo libro “Al paradiso è meglio credere”. Tutte le info su www.zelbiocult.it

Shady Hamadi
ESILIO DALLA SIRIA
Una lotta contro l’indifferenza

Conosco la sofferenza dell’esilio, perché ci sono nato. Ho provato il dramma della perdita, quando sono morti amici e parenti e i loro corpi non ci sono mai stati ridati. Ho sperimentato la sofferenza inflitta dall’attesa del ritorno di un carcerato. Ma ho anche conosciuto meglio la dignità, il suo valore, guardando negli occhi i bambini e i loro genitori nei campi profughi.

Che fine hanno fatto la Siria, la sua rivoluzione e il popolo siriano? Dopo il grande successo della Felicità araba, appena uscito in edizione tascabile, Shady Hamadi torna a raccontare una terra di cui molto si parla, ma spesso facendolo in modo superficiale, e che invece continua a essere dimenticata nel suo sempre più difficile percorso di pacificazione. Attraverso il suo personale esilio e il racconto del dramma e della sofferenza di questo popolo che sta conducendo una lotta quotidiana contro l’indifferenza, Hamadi affronta temi fondamentali come identità, integralismo, rapporto tra le religioni, libertà e lotta contro la dittatura. Ricordi, incontri, riflessioni sulla società siriana si alternano in questo volume che «vuole essere un ambasciatore capace di arrivare a tutti coloro che sono distratti dal tanto rumore che si fa quando si parla di terrorismo e mondo arabo». La morte di Mustafa, inghiottito nelle carceri del regime siriano, il confronto con gli attivisti della società civile e con la gente di tutti i giorni puntellano una narrazione che cerca di ridare un volto e una dignità alla Siria e a un popolo che, fortemente, vuole l’emancipazione da una dittatura e dal fondamentalismo, sotto lo sguardo disattento e disinteressato (o forse troppo interessato e per questo muto) dell’occidente