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UnipolSai, anche la quota rosa per la nuova stagione: arriva Laura Morato foto video

Ingaggiata la 20enne padovana nel giro della nazionale. Prima di lei ha indossato la maglia della Briantea l'americana Gonzales. Il basket le ha permesso di tornare a sorridere alla vita.

Una stagione che ha il sapore di novità quella che prenderà il via il prossimo ottobre: in casa UnipolSai (basket in carrozzina serie A) il mercato sta facendo il suo corso, trattative in atto e una prima carta da svelare. Laura Morato – azzurra della nazionale femminile ed ex Santa Lucia – entra a far parte del team del presidente Alfredo Marson, prima di lei l’ultima donna a vestire la maglia del sodalizio canturino risale al 2009, quando la quota rosa di casa Briantea84 era americana, Loraine Gonzales, oro a Pechino 2008, in Italia col marito giocatore (David) e due figli.

Ventun anni, originaria di Padova, dove nel settembre 2010 è iniziata la sua avventura col basket in carrozzina, Morato dal 26 al 29 giugno sarà impegnata ad Atri per l’Europeo femminile, divisione B, con Spagna e Turchia. Il suo ruolo è ala piccola, con una classificazione di 2.0 punti, ma l’abbattimento previsto dal regolamento italiano per favorire le presenze in rosa la porta a giocare con zero punti, permettendo al quintetto canturino molteplici soluzioni offensive. Una carriera percorsa in tutti i passaggi fondamentali: minibasket e serie B nel Padova Millennium Basket, allenata da Primo Fior e Franco Lacchin. Poi, il salto di qualità e il volo spiccato verso Roma, tra i grandi del basket: dal 2014 al servizio di coach Carlo di Giusto con la maglia del Santa Lucia, fino alla stagione appena conclusa. Oggi, si apre l’avventura Cantù. Senza mai dimenticare gli studi, con una laurea di prendere in archeologia.

Giovane ma determinata, grazie al basket in carrozzina ha ritrovato il sorriso e ripreso in mano la sua vita. Era il giorno di Natale, anno 2006: un incidente casalingo, inciampa e picchia la schiena sullo stipite della porta. Subito una sensazione di bruciore e un po’ di fatica a camminare: la mattina successiva, al risveglio, non riesce più a muovere un passo. “Non è stato facile da accettare – ha raccontato Morato – i primi periodi sono stati molto difficili. Poi, grazie all’insistenza di un’amica ho provato a giocare a basket: ci ho messo un po’ a decidermi ad andare in palestra, non ne volevo sapere. Da quel giorno la mia vita è cambiata, la pallacanestro mi ha ridato il sorriso. Oggi è la mia vita, non potrei più farne a meno”.

LA CARRIERA – Cresciuta nel Padova Millennium Basket, nel 2014 si trasferisce a Roma, in forza al Santa Lucia, dove ha sollevato Coppa Italia e Supercoppa italiana nel 2014 e il tris completo nel 2015, condito dal bronzo europeo in Coppa Campioni. “Il biennio trascorso a Roma mi ha insegnato tantissimo – ha continuato – giocare al fianco di giocatori del calibro di Matteo Cavagnini e Stefano Rossetti è stata una grandissima opportunità. La loro determinazione, la loro grinta sono d’esempio per chi, come me, sta iniziando un percorso sportivo di alto livello. Ora inizia la mia avventura a Cantù, sono orgogliosa di poter far parte di questo gruppo”.

NAZIONALE ITALIANA – Nel 2011 (un anno dopo l’esordio) è arrivata la prima chiamata in maglia azzurra, in occasione di un ritiro nazionale, convocata dagli allora Ct Oscar Avesani e Silvana Vettorello. Nel 2013 ha partecipato agli Europei di Francoforte, nel 2015 a Worcester ha lottato per la qualificazione olimpica (purtroppo non centrata) e ha gioito per la prima vittoria della Nazionale femminile (contro la Turchia) in una competizione continentale. Da domani, sarà impegnata ad Atri (Teramo) per gli Europei di divisione B (gare al via il 26 giugno) contro Turchia e Spagna. In palio, c’è un altro sogno: il pass per gli Europei 2017, in programma a Tenerife.

NON SOLO BASKET – Laura studia Archeologia all’Università La Sapienza di Roma, dove è iscritta al terzo anno. Una passione nata alle scuole superiori grazie al suo professore di storia dell’arte, che con i suoi racconti ha fatto scattare la scintilla per l’archeologia. Oltre allo studio e al basket, una grande passione per la lettura. Una vita pienissima, dove non può mancare il supporto di una famiglia che descrive come fondamentale.

“Non potrei fare la vita che faccio senza il loro supporto – ha continuato -, i miei genitori e mia sorella Silvia sono fondamentali. Mi sostengono, sono con me nelle mie scelte: dopo l’incidente hanno insistito molto perché iniziassi a giocare a basket, mio padre si è reso disponibile a fare ogni giorno più di 40 km per accompagnarmi in palestra. Sono la mia forza”.