CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

Giornata del rifugiato, per Save the Children molti pronti a ospitare

Più informazioni su

Si celebra oggi la Giornata mondiale del rifugiato, una commemorazione dell’approvazione della Convenzione sui profughi, attuata il 20 giugno 1951 dalle Nazioni Unite.
In questa occasione l’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) sottolinea che nel mondo quasi un profugo su due è un bambino o un adolescente minore di diciotto anni. Preoccupante è il crescente numero di bambini e giovani non accompagnati registrati nel quadro di una procedura d’asilo, che nel 2012 sono stati 21 300, un nuovo record. Le cause principali sono i conflitti armati, come quello in Siria. Nella giornata dedicata ai profughi, l’UNICEF focalizza l’attenzione sulle enormi difficoltà con le quali devono convivere le donne e i bambini siriani in fuga; oltre 1,6 milioni di Siriani sono fuggiti nei paesi limitrofi.
Dal 23 marzo al 14 aprile 2016, è stato realizzato un sondaggio sul tema della discriminazione infantile in 18 Paesi, tra cui l’Italia.
E’ il sondaggio più ampio di questo genere mai realizzato da un’organizzazione non-profit: Save the Children, dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini in pericolo e a tutelare i loro diritti.
Questi alcuni dei dati emersi: un tema particolarmente sentito, rispetto ad altre problematiche, da italiani ed europei;  il livello di preoccupazione riguardo alla discriminazione dei piccoli rifugiati in alcuni Paesi europei, come Svezia, Regno Unito, Danimarca e Germania, è al di sotto della media globale, mentre sono Spagna e Italia, tra i Paesi del vecchio continente, a essere maggiormente preoccupati da questo fenomeno.
Eppure, nonostante emerga chiaramente da parte degli intervistati una forte percezione del problema della discriminazione nei confronti dei bambini rifugiati, solo quattro su 10, a livello globale, sarebbero anche disposti ad accogliere un numero maggiore di bambini rifugiati nel proprio Paese.
In Italia la percentuale degli intervistati favorevoli a questa misura si assesta al 33%, seconda solo alla Spagna tra i paesi europei esaminati (Spagna, Italia, Germania, Regno Unito e Danimarca).
“La comunità internazionale ha il dovere di accogliere e proteggere adeguatamente i bambini profughi. Una responsabilità verso la quale, purtroppo, l’Europa per prima non ha saputo dimostrare alcuna leadership positiva. I leader dell’Unione hanno pensato prima a proteggere le frontiere invece di proteggere le migliaia di bambini profughi giunti in Europa, esponendoli a rischi gravissimi per la loro salute e la loro sicurezza. A queste sofferenze, che si consumano in mare e poi lungo le frontiere interne in Europa e le rotte bloccate da muri e filo spinato, o nei campi di detenzione e in quelli comunque inadeguati ad un’accoglienza dignitosa, si aggiunge una scarsa o del tutto assente possibilità per questi bambini e adolescenti di accedere, per periodi anche lunghi, a una qualunque forma di educazione che è fondamentale per il loro futuro. Come Save the Children ha chiesto alla comunità internazionale al World Humanitarian Summit dello scorso maggio, e come chiederemo nuovamente a gran voce all’Assemblea Generale dell’ONU del prossimo settembre, nessun bambino rifugiato o sfollato al mondo deve restare senza scuola per più di 30 giorni” ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.
Invece, almeno 3,5 milioni di bambini rifugiati nel mondo non hanno accesso alla scuola, e sono per questo ancora più vulnerabili alle discriminazioni e agli abusi, allo sfruttamento da parte dei trafficanti o costretti a matrimoni precoci e lavoro minorile.
Secondo il 77% degli intervistati nell’ambito del sondaggio, i bambini rifugiati e sfollati hanno diritto all’educazione come qualsiasi altro bambino, ma solo la metà di loro crede che la scuola debba essere una priorità per questi bambini.
Sette intervistati su 10 ritengono che la responsabilità del fatto che i bambini siano costretti a fuggire dalle zone di conflitto e a crescere nei campi profughi ricada, pressoché in egual misura, sia sui governi che sulle famiglie e le comunità. Tra gli intervistati europei invece, la responsabilità viene percepita come maggiormente imputabile ai governi, con il dato italiano a conferma questa tendenza: per tre quarti dei nostri connazionali sono proprio i governi a essere responsabili di tale situazione, mentre sei su dieci individuano delle responsabilità anche per famiglie e comunità.

Più informazioni su