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Distretto tessile: il 2016 parte in positivo all’insegna dell’ecosostenibilità

Si consolidano i risultati positivi acquisiti negli ultimi cinque anni dell’industria tessile comasca, crescono i rapporti con la Francia con il primo trimestre del 2016 che fa ben sperare. Aumenta anche l’attenzione dei produttori comaschi per l’ecosostenibilità. Sono questi alcuni dati che emergono dal XXII° osservatorio del distretto tessile di Como.

Il 2015 segna una perdita di due punti percentuale nella produzione, ma con dati che restano comunque al di sopra dei valori successivi alla crisi del 2008-2009. Le esportazioni dell’industria tessile comasca hanno un valore superiore a un miliardo e 400 milioni di euro e assorbono circa il 60% di quanto viene prodotto, con una percentuale che sale al 75%, se si considerano anche le esportazioni dei capi di abbigliamento realizzati in Italia con i tessuti comaschi.

“La lieve diminuzione è maturata soprattutto in alcuni mercati europei, come Spagna (-14,7%) e Russia (-28,6%), dove evidentemente hanno pesato le difficoltà economiche e le tensioni politiche che hanno condizionato i flussi commerciali verso questo mercato -ha spiegato Guido Tettamanti, Segretario Gruppo Filiera Tessile di Unindustria Como – ma anche in Svizzera (-18,2%) mostrando che le aziende italiane dopo una fuga oltreconfine stanno tornando nel nostro Paese”.

Il Distretto continua a crescere in Francia (+5,6%), di gran lunga il principale acquirente dei tessuti e degli accessori tessili comaschi grazie alla spinta del prodotto lusso. Risultati positivi sono stati raggiunti anche negli Stati Uniti (+ 3,3%) e nel Regno Unito (+ 6,3%).

Per riguarda il prodotto serico (seta e fibre chimiche continue), il tessuto per abbigliamento femminile, che rappresenta la componente di maggiore peso, ha chiuso il 2015 con una diminuzione del fatturato di poco superiore al 3%. L’accessorio tessile (foulards, sciarpe, scialli, stole, bandane) dopo un lungo periodo di forte crescita strutturale, ha subìto una flessione di quasi il 4%. La cravatteria, dopo alcuni anni di incertezza, ha invece evidenziato un rimbalzo positivo (+0,5 %).

“I primi mesi del 2016 mostrano un’ulteriore ripresa con il  prodotto finito che aveva avuto una battuta di arresto nel 2015 e ora aumenta – ha aggiunto Giovanni Foresti, Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo -. Il primo trimestre 2015 aveva registrato un fatturato di 117 milioni di euro, nel primo del 2016 già 137 milioni di euro. Per quanto riguarda i mercati c’è la conferma della Francia e del Regno Unto, si interrompono le difficoltà con la Spagna. Il confronto tra Como, Prato e Biella è positivo segno che il distretto ha una buona vitalità”.

Ma le aziende comasche hanno anche grande attenzione ai temi dell”ecososteniblità come ha spiegato Mauro Scalia, Sustainable Businesses Manager di Euratex (la Confederazione Europea del tessile e dell’Abbigliamento, con sede a Bruxelles, che rappresenta gli interessi dell’industria tessile e dell’abbigliamento presso la UE). “In Europa sono 174 mila le imprese del settore e di queste 450 sono nel comasco – ha precisato Scalia – l’attenzione all’ambiente, anche quello lavorativo, è un aspetto molto importante che ha ricadute positive non solo sul fatturato ma anche nell’occupazione che dall’ultimo dato ha registrato un +0,3%”.

Calcolando la variazione del fatturato 2011 – 2014 per le imprese certificate, quelle cioè che hanno investito in ecosostenibilità – si è registrato un + 17%, mentre per le non certificato +8,6%. Differenze anche per quanto riguarda i margini operativi lordi con un + 12% per le prime e 7,4% per le seconde. L’attenzione all’ambiente e alle materie prime si traduce così in crescita e redditività.