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“The Babushkas of Chernobyl” prima italiana a Como per il film sul post disastro nuclerare. Ingresso gratuito

Chernobyl, 26 aprile 1986. Alla centrale nucleare, l’impianto del reattore n°4 esplode, rilasciando delle radiazioni 400 volte più forti della bomba atomica sganciata su Hiroshima.
Da qui la zona delle campagne circostanti fino a decine di chilometri vennero evacuate per la forte contaminazione dalle radiazioni. Eppure, anche se tutti furono costretti a lasciare le proprie case e proprietà, quella zona non è mai stata completamente abbandonata. C’è chi a Chernobyl ha continuato a vivere ed è invecchiato a pochi chilometri dal sarcofago che racchiude il reattore esploso. Sono le babushkas di Chernobyl del film documentario diretto da Holly Morris e Anne Bogart che giovedì 12 maggio, presso l’Aula magna del Politecnico di Como, sarà presentato per la première italiana in occasione del trentennale del più grande disastro nucleare.

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THE BABUSHKAS OF CHERNOBYL cattura momenti davvero esilaranti seguendo le anziane signore ucraine che non hanno cambiato le abitudini contadine nelle loro case isolate all’interno della zona ad alta contaminazione. Con la pesca, l’agricoltura e l’allevamento riescono a sostentarsi vivendo un’esistenza normale, che in certi momenti sembra addirittura felice, in un luogo dove nessuno vorrebbe passare nemmeno un minuto.
Il documentario, che ha avuto la sua prima al Los Angeles Film Festival lo scorso anno, si apre con un Valentyna Ivanivna intenta a pescare con una artigianale canna. La donna osserva che, secondo lei, l’aria che respira nella sua campagna è probabilmente più pulita  di quella che si respira a Kiev. Ha forse ragione Valentyna se, come dicono le statistiche, ci sono più morti tra gli anziani che hanno lasciate quelle campagne dopo il disastro, dovute al malcontento e alla tristezza di aver abbandonato la propria terra amata che tra chi ha deciso di restare nonostante il pericolo. “Le persone che hanno lasciato hanno un sacco di problemi. Quando si vive lontano dal tuo paese, la tua anima si perde“, dice Galina Konyushok, 71 anni. Ha il cancro alla tiroide ma non molla, e anzi porta avanti la sua passione, quella di cucire su stoffe tradizionali immagini di Gesù Cristo. Nonostante il divieto ufficiale di vivere nella zona, la presenza di queste simpatiche nonnine è tollerata dal governo. Anzi gli stessi militari che visitano le anziane signore per consegnare la posta o la pensione, accettano le delizie da loro cucinate, nonché la vodka fatta in casa, contravvenendo alle rigide regole che vietano qualsiasi contatto con prodotti provenienti da quelle campagne ucraine. In fondo, pensano molti di loro guardando le babushkas , probabilmente moriranno prima di vecchiaia che per le radiazioni.

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THE BABUSHKAS OF CHERNOBYL, approdato in Europa circa un mese fa, dopo essere stato presentato in varie capitali arriva a Como che, ad oggi, è l’unica città italiana ad ospitare il film su iniziativa di Como Verso Est onlus, associazione che si occupa, dal 2011, di accoglienza nella nostra città di bambini provenienti da Chernobyl, e dalle zone contaminate della Russia e della Bielorussia. Si tratta di una organizzazione composta esclusivamente  da volontari, nata dal primo nucleo di famiglie accoglienti, che ospita ogni anno, nel mese di giugno, 26 minori. L’evento è promosso insieme alla Fondazione Alessandro Volta con il supporto della Consulta degli Studenti, l’Ufficio scolastico di Como, il Liceo Scientifico Paolo Giovio di Como, il Lake Como Film Festival, ed è sostenuto in parte dal contributo di alcuni sponsor (ALLIANZ BANK, SERVO ARTPACK e RONCORONI spa) al fine di poter garantire l’ingresso gratuito a tutta la cittadinanza.

L’intenzione di Como Verso Est in occasione del trentennale dal disastro nucleare di Chernobyl, è di evitare i classici dibattiti “nucleare si/no” invitando alla visione di questo film che è un delicato ritratto della comunità di donne ultraottantenni che in condizioni da” sopravvissute” hanno scelto di vivere nella zona proibita attorno alla centrale, in una natura selvaggia, violando le disposizioni del governo.  Considerato che le nuove generazioni di studenti non erano nemmeno nate nel 1986, è parso giusto nell’ottica di un metaforico “passaggio di consegne” generazionale coinvolgere la consulta studentesca, tutte le classi terminali degli istituti superiori e più attivamente il Liceo Paolo Giovio. Gli studenti hanno fornito un importantissimo supporto nella realizzazione dei sottotitoli in italiano del film, che verrà proiettato in lingua originale inglese. Da questa collaborazione è nato un progetto didattico che ha coinvolto con entusiasmo una classe quarta, la quale ha messo in campo non solo competenze lingua straniera, ma anche abilità editoriali e culturali.

La première di giovedì 12 maggio, presso l’Aula magna del Politecnico di Como in via Castelnuovo 7, sarà ad ingresso libero e aperta a tutti, e vedrà la partecipazione della regista Holly Morris, che racconterà la sua esperienza.

Ingresso libero, iscrizione su www.babushkascomo.eventbrite.it  oppure +39 3664253014

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