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Benvenuti nel cosmo: Ad Infinitum la space art in mostra a Como

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Aperta fino al 15 maggio all’ OfficinaCento5 di viale Lecco a Como la mostra Ad Infinitum, un nuovo concetto di mostra artistico-scientifica, nella quale le opere degli artisti Giorgio Tardonato e Pierre Kuentz si fonderanno con l’ingegneria aero-spaziale e la scienza astronomica. Inaugurato  lo scorso 7 maggio con il planetario digitale “Cosmic Theater” del Gruppo Astrofili Lariano Ad Infinitum è il primo appuntamento artistico-culturale della rassegna 2016 di Tablinum Cultural Management LUST for ART che segue la fortunata rassegna 2015 Art in Expo.

Presso Officinacento5, in Viale Lecco 105 a Como, Ad Infinitum si propone di presentare attraverso le opere di Giorgio Tardonato e Pierre Kuentz l’affascinante mondo della Space Art e mira a realizzare uno stimolante incontro tra arte e scienza da cui possa scaturire un’importante occasione di arrichimento per il pubblico. La mostra prevede degli appuntamenti speciali ad ingresso libero e gratuito in collaborazione con il Gruppo Astrofili Lariani, l’agenzia Skyward e l’attore teatrale Christian Poggioni: giovedì 12 maggio alle ore 21.00 serata astronomica a cura del GAL incentratta sulle bellezze del cosmo. Il tema della conferenza sarà il binomio arte-scienza, prendendo come riferimento le opere in mostra degli artisti Giorgio Tardonato e Pierre Kuentz. Sabato 14 maggio, dalle ore 18.00, letture della “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht, dell’attore comasco Christian Poggioni. Queste letture vogliono essere una trait d’union fra il padre della scienza moderna, Galileo, e le scoperte scientifiche dei giorni nostri, cosi ben rappresentate nelle opere in mostra.

Ad Infinitum è a cura di Tablinum Cultural Management Orari visita: Da martedì a venerdì dalle ore 14.00 alle ore 18.00. Sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00.

In viaggio fra le stelle con Pierre Kuentz

Giorgio Tardonato fra rigore scientifico e ispirazione artistica

 

 

Che cos’è la Space Art ?

La Space Art è una forma contemporanea di espressione artistica che vuole illustrarci le meraviglie dell’Universo. Come gli altri generi, anche la space art ha diverse correnti al suo interno: si passa da quello più realistico, a quello impressionistico, a quello della strumentazione (hardware art), alla scultura, a quello più astratto e al filone zoologico. Anche se gli artisti hanno raffigurato nelle loro opere elementi astronomici già da molti secoli, il genere vero e proprio della Space Art è ancora alla propria infanzia: esso è nato nel momento in cui l’umanità ha guadagnato la capacità tecnica di guardare oltre l’orizzonte terrestre e raffigurare artisticamente quello che si vede al di là di esso. Qualunque sia il percorso stilistico, l’artista in genere tenta di comunicare idee legate al tema spaziale. Attraverso la Space Art gli artisti comunicano utilizzando l’illustrazione e la pittura per rappresentare le più attuali scoperte scientifiche. Alcuni sono essi stessi scienziati o astrofili e hanno avuto modo di accedere direttamente alla strumentazione scientifica se non addirittura di partecipare alle missioni spaziali. Per molte decadi abbiamo raccolto le suggestioni sullo spazio e sulle missioni spaziali attraverso il mezzo pittorico o digitale. Le riviste scientifiche e quelle dedicate all’arte, soprattutto Oltreoceano, hanno concesso molto spazio alle opere degli Space Artists che si sono cimentati non solo in rappresentazioni fedeli della realtà spaziale ma, stimolati dalla propria sensibilità e fantasia, ci hanno spesso regalato immagini fantastiche e visionarie di mondi lontani e in attesa di essere esplorati. Chesley Bonestell, R. A. Smith, Lucien Rudaux, David A. Hardy e Ludek Pesek sono fra gli artisti universalmente più noti e rappresentativi di questo genere pittorico. Questi primi space artists sono stati nel corso della propria carriera artistica direttamente coinvolti nella realizzazione di immagini che potessero illustrare le future missioni nello spazio proponendole non solo agli esperti del settore ma divulgandole anche al grande pubblico. Grazie alla loro arte fu dato un forte impulso alla divulgazione del nascente settore della creazione missilistica spaziale e delle missioni astronautiche.

Giorgio Tardonato

Giorgio Tardonato nasce a Erba, nel 1951. Dopo aver conseguito la laurea in lettere moderne, ha lavora to come insegnante, fotografo, artista e divulgatore di astronomia. Vive e lavora ad Eupilio (Co), Italia. Giorgio Tardonato ha una formazione di taglio impressionista. Il genere di pittura è “astronomico”: nelle opere ci sono stelle, galassie, comete, nubi cosmiche, ma anche fantastiche galassie di antimateria, cieli in negativo, cristalli cosmici. Le tecniche necessarie sono in continua evoluzione: tele dipinte con colori ad olio o acrilici; pennelli, spatole, aerografo, scorrimento, inclusioni; utilizza anche tele autocostruite, con tagli riempiti di resine trasparenti e inclusioni in oro; forme, scolpite o incise, opache e trasparenti.

Pierre Kuentz

Pierre Kuentz  cinquant’anni vissuti da artista per Pierre Kuentz che a soli 18 anni è entrato a far parte delle collezioni d’arte di facoltosi amatori francesi. Dopo lo studio approfondito della storia dell’arte Kuentz lascia che siano i suoi viaggi e le suggestioni veicolate da essi ad ispirarlo. Dal suo periodo africano, trascorso nel Gabon e nella Costa d’Avorio, ricava una tavolozza in cui predominano colori primari, ombre e riflessi caldi, quasi terrosi. Nel corso della sua carriera partecipa a numerosi eventi artistici, frequenta musei e gallerie internazionali dove ha modo di approfondire la conoscenza del mondo artistico contemporaneo ad altissimi livelli. Sviluppa una sua personalissima tecnica pittorica basata sull’avvicendarsi sulla tela di pigmenti di colore e sabbia. Lavoro a fianco del Maestro Gustave Tiffoche Breton, pittore e ceramista di fama internazionale entrando nelle collezioni di importanti acquirenti europei ed americani. Nelle creazioni degli ultimi anni dai paesaggi terrestri è passato a quelli astronomici in cui fonde un’ accurata precisione scientifica al suo inimitabile stile pittorico e a una delicata sensibilità per l’enigma che il cosmo rappresenta per l’uomo. Le sue opere, per decenni visionabili solo da parte di importanti collezionisti, sono ora fruibili anche al grande pubblico grazie alla sua partecipazione alle rassegne internazionali del Carousel du Louvre e del Grand Palais e di mostre divulgative come Ad Infinitum realizzata in collaborazione con Tablinum Cultural Management.

locandina ad infinitum

Ad Infinitum: il progetto curatoriale

“La storia dell’evoluzione ci insegna che l’Universo non ha mai smesso di essere creativo o inventivo”. Karl Popper e John Eccles, The Self and Its Brain, 1977

La meraviglia per l’infinita bellezza del cosmo. Tutti noi sin dall’infanzia abbiamo scrutato, con il naso all’insù, la volta celeste: le stelle, luminose e lontane costellazioni, promessa di mondi tanto distanti, la luna e i pianeti, il sole; abbiamo immaginato di raggiungere galassie e pianeti lontani e magari abbiamo fantastico su ciò che per millenni è stato per l’uomo irraggiungibile oggetto di ricerca e anche di fantasticheria. L’osservazione del cielo ha sempre accompagnato l’umanità fin dalle sue origini. Rappresentazioni degli astri, venerati quali oggetti di culto, si trovano già nelle incisioni rupestri. Agli albori della civiltà, gli antichi Egiziani e i Babilonesi dall’attenta osservazione del cielo e degli astri ricavarono calendari abbastanza precisi; le osservazioni fatte da Copernico, da Galileo e da altri scienziati dal XVI secolo in poi costituirono i primi grandi passi verso la scienza moderna. L’infinito teatro del cosmo ha da sempre esercitato la sua essenziale influenza sull’essere umano. Un anelito che ha plasmato tutti i cieli della storia dell’arte: dalla volta trapuntata di stelle della tomba della Regina Nefertari, al cielo stellato di Van Gogh. Ma quando le suggestioni delle prime missioni spaziali e delle grandi scoperte astronomiche del XX secolo si coniugano alla sensibilità degli artisti del pianeta terra, la fusione fra scienza e arte si fa perfetta e trova la sua espressione più alta nella corrente della Space Art. La percezione artistica è stata capace di catturare la bellezza del cosmo sulla tela, accrescendo il suo legame con l’osservazione del cielo e non è per nulla inusuale che gli stessi artisti siano degli esperti astrofili e collaborino attivamente con gli scienziati. Molto spesso dal confronto fra scienziati ed artisti è stato creato un messaggio forte e coinvolgente: quello di trasmettere al pubblico il sogno di esplorare il cosmo. Le opere degli artisti hanno saputo divulgare le scoperte scientifiche, probabilmente anche ispirare le nuove generazioni, le loro tele si sono fatte ricettacolo di tutte quelle emozioni che genera nell’animo umano il sentirsi parte della meraviglia del cosmo. Tratto fondamentale della Space Art è quello di aver saputo reinterpretare e divulgare, attraverso gli strumenti propri dell’arte, concetti scientifici di grande portata e rilevanza rendendoli adatti alla divulgazione culturale ed esprimendo in essi tutta la carica espressiva propria del mezzo artistico. Ad Infinitum ha l’ambizione di volerci spingere a riprendere contatto con l’universo, alzando gli occhi verso quel cielo stellato che troppo spesso viene soffocato dalle luci delle nostre città e per la cui bellezza non si riesce più a provare meraviglia. Un’arte quella espressa dagli Space Artists, che trova nella tecnologia un essenziale e irrinunciabile strumento di lavoro; è infatti soprattutto grazie agli scatti del telescopio spaziale Hubble che Giorgio Tardonato e Pierre Kuentz hanno potuto trasporre su tela tutta la meraviglia di quell’ autentico teatro di luci che racchiude in sé il segreto della connessione tra Uomo e Cosmo. Un ruolo inusuale per uno strumento scientifico che si trasforma in eccezionale coautore di queste sensazionali opere d’arte. Per proteggere la cultura e la bellezza della notte stellata molti hanno chiesto all’Unesco di dichiarare il cielo notturno patrimonio dell’umanità, ma per questioni tecniche ciò non è mai potuto avvenire. Forse ci basterebbe spingerci a ritrovare un contatto fisico e creativo con la natura e l’anelito all’infinito che essa veicola in noi. In Ad Infinitum ha trovato un felice connubio la visione creativa di artisti e curatori unita alla competenza scientifica di astrofili e ingegneri aerospaziali, grazie alle collaborazioni con il Gruppo Astrofili Lariani, Skyward. Una partnership che darà luogo ad una serie di eventi ad ingresso libero che vogliono abbattere le barriere ideali fra arte e scienza in nome di quell’anelito all’infinito che ci sospinge tutti ad alzare lo sguardo verso il nostro cosmo.

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