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Trattamento dell’ictus cerebrale ischemico: a Como il primo simposio lariano

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L’ictus cerebrale rappresenta la prima causa di disabilità negli adulti e la terza causa di mortalità. Si tratta di una patologia “tempo dipendente”, che richiede specifici percorsi diagnostici e terapeutici, di cui si parlerà nell’ambito del I° Simposio Lariano sul Trattamento dell’Ictus Cerebrale Ischemico, organizzato dall’Azienda socio sanitaria territoriale Lariana e dall’ospedale Valduce con il patrocinio della Provincia e di Scienze Neurologiche Ospedaliere (SNO) e in programma a Como, a Villa Gallia, il 6 e il 7 maggio.

Il corso, presieduto da Marco Arnaboldi, primario della Neurologia dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, Mario Guidotti, primario della Neurologia del Valduce, e dal neurochirurgo Angelo Taborelli, fornirà un aggiornamento sulle indicazioni per la cura della malattia in fase acuta e analizzerà i percorsi gestionali e di presa in carico del paziente, il tutto alla luce dei risultati in termini di riduzione della disabilità ottenuti impiegando, entro 4 ore e mezza dall’esordio, la terapia trombolitica che, con la somministrazione di un farmaco per via endovenosa, scioglie il coagulo di sangue che ha provocato l’ictus ripristinando la circolazione e, in seconda battuta, quando indicato, la rimozione meccanica del trombo da parte dei radiologi interventisti.

Il simposio, di cui sono responsabili scientifici il neurologo Simone Vidale e il radiologo Roberto Peroni, entrambe dell’ospedale Sant’Anna, si occuperà, durante la prima giornata, del tema “La trombectomia meccanica: scienza della selezione dei pazienti e arte dell’applicazione della procedura” (dalle 13.45 alle 18), mentre la sessione di sabato 7 maggio, invece, affronterà “L’organizzazione del percorso gestionale dall’evidenza alla realtà” (dalle 8.15 alle 12). Nell’ambito di questi due filoni gli esperti analizzeranno temi quali le reti di patologia, i trattamenti endovascolari e la selezione dei pazienti, l’organizzazione della Neuroradiologia interventistica, i nuovi orizzonti nella terapia acuta, le linee guida nazionali e internazionali, l’organizzazione della gestione dell’ictus in fase acuta in Lombardia e nel territorio comasco.

L’ictus

L’ictus, termine che deriva dal latino e significa “colpo”, è una lesione cerebro-vascolare causata dall’interruzione del flusso di sangue al cervello dovuta a ostruzione o a rottura di un’arteria. Come un attacco di cuore, l’ictus può colpire improvvisamente, spesso senza preavviso e senza dolore.

Ogni anno in Italia si verificano oltre 200.000 nuovi casi di ictus (incidenza 2-3 pazienti/anno/1.000 abitanti) di cui l’80% sono i nuovi casi e la restante parte è costituita dalle recidive.

Le cause

Gli ictus sono causati da ischemia (ictus ischemico) o da emorragia (ictus emorragico). La prima si genera quando, all’interno di un’arteria cerebrale, si forma un coagulo di sangue – il trombo -, che restringe il vaso sanguigno. La seconda tipologia si ha, invece, quando un embolo, che si è formato in un’altra parte del corpo, solitamente nel cuore, può immettersi nel flusso sanguigno e arrivare a ostruire un’arteria cerebrale. L’ictus emorragico è il risultato della rottura  della parte di un vaso “debole” che si rompe e sanguigna nel cervello circostante.
L’ictus emorragico rappresenta solo il 15% di tutti gli ictus, ma è il più grave e più potenzialmente fatale, per il maggior danno sul tessuto cerebrale e le scarse possibilità di trattamento finora esistenti.

I fattori di rischio

Tra i fattori di rischio dell’ictus non modificabili ci sono l’età e la familiarità. L’ictus è più frequente dopo i 55 anni, la sua prevalenza raddoppia successivamente a ogni decade; il 75% degli ictus si verifica nelle persone con più di 65 anni. La prevalenza di ictus nelle persone di età 65-84 anni è del 6,5% (negli uomini 7,4%, nelle donne 5,9%).

Tra i fattori di rischio modificabili con comportamenti adeguati o specifici trattamenti farmacologici ci sono l’ipertensione arteriosa, la Fibrillazione Atriale, il diabete mellito, il colesterolo e i trigliceridi oltre la norma, il tabagismo, il sovrappeso, la presenza di placche che restringono il calibro delle carotidi (stenosi carotidea), la sedentarietà, l’abuso di alcool, l’assunzione della pillola estroprogestinica. Sono infatti più esposte al rischio ictus le donne che assumono contraccettivi orali e soffrono di emicrania e sono fumatrici.

Sintomi e terapia

“Riconoscere i segni dell’ictus – spiega Marco Arnaboldi, primario della Neurologia dell’Asst Lariana – è fondamentale per poter trattare adeguatamente e tempestivamente la patologia in atto. E’ quindi fondamentale che l’ammalato venga portato il più rapidamente possibile presso una struttura dove possa essere sottoposto a trombolisi con rTPA, farmaco che, rimuovendo il trombo, riduce l’area cerebrale infartuata. In corso di ictus si verifica la morte di 2 milioni di neuroni ogni minuto, oltre alla perdita di 230 milioni di sinapsi al secondo e di 714 chilometri di fibra mielinica all’ora. Tale terapia può essere effettuata fino a 4 ore e mezza dall’esordio dei sintomi, ma deve essere somministrata il più precocemente possibile per essere efficace. Inoltre, a questo trattamento, se c’è l’indicazione, si può aggiungere anche la rimozione meccanica del trombo, effettuata dalla Radiologia Interventistica con la quale collaboriamo nell’ottica di una presa in carico multispecialistica”.

In Italia si verifica un ictus ogni 2-3 minuti: si tratta di una malattia che può essere catastrofica per l’invalidità motoria e cognitiva residuale.

“L’ictus – prosegue lo specialista – va prevenuto conoscendo e trattando i fattori di rischio. L’intervento preventivo è molto più efficace e molto meno costoso del trattamento ospedaliero una volta verificatosi l’evento. L’Asst, che ricovera per questa patologia 350 pazienti ogni anno, dispone di una Stroke Unit, cioè di un’unità per il trattamento intensivo di tale patologia oltre a un reparto di Riabilitazione per post-acuti dove il malato inizia la riabilitazione appena possibile. La riabilitazione – conclude – non deve essere intesa come una sorta di “ginnastica”, ma è una vera e propria terapia che deve saper sfruttare al massimo la plasticità del sistema nervoso ai fini del recupero e deve essere effettuata da medici fisiatri e tecnici della riabilitazione con competenze specifiche”.

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