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Una vita in viaggio, Giovanni Mereghetti a Cantù

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DA CAPO NORD A TOMBOUCTOU, un itinerario che rappresenta gli estremi della vita professionale vissuta sin qui da Giovanni Mereghetti che animerà con le sue immagini, venerdì 8 aprile ore 21, la rassegna Viaggio intorno al Viaggio dell’Associazione Culturale Albatros presso l’Istituto Tibaldi in via Manzoni, 19 a Cantù.

La road map della serata è esemplare dei tanti viaggi di Giovanni Mereghetti, fotografo professionista specializzato in reportage geografici e sociali: “Muovermi sulle strade del mondo, il piacere di una vita. Un modo di essere. Viaggiare mi esalta, mi fa sentire libero e il pensiero di poter raccontare, attraverso semplici istantanee, ciò che ho provato e quanto hanno visto i miei occhi, mi fa sentire in qualche modo appagato e più ricco
interiormente. Preparare lo zaino, andare, osservare e fotografare. Ogni scatto fotografico è come un seme piantato nella terra. A volte questi semi diventano alberi. Come per metamorfosi qualcosa cambia, o
semplicemente non è più lo stesso” dice Mereghetti che poi ricorda alcuni momenti della sua vita in viaggio che racconterà oggi a Cantù

Sono passati molti anni da quando ho scattato la fotografia al globo d’acciaio che rappresenta la terra a Capo Nord. Non sapevo ancora che un giorno, questa mia passione, sarebbe diventata il mio lavoro, la mia vita. Oggi, dopo quasi un’esistenza, sono arrivato a Tombouctou. Lo
spazio sembra finire, mi viene voglia di voltarmi e guardare il passato, ma non sono ancora stanco di conoscere. Guardo avanti, il viaggio continua. Spero ancora, in qualche parte del mondo, di trovare la chiave che aprirà la porta dei segreti.

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… viaggio per fotografare o fotografo per viaggiare? Mi sono sempre posto questa domanda a cui non ho mai saputo rispondere. Da ragazzino mi bastava accendere la luce del mappamondo per iniziare a sognare e, con la fantasia, girovagare per il mondo.

albatros mereghetti 3Oggi, attraverso i mass media, osserviamo un po’  troppo fugacemente il mondo che ci circonda. Un paesaggio ha bisogno di tempo per essere visto a trecentosessanta gradi. Un istante non può farci capire cosa nasconde un volto. Per fissare la corsa di un ghepardo quanto tempo possiamo prenderci? Mi verrebbe da dire un cinquecentesimo di secondo. Giusto l’attimo per congelare un frammento di vita, ed avere poi il resto dell’esistenza per osservarlo e
comprenderlo attraverso la staticità dell’immagine fotografica. In una fotografia siamo noi a decidere cosa far vedere e cosa, invece, nascondere. Nell’immagine a colori definiamo ogni realtà oggettiva senza lasciar spazio all’immaginazione dell’osservatore. Nella monocromia di una visione in bianco e nero lo spettatore non è distratto o influenzato dai colori accesi o dai toni pastello, è lui che deve andare a svelare quello che manca nella parte visiva. E’ sempre lui che, se ne troverà il coraggio, azzarderà ad uscire dai bordi della stampa in cerca del suo mondo personale. Trasmettere emozioni attraverso una fotografia significa essere
sempre in grado di ricostruire un sentimento. Quello che noi stessi, grazie al solo gesto di mettere a fuoco, abbiamo decodificato da uno stato d’animo.

mereghetti autore

 

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