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Infondate le voci di fusione per le BCC di Cantù e Busto Garolgo

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«Non esiste alcuna ipotesi di fusione con la BCC di Cantù per raggiungere i 200 milioni di euro di patrimonio richiesti dalla clausola del way out inserita nel decreto legge di riforma del Credito Cooperativo». È la reazione del presidente della BCC di Busto Garolfo e Buguggiate Roberto Scazzosi a quanto riportato nei giorni scorsi sul quotidiano varesino La Prealpina.

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Scazzosi ha poi continuato parlando delle prossime azioni della banca coperativa da lui presieduta «Quando a gennaio sono stati resi noti i contenuti del decreto legge per la riforma delle BCC, in perfetta sintonia con quanto sostenuto da Federcasse, ho dichiarato che il punto critico era rappresentato dalla clausola della way out, che avrebbe permesso alle banche con un patrimonio superiore ai 200 milioni di euro di non aderire alla capogruppo unica dietro il versamento del 20% di tasse. Noi nella capogruppo unica vogliamo stare, perché siamo orgoglioso di essere una cooperativa e vogliamo continuare a esserlo senza snaturarci».

«Negli interventi sul mio blog delle ultime settimane non faccio che ribadire che la clausola way out è la cartina di tornasole dei veri cooperatori –afferma il direttore generale Luca Barni– il discrimine fra chi è BCC soltanto di nome e aspetta l’occasione di diventare Spa e chi, come noi, lo è di nome e di fatto. Noi siamo convinti della filosofia cooperativa, dimostriamo con i nostri risultati di saper stare sul mercato facendo la banca locale su un territorio fra i più dinamici d’Italia».

Da ultimo, sull’ipotesi di fusione «Se qualcuno volesse unirsi a noi -conclude Scazzosi- ce lo chieda; la condizione per un’eventuale fusione sarà quella di stare all’interno della costituenda capogruppo unica».

 

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