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Consulenza del lavoro: il settore anti-crisi per eccellenza

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Consulenza del lavoro: il settore anti-crisi per eccellenza

Contrariamente a quello che si può pensare, avviare un’attività in un momento storico come questo può essere più facile che in passato.
Non è necessario disporre di un grande capitale, giacché più nazioni stanno studiando i criteri migliori per favorire la nascita della libera iniziativa nell’ambito imprenditoriale, definendola come determinante ai fini della ripresa dell’economia europea.
Ma un conto è iniziare un’attività e un altro conto è gestire un’azienda avviata, che deve rispettare degli oneri giuridici, nonché ottemperare ad obblighi abbastanza complessi.
Un’impresa, indipendentemente dalle sue dimensioni, non è costituita solamente da una dirigenza e da macchine, bensì anche da esseri umani, che rappresentano le risorse più significative nelle realtà aziendali.
È proprio per questo motivo che dietro all’organizzazione di un’azienda vi è spesso la figura del consulente del lavoro, che generalmente si occupa della gestione di alcuni fattori essenziali ai fini del corretto andamento della vita aziendale. Ma chi è esattamente il consulente del lavoro e che ruolo riveste all’interno delle aziende?

Il mestiere del consulente del lavoro

La figura professionale del consulente aziendale esiste nel nostro paese da più di 30 anni. Il mestiere vero e proprio del consulente del lavoro è stato regolamentato in via ufficiale nel 1979, con la legge numero 12, che ne disciplina ogni aspetto, dalle basi al percorso accademico necessario per l’ottenimento del titolo professionale.
La professione di consulente del lavoro è accessibile a tutti i giovani neolaureati in giurisprudenza, economia, scienze politiche, o altri indirizzi simili. In realtà, la maggior parte delle università italiane offre oggi diversi percorsi formativi specifici per l’ambito della consulenza sul lavoro, al termine dei quali gli studenti avranno acquisito non solo le nozioni teoriche, ma anche gli strumenti pratici da spendere nell’immediato all’interno delle realtà lavorative aziendali.
Come tutte le attività professionali con un proprio Albo e ordine nazionale, anche per la consulenza del lavoro è necessario svolgere un periodo di praticantato, che può andare dai diciotto mesi ai due anni, propedeutico per l’esame di Stato e dunque per l’abilitazione alla professione. È consigliabile svolgere il praticantato presso uno studio di consulenza del lavoro, che disponga di professionisti in grado di fornire ai giovani apprendisti gli strumenti pratici per approcciare al mestiere.
Oggi, per accedere al praticantato, è necessario essere in possesso di una laurea triennale, mentre fino al 2007 era sufficiente il semplice conseguimento del diploma di scuola superiore.
Per quanto riguarda l’ambito di esercizio di suddetta professione, possiamo affermare che il consulente del lavoro opera maggiormente in regime di libertà professionale, collaborando con le piccole e medie imprese, gestendo il personale e le procedure che consentano all’azienda di svolgere le attività necessarie per la sua sopravvivenza.
Di seguito vediamo quali sono le abilità che fanno del consulente del lavoro uno tra i professionisti più richiesti del momento nell’ambiente aziendale.
Che lavori da libero professionista, o alle dipendenze di un’azienda, il consulente del lavoro si occupa di una serie di aspetti vitali nell’ambito imprenditoriale, relativi principalmente alle risorse umane, ovvero ai lavoratori. Tra le varie pratiche di sua competenza vi sono: i rapporti con i sindacati, le diverse classificazioni contrattuali, gli oneri previdenziali ed assistenziali dell’azienda verso i dipendenti, le relazioni con INPS e INAIL, la risoluzione delle controversie lavorative, la tenuta della contabilità, nonché diverse attività di consulenza fiscale.
Si tratta dunque di una figura professionale molto preziosa sia per le imprese, sia per i lavoratori, giacché il consulente svolge anche un ruolo di mediazione tra l’impresa, il personale e gli istituti pubblici.
Per questo motivo, oltre alle numerose competenze specifiche in più ambiti, il consulente del lavoro deve possedere anche delle abilità caratteriali, ovvero dei requisiti ben precisi che gli permettano di gestire i rapporti trilaterali al meglio delle sue possibilità. I tratti caratteriali che non possono mancare in un consulente del lavoro sono: spiccate doti comunicative, la capacità di relazionarsi sia con le aziende, sia con i singoli lavoratori, sia con le istituzioni pubbliche, l’abilità di applicare le leggi e le normative ad ogni singolo caso, nel rispetto degli interessi dei clienti, buone abilità di mediazione ed un buon carattere in generale per intrattenere rapporti interpersonali.
Prima di intraprendere questo tipo di carriera bisogna quindi accertarsi di avere una sorta di predisposizione al mestiere, ovvero essere naturalmente inclini al lavoro a contatto con gli altri, allo scopo di creare legami solidi e costruttivi, in un’ottica sinergica.

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