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NUOVA “GRANA” – Frontalieri e assistenza sanitaria: incertezza sul pagamento (TUTTE LE REAZIONI)

Una nuova “grana” tocca da vicino i tanti frontalieri comaschi che ogni giorno varcano il confine svizzero per lavorare. Devono pagare o meno in Italia l’assistenza sanitaria ? Un dibattito che ha portato oggi una discussione in Regione, ma senza alcun risultato concreto,. Nè tantomerno certezze sui versamenti da effettuare. Subito le prime reazioni del gruppi politici e dei consiglieri regionali comaschi.

incontro su frontalieri in regione

“Dall’audizione congiunta (Commissioni Sanità e Confederazione Svizzera) di oggi non è emersa alcuna novità circa il pagamento dell’assistenza sanitaria da parte dei lavoratori frontalieri. Il Direttore Generale del Welfare, Walter Bergamaschi, ha chiarito che si tratta di una competenza statale. Pertanto il Governo faccia in fretta e dia una risposta immediata alla lettera (con richiesta urgente di chiarimenti) inviata dal presidente Maroni lo scorso 9 febbraio. A oggi 400 frontalieri hanno richiesto agli sportelli dell’Ats Insubria notizie in merito a questa spinosa questione. Nessuno sa nulla e ciò non è tollerabile. Il lavoratore frontaliere viene già tassato in Svizzera. E con i ristorni rientra in Italia un grosso flusso di denaro. Come gruppo consiliare di Fratelli d’Italia siamo convinti che pertanto il frontaliere nulla debba alla sanità”. Così il consigliere regionale Francesco Dotti (Fratelli d’Italia), che ha preso parte oggi – a Palazzo Pirelli – alla seduta congiunta delle Commissioni Sanità e Rapporti con la Confederazione Elvetica (di cui è vicepresidente) relativa all’assistenza sanitaria dei lavoratori frontalieri.

 

“Continueremo a vigilare affinche’ il Governo mantenga fede all’impegno preso”. Lo ha detto il sottosegretario all’Attuazione del programma e ai Rapporti istituzionali nazionali Alessandro Fermi, consigliere comasco di Forza Italia, a margine della seduta della Commissione speciale Rapporti tra Lombardia, Confederazione elvetica e Province autonome. “Noi potremmo sospendere il pagamento delle prestazioni sanitarie da parte dei lavoratori frontalieri – ha spiegato Fermi – solo in presenza di un impegno del ministro Lorenzin a rivedere il Decreto ministeriale del 1986. Il presidente Maroni ha inviato una lettera al Governo lo scorso 9 febbraio e ad oggi non e’ ancora arrivata nessuna risposta”. “Posso comunque garantire che non c’e’ stata e non ci sara’ – ha concluso Fermi – un’azione attiva delle Ats per verificare se i frontalieri eserciteranno o meno il diritto di opzione”.

“Regione Lombardia teme il danno erariale e non ha il coraggio di prendere la decisione di bloccare con una moratoria le richieste di denaro ai lavoratori frontalieri per la sanità pubblica italiana”, è duro Luca Gaffuri, consigliere regionale del Pd e segretario della Commissione speciale rapporti tra Lombardia e Confederazione elvetica, sulla posizione che la Giunta Maroni intende tenere in merito alla vicenda del pagamento del servizio sanitario regionale da parte dei frontalieri, appunto. Un atteggiamento sbagliato, per il Pd, dopo che questo pomeriggio si è tenuta la seduta congiunta con la Commissione Sanità e politiche sociali per discutere del tema alla presenza di Walter Bergamaschi, direttore generale della Sanità di Regione Lombardia. “Da un punto di vista tecnico, la Direzione sanità sostiene di avere dei dubbi di interpretazione, ma il sospetto è che abbia il timore di dover restituire allo Stato molto denaro, quello dei frontalieri che, secondo la Direzione, potrebbero dover versare anche per gli anni passati, a leggere il tono dell’interpello che la Regione ha fatto al Ministero della Salute – continua Gaffuri –. E non sono bastate le rassicurazioni date da un viceministro direttamente in Aula alla Camera. Per il direttore generale non erano parole chiare quelle di Casero che ha detto espressamente che i frontalieri appartengono al sistema sanitario nazionale come tutti gli altri lavoratori italiani”.