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Bimba di 9 anni rimane paralizzata alle gambe, salvata dai medici del Sant’Anna (VIDEO)

E’ rimasta paralizzata alla gambe a soli nove anni per una cisti alla colonna vertebrale, ma grazie agli specialisti dell’ospedale Sant’Anna la piccola ora sta bene, cammina normalmente ed è ritornata a scuola. Una storia a lieto fine, quella presentata oggi, che vede protagonista la piccola Martina, di Senna Comasco, ricoverata lo scorso 4 gennaio nella Pediatria dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù per instabilità posturale e motoria con progressiva paresi dell’arto inferiore destro e poi dal 7 gennaio trasferita all’ospedale Sant’Anna per controlli specialistici prima in Stroke Unit per un monitoraggio neurologico e poi in Pediatria.

Dopo l’accesso in Pronto Soccorso pediatrico a San Fermo, accolta dallo specialista di Neurochirurgia, Martina è stata sottoposta, tra l’altro, alla risonanza magnetica di tutta la colonna vertebrale e del cervello (RMN spinale ed encefalo), seguita da tac con ricostruzione tridimensionale e arteriografia midollare. Intanto, con una terapia ad hoc è stato stabilizzato il quadro clinico della bambina e il 13 gennaio è stata sottoposta a intervento neurochirurgico di asportazione di cisti vertebrale che determinava uno schiacciamento del midollo. Dopo l’operazione è stata ricoverata in Terapia Intensiva e poi di nuovo in Pediatria.

La patologia

Più nel dettaglio, la paralisi motoria è stata determinata da una cisti aneurismatica ossea spinale:  “E’ una patologia rara – spiega Silvio Bellocchi, primario dell’Unità operativa di Neurochirurgia del Sant’Anna -. Le cisti aneurismatiche possono svilupparsi in qualunque osso del nostro corpo. Rappresentano circa l’1.4% dei tumori ossei primitivi. L’incidenza di questi tumori benigni ad aggressività locale è di 1.4 per 100.000 persone, di questi dall’8 al 30% sono localizzati a livello della colonna spinale”.

Si tratta di tumori benigni che originano dall’osso (primari) o sono la complicanza di altri tipi di tumori ossei (emangiomi, osteoblastomi, condroblastoma). Le cause di questa lesione non sono conosciute. Questa patologia colpisce i giovani al di sotto dei 20 anni e spesso i bambini.

“Tali formazioni – spiega lo specialista – causano la distruzione dell’osso con conseguente frattura e dolore. A volte si forma una cisti, cioè una raccolta di sangue.  Nel caso di Martina questa cisti si è formata nella colonna vertebrale, in una posizione molto pericolosa perché schiacciava il midollo spinale e provocava una paralisi agli arti inferiori. Eseguiti gli esami radiologici, il passo successivo è stato di valutare insieme a tutti gli  specialisti coinvolti, quale fosse il modo migliore di procedere. Si è deciso di fare un’angiografia spinale, un esame di secondo livello non usualmente eseguito nei bambini. Sulla base dei dati ottenuti, è stato eseguito l’intervento di  decompressione del midollo e asportazione della cisti. A causa della rarità di queste lesioni non esistono approcci terapeutici standardizzati”. Altre possibili cure sono l’embolizzazione della lesione vascolare, l’iniezione di farmaci all’interno della struttura ossea o la radioterapia.

L’approccio multidisciplinare

Per seguire adeguatamente il caso è stato fondamentale un approccio multidisciplinare: la pianificazione terapeutica pre-operatoria è stata effettuata con l’aiuto dei radiologi, mentre la gestione intra-operatoria e post-operatoria con la collaborazione degli anestesisti, pediatri e fisiatri.

“Il reparto di Pediatria a Cantù prima e quello di San Fermo in seguito – ha spiegato Maria Teresa Ortisi, primario di Pediatria del Sant’Anna – hanno messo a disposizione degli specialisti le proprie competenze per quelle che sono le caratteristiche dell’età e un luogo quanto più possibile adatto per il ricovero dei bambini. La Pediatria ha cercato, come sempre, di funzionare come punto di incontro per tutti gli specialisti che ruotano intorno ai nostri pazienti. Per Martina, cioè, tutti noi abbiamo svolto il nostro solito lavoro, con le interferenze rumorose dei Clown e dei cani della Pet Therapy, con le sollecitazioni delle maestre e la tenerezza dei volontari ABIO”.

“Il lavoro si squadra è fondamentale, è finito il tempo in cui l’approcio medico vedeva l’intervento di un singolo specialista – aggiunge Dario Colombo, primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione I -. Oggi la chiave vincente è la comunicazione tra i medici per avere i risultati migliori a tutela del paziente”

La piccola, dimessa il 28 gennaio, in futuro dovrà essere strettamente sorvegliata con esami radiologici e periodiche valutazione  specialistiche. Di sicuro però un respiro di sollievo per i suoi genitori che si sono subito fidati degli specialisti del Sant’Anna e hanno accettato fin da subito l’approcio diagnostico e terapeutico proposto.