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Alla UbiK: Teresa Manes racconta come è sopravvissuta dopo il suicidio del figlio

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“Ci sono parole che possono uccidere”. Teresa Manes non poteva immaginare quanto dolore si nascondesse dietro al sorriso di suo figlio. Lo additavano come “il ragazzo dai pantaloni rosa”, avevano creato una pagina facebook per deriderlo e lui, in silenzio, a 15 anni, ha preso una sciarpa e si è impiccato.

Il dolore di una madre che ha perso suo figlio, vittima di bullismo.
La forza di lottare ogni giorno per raccontare la storia di Andrea. Nel libro “Punto, a capo” l’autrice Teresa Manes mette la sua vera storia, la sua testimonianza di sopravvissuta. Un libro che ci porta senza retorica nelle pieghe di un percorso faticosissimo di elaborazione del lutto e ricerca di senso.
Giovedì 11 febbraio alle 18 Teresa Manes presenta “Punto, a capo – La vita dopo il suicidio di mio figli” (ed.Centro Studi Erickson), alla libreria Ubik di piazza San Fedele a Como. L’autrice dialogo con la giornalista Katia Trinca Colonel.
teresa manes libro

“E’ il 20 novembre 2012: un ragazzo di 15 anni si toglie la vita nella sua casa di Roma, legandosi una sciarpa intorno al collo. Si chiama Andrea Spezzacatena, ma il suo nome lo ricordano in pochi perché da subito tutti prendono a chiamarlo “il ragazzo dai pantaloni rosa”, alimentando una serie di allusioni e pregiudizi che per molto tempo peseranno, e ancora pesano, su questa storia.
La Procura apre un’indagine, la stampa si scatena nella corsa al colpevole, sul banco degli imputati ci salgono a turno tutti: compagni, insegnanti, genitori, social network. L’ombra odiosa del bullismo e dell’omofobia pesa sulla vicenda, e ancora oggi la verità giudiziaria non è stata chiarita del tutto.
In questo libro però non si tratta di questo, non si tratta di cercare colpevoli, fare processi ed emettere sentenze. Non si tratta del figlio che non c’è più, ma della madre che resta”.

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