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LA CURIOSITA’ – Scrofe in estinzione a Como e Lecco: allarme della Coldiretti

A Como e Lecco stanno scomparendo le scrofe. L’allarme arriva dalla Coldiretti che spiega come la riduzione della specie stia mettendo a rischio il futuro di una tradizione secolare che lega l’allevamento dei suini alla produzione dei salumi tipici delle due province e in particolare quella del salame di testa, ad esempio, ma anche della mortadella di fegato (anche nella sua declinazione al vino), il salame crudo tradizionale, ma anche cotechini e salami da cuocere.

“Il futuro artigianale e rurale di queste produzioni potrebbe essere fortemente ridimensionato – rilevano i vertici della Coldiretti interprovinciale – per causa della crisi suinicola, particolarmente marcata nelle province di Como e Lecco, rispettivamente al secondo e terzo posto (dopo Monza e Brianza) quanto a percentuale di scrofe perdute in un quinquennio: nel 2015 ne sono rimaste 68 a Como e 150 a Lecco, con un calo vertiginoso che ne ha dimezzato il numero in appena cinque anni”.

Un problema da non sottovalutare per la ruralità lariana insomma, come aggiungono da Coldiretti: “Meno scrofe oggi significano molti meno maialini domani: dati che stridono con un passato ormai lontano che vedeva il maiale presente in quasi tutte le cascine lombarde. E ‘riti’ dell’arte norcina nel tempo invernale, erano uno dei momenti più importanti dell’intera annata agricola, perché assicurava carni e salumi alla famiglia rurale per buona parte dell’anno”.

Una parte di tradizione che rischia di andarsene per sempre soprattutto per colpa di una crisi che, ormai da anni, investe il settore zootecnico, come sottolineano il presidente e il direttore di Coldiretti Como Lecco, Fortunato Trezzi e Francesco Renzoni, “la mancanza di un’etichetta d’origine chiara per i prodotti che non sono Dop favorisce le importazioni di carni dall’estero e il crollo delle quotazioni dei veri salumi Made in Italy. Infatti nel 2015 sulla piazza di Modena il prezzo medio dei suini grassi (peso fra i 156 e i 176 chili) è diminuito di quasi l’8% arrivando a 1,35 euro al chilo, rispetto al 1,46 euro dei dodici mesi precedenti”.

Gli stessi allevatori lariani spiegano: “Finora abbiamo provato a resistere, coprendo almeno i costi, ma l’anno scorso non ce l’abbiamo fatta: troppe spese e troppa concorrenza dall’estero dove nutrono gli animali con mangimi di qualità inferiore e fanno crescere gli animali molto più rapidamente”.

In ribasso anche per le quotazioni dei maialini da 30 chili il cui prezzo medio alla borsa di Milano è passato dai 2,67 euro al chilo del 2014 ai 2,45 euro al chilo del 2015 (-8,2%).