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“Ricordare per non ripetere”, anche a Como il Giorno della memoria (I VIDEO)

Non fare del 27 gennaio l’unica giornata per ricordare, ma sfruttare questo momento per far sì che episodi simili non si ripetano in futuro. Questo il messaggio che hanno voluto trasmettere oggi autorità e persone intervenute in biblioteca a Como in occasione del Giorno della memoria.

Era il 27 gennaio del 1945 quando i soldati dell’Armata Rossa fecero il loro ingresso nel campo di concentramento di Auschwitz e liberarono i prigionieri sopravvissuti. L’arrivo ad Auschwitz svelò al mondo l’atrocità e l’orrore della Shoah, lo sterminio degli ebrei. Per ricordare quei tragici fatti perpetrati, le persecuzioni, le leggi razziali e la deportazione nei campi subita da milioni di persone (insieme agli ebrei, zingari, omosessuali, portatori di handicap, oppositori politici.), dal 2000, l’Italia ha istituito, per legge, il 27 gennaio “Giorno della Memoria”. giornata della memoria 2

Sono stai 137 i militari della provincia di Como morti nei lager di sterminio, almeno 75 i deportati politici. Como è stata anche una delle città più difficili per gli ebrei perché luogo di fuga, ma anche di cattura. La nostra provincia, infatti, è tra quelle in Italia con la maggiore percentuale di persone catturate, con 125 ebrei poi deportati a Auschwitz.

Molte le autorità, i cittadini, ma anche gli studenti presenti questa mattina in biblioteca a Como, per ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Per non dimenticare quella follia ideologica, culturale e storica, in tutto il mondo vengono organizzati eventi, cerimonie e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione.

“E’ preoccupante il negazionismo che trova riscontri sul web – ha detto il prefetto Corda – ecco perché è importante diffondere l’idea di tolleranza e di confronto tra civiltà”. Della stessa opinione anche il sindaco Lucini che aggiunge: “Dobbiamo tenere alti i valori del rispetto e della solidarietà. Tutti dobbiamo impegnarci ad essere responsabili affinché tutto questo non accada più”.

Raccontare alle nuove generazioni quanto accaduto per evitare che si ripetano stermini come quelli che purtroppo poi si sono verificarti anni dopo Auschwitz anche nell’ex Jugoslavia al centro dei discorsi anche del presidente dell’amministrazione provinciale Maria Rita Livio, del presidente dell’Istituto di storia contemporanea Perretta, Giuseppe Calzati e del centro di ricerca “Schiavi di Hitler”, Walter Merazzi. Presenti i giovani della Consulta provinciale degli studenti. Dopo i discorsi ufficiali la testimonianza di Manuela Balanzin, autrice del libro “La bicicletta rossa, una storia istriana dal 1939 al 1945”, romanzo liberamente ispirato a vicende familiari della scrittrice, accadute nel primo Novecento tra Istria, la Risiera di San Sabba e il Lager di Flossenbürg in Baviera con una prefazione di Carlo Ossola.

Il prefetto e il vice sindaco di Cucciago hanno consegnato la medaglia d’onore ai cittadini deportati o internati, a Vittorio Cattaneo nato nel 1924 e artigliere, condannato al lager perché militare e morto nel 1945. A ritirare la medaglia il fratello.