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Economia a Como: nel 2014 cala ancora il numero di imprese (TUTTI I DATI)

Economia a Como – Un leggero miglioramento nel 2014 per il Lario anche se è troppo presto per parlare di ripresa. E’ questo quanto emerge da Rapporto annuale sull’economia comasca predisposto dall’Unità Studi e Statistica della Camera di Commercio di Como. Il tema più caldo resta quello del mercato del lavoro, visto che la ripresa – quando c’è – non si accompagna all’occupazione, spingendo in misura crescente i comaschi a cercare strade alternative al mercato locale. Aumenta il numero dei frontalieri e cresce il numero di italiani che lasciano la provincia per trasferirsi definitivamente all’estero. L’attrazione di turisti stranieri e di consumatori svizzeri si conferma fondamentale per fare quadrare i conti delle attività alberghiere e commerciali, così come importante resta la ricerca di mercati esteri per le piccole imprese.

Rispetto al 2014 la provincia di Como ha visto decrescere di quasi 1.000 unità le imprese registrate (-2,0%) e di quasi 800 quelle attive (-1,8%), in quasi tutti i settori economici. Il numero delle cancellazioni, in calo, è ampiamente superiore a quello delle nuove iscrizioni, anche esse in calo. Sono le imprese artigiane quelle che soffrono di più, perdendo il 2,7% delle unità attive (-457 imprese attive). Nel manifatturiero la produzione è finalmente cresciuta del +2,2% rispetto al 2013, ma il rallentamento del tasso a fine anno desta più di una perplessità, poi confermata nel corso del 2015: la ripresa non si è ancora consolidata.

Per le imprese di piccola dimensione la performance è risultata inferiore alla media e questo vale a maggior ragione per quelle artigiane (-0,3%), che non hanno ancora visto la fine delle loro difficoltà. Il loro fatturato invece cresce, trainato dai mercati esteri sempre più essenziali per la sopravvivenza d’impresa anche quando questa conta solo pochi addetti. Una boccata d’ossigeno arriva infatti dalle esportazioni cresciute del +2,7%, rispetto al 2013 (variazione superiore al dato medio regionale e nazionale) e dal saldo commerciale, ai massimi storici. Malgrado il recupero, alcuni dei principali partner storici (Germania e Francia) non hanno ancora toccato i livelli pre – crisi. Analoghe considerazioni valgono anche per due delle prime tre voci merceologiche esportate (tessile e meccanica) che restano al di sotto dei volumi 2008, compensate da altre produzioni. Si fa sempre più stretta la relazione privilegiata con la Svizzera.

Per il commercio interno, il 2014 non è stato un anno positivo, per gli esercizi di piccole dimensioni. È calato il fatturato, i metri di vendita e il numero di esercizi. L’unica nota positiva arriva dalle vendite (a valore) di prodotti di largo consumo in supermercati e ipermercati. Solo all’inizio del 2015 per registrare gli effetti positivi dell’apprezzamento del franco svizzero. Anche il turismo ha registrato una lieve battuta d’arresto (-1,9% gli arrivi e -1,8% le presenze), dovuta principalmente ma non esclusivamente al prevedibile ulteriore calo registrato dai turisti italiani (lombardi in particolare). La minore dinamicità rilevata tra i turisti stranieri è da imputare quasi integralmente alla defezione degli olandesi, tra i primi clienti storici del Lario.

Anche il meteo non è stato d’aiuto: i mesi più turistici sono stati rovinati da piogge intense  che hanno colpito in particolare le presenze nelle strutture extralberghiere. I servizi hanno registrato una ulteriore seppur limitata riduzione del volume d’affari (-0,5%). In compenso è tornato positivo a fine anno il saldo tra il numero di imprese in crescita e quelle in difficoltà. Per quanto riguarda l’innovazione, motore dello sviluppo e innegabile strumento per il mantenimento e la crescita della competitività, i dati a disposizione sono davvero pochi e parziali.

Nel corso del 2014 si è registrata una minore richiesta di protezione della proprietà intellettuale da parte di residenti della provincia di Como: per esempio i marchi depositati sono stati 396 (erano 436 nel 2013) e i brevetti per invenzioni 63 (erano 106 nel 2013). Tra le note positive della provincia vi è il ruolo delle industrie culturali e creative che generano il 6,9% del valore aggiunto locale (era il 6,3% nel 2013), percentuale superiore sia a quella regionale (6,2%) che nazionale (5,4%). Queste danno lavoro al 7,8% degli occupati esistenti in provincia e rappresentano il 10,1% delle imprese registrate.

Il lavoro è risultato uno dei temi più scottanti. Il tasso di disoccupazione certificato dall’Istat è ulteriormente aumentato, passando dall’8,6% del 2013 al 9,0% del 2014 (sale al 25,9% per i giovani da 15 a 29 anni). Se si sommassero anche i 9.200 lavoratori a tempo pieno “equivalenti” al numero di ore di cassa integrazione richiesta nel 2014, il dato toccherebbe il 12,3% della forza lavoro. Tra gli elementi di stabilizzazione del mercato del lavoro ci sono quasi 25.000 frontalieri, in crescita del +5,4% sul 2013: ormai sfiorano il 10% del totale degli occupati comaschi. Non sono quindi ancora visibili gli effetti concreti del referendum tenutosi in Svizzera a febbraio del 2014 sull’introduzione di un tetto massimo per l’immigrazione di lavoratori. Stando ai dati Excelsior sulle previsioni occupazionali delle imprese, la maggior parte delle assunzioni è prevista a tempo determinato (anche a causa del ruolo importante dei contratti stagionali del settore turistico), ma sono in aumento i contratti ipotizzati a tempo indeterminato. Infine, si noti che le ore di cassa integrazione sono diminuite.

Gli imprenditori attivi in provincia di Como a fine 2013 erano 47.409, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Quelli nati in Italia sono calati del -1,1% (-467 unità), mentre quelli nati all’estero (3.661) sono cresciuti del +2,4%. Si tratta principalmente di romeni, marocchini, albanesi, tunisini, cinesi. A fine 2014 le imprese straniere erano 3.872, in calo rispetto al 2013 (-2%). Le imprese giovanili sono invece calate del -4,8% a causa principalmente della perdita della qualifica “giovanile” per il naturale avanzare dell’età degli imprenditori, segnale d’allarme per il ricambio generazionale nei prossimi anni.

Rispetto al 2013 sono state vendute più auto sia nuove (+3,7%) che usate (+0,8%). Il numero di auto radiate è al contrario calato (-11,4%). Complessivamente il parco auto circolante è aumentato, ma è anche invecchiato per l’allungamento della vita media dei veicoli.

Per quanto riguarda il credito, settore trasversale a tutte le attività economiche sia pubbliche che private, si registra un ulteriore calo dei prestiti per tutti i settori economici incluse le famiglie. Nel corso dell’anno, tuttavia, l’entità della flessione è andata ridimensionandosi. La consistenza delle sofferenze è invece aumentata. La rilevazione su base regionale sulle condizioni di offerta di credito mette in luce un allentamento dei criteri a fronte di una domanda in lieve crescita.