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E’ uscito “SYNFUNIIA” ! De Sfroos ce lo racconta domani alle 10 a CiaoComo (DIRETTA)

I primi sono stati i fans. Normale vederli chiacchierare tra loro davanti alla porta del Frigerio Dischi aspettando che apra. Per i “seguaci” del Davide il momento in cui si mettono le mani sul cd nuovo, nuovo che si aspettava da molto è “orgasmico”,anzi “l’è ul masim” come ci dice il signor Franco che ha un negozio appena fuori città e non vede l’ora di andare a “metterlo su”.

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Già in mattinata sono stati molti i comaschi che hanno l’hanno comprato, anche più copie “una per me e le altre le regalo a Natale”.  Da oggi è in tutti i negozi, in digital download e sulle principali piattaforme streaming,  il cd che contiene 14 brani storici del cantautore comasco, riarrangiati dal M° Vito Lo Re per la Bulgarian National Radio Simphony Orchestra.

In “Syfuniia”, ne abbiamo già parlato qui, Davide Van De Sfroos, in occasione dei suoi 50 anni, ha vestito i suoi grandi successi di nuovi abiti, unendo folk, rock e musica classica sotto la guida del M° Vito Lo Re (che ha già lavorato, tra gli altri, con Edoardo Bennato, Elton John Band e Massimo Ranieri) e registrando il disco tra Roma, la Bulgaria e Cantù.

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L’esperienza sinfonica per De Sfroos non si è esaurita con la registrazione dell’album, ma toccherà il suo apice il prossimo gennaio con i concerti del 30 e 31 nel teatro milanese degli Arcimboldi, un tempio della musica classica. Inizialmente il concerto doveva essere uno solo, ma le prenotazioni richieste da tutta Italia hanno indotto gli organizzatori ad aggiungere la seconda data, dunque Davide Van De Sfroos porterà la sua poetica laghèe al Teatro degli Arcimboldi il 30 gennaio alle ore 21 e il 31 gennaio alle ore 16 accompagnato dall’Orchestra Sinfolario diretta dal M° Vito Lo Re. Il cantautore, insieme all’orchestra Sinfolario di 40 elementi, darà vita ad una grande colonna sonora che esplora il sound di Ennio Morricone e Michael Nyman, senza però perdere l’ironia tipica delle sue canzoni.

Sono aperte le prevendite su www.ticketone.it  I concerti al Teatro degli Arcimboldi sono organizzati da Shining Production, Batevents e Groove Company Srl.

DOMANI, SABATO 5 DICEMBRE, DAVIDE VAN DE SFROOS SARA’ A CIAOCOMO RADIO ALLE 10 PER PRESENTARE IL SUO NUOVO ALBUM

 

DAVIDE VAN DE SFROOS  racconta “Synfuniia”

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Se una canzone nata sul tavolo di un’osteria viene invitata a corte dall’imperatore, può farsi mille problemi, temere di essere stata presa in giro o di non far parte di quel mondo, che così facendo non conoscerà mai. Oppure può godersi il viaggio e ringraziare per l’invito. Il maestro Vito Lo Re ha trasformato queste canzoni in vere e proprie colonne sonore e quindi, proprio ad ognuno di voi auguro di farsi il proprio film, ascoltandole.

 IL DUELLO

Vicenda tra due individui che affrontando una discussione concitata, piena di minacce e di insulti, trasformano la piazza del paese in uno scenario western vero e proprio. Il duello si sta per consumare e tutto il paese sembra interessato ad assistere all’epilogo che si preannuncia tragico, ma che in realtà lascerà tutti stupiti per il suo evolversi a dir poco improbabile. L’orchestra in questo caso non si risparmia infondendo suggestioni che riportano a Ennio Morricone, Sergio Leone e John Ford. Questo brano nasce dalla frequentazione di bar e osterie, dove l’enfasi delle discussioni è sempre stata spettacolare e teatrale ma, in questo caso, l’ingrediente tecnologico crea una nuova prospettiva.

EL CALDERON DE LA STRIA

Ci troviamo, in questo caso, di fronte ad un brano dai contenuti surreali e psichedelici, tipici di una scrittura visionaria che può riportarci alla beat generation o al Bob Dylan di un certo periodo ma, siccome l’autore sono io, le immagini ruotano attorno al mio mondo e alle mie reminiscenze, ai miei dubbi e alle considerazioni sul divenire sempre più caotico, sul mescolarsi e rimescolarsi nel calderone della strega. Non mancano citazioni, come ad esempio “Alice” di De Gregori, che in questo caso non guarda più i gatti ma si è trasformata in un militare, mentre Santa Claus fa discorsi inquietanti appoggiato al banco di un bar… I simboli e le visioni si alternano e non danno tregua, riflettendo le emozioni contorte e distorte di un’epoca che sembra sempre più simile alla misteriosa brodaglia che ribolle nei pentoloni delle streghe.

GRAND HOTEL

Ballata tragicomica sulla vita di un fattorino del Grand Hotel, che parla delle meraviglie del posto in cui lavora senza tralasciare però gli aspetti grotteschi di alcuni personaggi e le fatiche ripetitive di chi ricopre il suo ruolo.

Il finale amaro dal punto di vista sentimentalmente, si trasforma in sberleffo e piccola vendetta nei confronti della sorte. La musica segue la vicenda con la giusta solennità a tratti epica e a tratti ironica. Ho scritto questo brano dopo aver visto da vicino la vita che si svolgeva su e giù dalle scale del Grand Hotel Tremezzo.

AKUADUULZA

È la ballata dell’acqua dolce, che si dilata con il suo ritmo a tratti ossessivo ed ipnotico e a tratti sinuoso ed evocativo, per parlare di chi è cresciuto davanti a questo specchio di acque, profonde come i pensieri stessi.

Il lago che è casa, ma che rappresenta anche il luogo da cui scappare per non diventare prigioniero del suo grembo e, allo stesso modo, il punto esatto dove si ha voglia di ritornare dopo essere stati lontani.

La presenza di questa acqua nella vita della gente che, come me, è stata esposta per anni alla sua magia, ha un peso emotivo non trascurabile.

MAD MAX

Lo scenario del famoso film postatomico fa da sfondo a questa canzone che si preoccupa delle sorti di un mondo che potrebbe avvicinarsi molto alle prospettive drammatiche tracciate dalla pellicola, se non addirittura andare oltre. Si fa ovviamente leva su immagini forti e devastate, per fare poi risaltare in modo massiccio la speranza sul fondo del brano, dove un misterioso straniero riporta con i suoi gesti un sorriso, una fiducia e un ricordo di umanità.

LA FIGLIA DEL TENENTE

Ballata gotica e metropolitana con tinte dark, ma dotata di inesorabile romanticismo dannato. L’amore apparentemente impossibile tra un malvivente costretto dalla vita, e non certo dal cuore, a diventare tale e la figlia di un tenente, che si consuma soltanto nelle ore più cupe e nascoste della giornata e nei luoghi più disperati ed evitati dal mondo. Un rapporto che accetta di sopravvivere in questo modo, poiché alla luce del giorno non potrebbe sostenere il giudizio di un mondo che non lo capirebbe. Un amore che diventa ombra piuttosto che fiamma da spegnere.

GOGA E MAGOGA

Canzone derivata da un detto popolare oramai in disuso ma con riferimenti a paure assolutamente attuali. Incisiva e ipnotica, fino a diventare quasi ingombrante e profetizzante in senso negativo, vuole essere uno stimolo a cercare di cambiare prima che tutto sia incontrollabile e il ballo distruttivo sul nostro stesso pianeta finisca per calpestarlo del tutto.

IL REDUCE

Mi sono ispirato per questa canzone, ad un reduce che conoscevo da bambino e che alle scuole medie avevo anche intervistato per una ricerca. Portava sempre un guanto di pelle marrone scuro, in quanto aveva perso una mano. La storia parte proprio dalla solitudine piena di ricordi di questo vecchio soldato davanti al camino, dalla consapevolezza di essere sopravvissuto ad una delle campagne più sanguinose e tremende, laddove altri non sono tornati. La mancanza della mano simboleggia la perdita, ma anche la parte di sé stesso rimasta ancora in un fronte immaginario a combattere contro quei ricordi che non si riescono mai a sconfiggere.

YANEZ

La ballata agrodolce nata in riviera romagnola con uno sguardo malinconico verso un passato inesorabilmente passato, ma con un tifo sfrenato per i pirati sopravvissuti a quei tempi che non hanno nessuna intenzione di ammainare le vele e le bandiere. Anche in questo caso i pirati di questa Malesia più ricordata che realmente presente, navigano dentro ad un arrangiamento orchestrale che li rende epici fino a raggiungere quasi le suggestioni di Capitan Sparrow & co.

Da Cesenatico fino alla fine del mondo.

BRÈVA E TIVÀN

La canzone porta il nome di due venti che sul ramo di Como sono molto conosciuti, soprattutto da naviganti e pescatori e che per le imbarcazioni del passato che si spostavano verso la città con le vele, costituivano un vero e proprio motore, uno per andare al mattino e uno per tornare al pomeriggio.

Ma in questo brano c’è soprattutto un analisi personale e introspettiva del sottoscritto, che in un periodo di cambiamento e di scelte decise e coraggiose, si sente come il protagonista, in mezzo ad un lago che minaccia anche tempesta, con una riva che chiama e due venti che si contendono le direzioni. Ma si ha bisogno di stare in quel luogo non luogo, in balia del temporale, senza nessuno che intervenga, per potersi meglio comprendere e per sposare la propria scelta. La musica arrangiata in questo modo dal Maestro Vito Lo Re, proietta il tutto in un vero e proprio film fatto di emozioni portate dai venti.

LA BALERA

Nella balera del Circolo del paese dove sono cresciuto, in riva al lago, sotto il platano ora scomparso, con luci da festa messicana e orchestra improbabile, tra una polenta, un missoltino e svariati bicchieri, si consuma una stravagante e inaspettata storia d’amore, tra una donna di alto rango molto sofisticata ed elegante ed un contadino in canottiera che trova il coraggio di proporsi come cavaliere durante il ballo, soprattutto grazie alla quantità di Barbera assunta durante il sortilegio. Ero poco più che un bambino quando ho assistito a questa vicenda in una notte di mezza estate, ma non avendola mai dimenticata, l’ho poi trasformata in canzone.

IL DONO DEL VENTO

Questo brano che fa parte delle canzoni che si avvicinano all’idea di preghiera o di visione quieta e riparatrice, viene rivestito con delle sonorità quasi cinesi per celebrare la foglia protagonista a cui è affidato il duro lavoro di simboleggiare la vita stessa nelle sue fasi. Le tinte diventano estremamente autunnali e la musica sembra dirigerci verso meditazioni orientali, senza perdere la radice di partenza di ognuno.

DE SFROOS

In questo caso la figura dei contrabbandieri, viene cantata con atteggiamento un po’ più guascone e baldanzoso, con un piglio coraggioso e fatalista, che non dimentica però i pericoli, le ombre, il timore e tutti i rischi nascosti dentro ad un viaggio. Essendo la canzone che porta il nome del primo gruppo originario ed essendo molto vecchia, per molti rappresenta un ricordo degli inizi e di conseguenza un vero e proprio inno primordiale.

NINNA NANNA DEL CONTRABBANDIERE

Ballata che trasforma una ninna nanna di confine in una sorta di delicata e intimissima preghiera universale, dove la simbologia del contrabbandiere con il sacco in spalla che attraversa la notte e il monte per portare il suo peso oltre la frontiera, si fonde con quella del peso della croce di Gesù e di conseguenza con quella di ogni uomo nei suoi sforzi quotidiani sulla pista alterna della vita stessa.

Ascoltando da ragazzo la storia di mia madre, che andava a volte a dormire da una sua amica la quale aveva il padre che di notte si svegliava e partiva con un misterioso abbigliamento, rimanevo colpito dalla figura della madre ovvero della moglie del contrabbandiere che guardandolo andare dai vetri della finestra, mormorava una sua preghiera, la stessa che avrebbe detto la moglie di un finanziere.