CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

MONTE BIANCO E LA NOTA CAI – Zambrotta in finale, ma non cessano le polemiche

Gianluca Zambrotta ci mette la solita grinta di quando era in campo. Ringhia, sbuffa e va forte in finale dopo aver dimostrato il proprio valore anche come alpinista. Gli altri sembrano arrancare. Il reality Monte Bianco arriva alla sua ultima puntata – lunedì prossimo su RaiDue – con l’ex calciatore comasco tra i favoriti al successo finale. Ma non cessano le polemiche attorno a questo “Adventure-show” come lo ha chiamato proprio Zambrotta a CaoComo nelle scorse settimane.

Oggi arriva una nota ufficiale del presidente generale del Cai (Club alpino italiano) Umberto Martini (foto)

presidente cai martini“Il Club alpino italiano per tradizione non è favorevole alle crociate, siamo abituati a non avere pregiudizi e a giudicare nel merito. Le montagne sono di tutti, di conseguenza un reality televisivo girato sulle vette non è di per sé un fatto da condannare. Monte Bianco è uno spettacolo televisivo, certamente non vi è rappresentata la visione che della montagna dà il CAI, ovvero la ricerca di libertà e autorealizzazione personale, bensì è mostrata la sfida fine a sé stessa, che certamente non è alpinismo”.

Martini precisa che “il padrone della montagna non è il CAI, noi ne siamo fruitori e, in più, insegniamo ai nostri soci e agli appassionati, attraverso le nostre Sezioni e le nostre Scuole, a viverla in modo rispettoso e consapevole, nei confronti anche di chi risiede nelle Terre alte. Per noi chi va in montagna, come ho visto fare nel reality, senza mettere sconsideratamente a repentaglio la sicurezza propria, degli altri e senza rovinare l’ambiente, è certamente libero di farlo. La presenza delle Guide alpine, del resto, non può che essere garanzia di questo”.

“Il programma, come detto, è uno spettacolo televisivo, non un documentario – conclude Martini –  non bisogna quindi cercare qui la verità assoluta relativamente all’alpinismo e alle Terre alte. Non si capisce perché chi monitora situazioni anche delicate come questa, entrando nel merito con competenza ed esperienza, debba essere etichettato come reazionario e anti moderno”.