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Addio a Bob Decker, ex giornalista della nostra radio

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A soli 53 anni è morto Bob Decker, giornalista originario di Lecco, ma da molti anni trasferito a Como dove, dopo aver collaborato con Como Radio City e Radio Studio Vivo, aveva aperto una sua agenzia stampa, la Nadir Press.

Il suo vero nome era Luigi Anghileri ma nel mondo del giornalismo era conosciuto come Bob Decker. Un tipo originale, che ha avuto un’esistenza difficile alle spalle. Abbandonato dalla mamma in orfanotrofio, fuggito dalla famiglia affidataria, si era fatto da solo

Un grave problema di salute lo scorso anno lo aveva completamente debilitato e per parecchio tempo era rimasto ricoverato in ospedale a Como e poi nell’hospice San Martino per la riabilitazione. Probabilmente il decesso, avvenuto all’ospedale di Lecco, è riconducibile a una ricaduta.

Dicono che era in attesa di un cuore nuovo perché il suo, a soli 53 anni, non c’è la faceva più. Bob Decker è morto mentre aspettava il turno per avere quel che gli spettava. Tutta la sua disordinata vita è stata un attesa di qualche cosa che si sentiva in diritto di avere ma non arrivava mai.  Bob Decker, il più atipico giornalista in una categoria in cui i borderline abbondano, se ne è andato da solo come solo è vissuto se si escludono i numerosi gatti con cui ha diviso spazi, pranzi e pensieri.  
Lo conobbi anni fa quando a Como Radio City si verificò l’esigenza di trovare un giornalista dall’ oggi al domani.  Marco Romualdi mi parlò di un tal Decker che a Lecco era leggenda per i suoi articoli di fuoco sulla cosca ‘ndranghettistica dei Coco che lanciava da Radio Lecco 104 . Alla radio lecchese collaborava da diversi anni in maniera precaria, così, nel tempo di mangiare una pizza insieme, prese la decisione di trasferirsi a Como per venire a lavorare  per noi.  
Dei 7 anni in cui bob Decker rimase alle nostre dipendenze non è  il caso di parlarne ora. Però in quel periodo trovò prima un fratello che non sapeva di avere e poi anche una qualche forma di famiglia con i nuovi nipoti a cui si affeziono moltissimo. Aveva una casa per se e le sue “gatte di redazione”, un lavoro regolare, la collaborazione con l’Agi agenzia giornalistica nazionale di cui era diventato corrispondente per il comasco  e un libro da scrivere nel quale raccontare la sua incredibile storia. Ogni tanto me ne leggeva dei brani, c’era dentro tanta amarezza, ma anche voglia di riscattarsi. Sembrava che la sua vita fosse in procinto di diventare normale. Dopo sette anni finì il rapporto di lavoro che avevamo e Bob si mise in proprio fondando, con il nome di suo nipote Nadir, l’agenzia stampa nella quale riponeva molte aspettative professionali. Cosa successe poi non lo so con precisione, ma ancora una volta quello che Bob si aspettava non arrivò.  Erano parecchi anni che non lo vedevo più, poi, mi sembra la primavera dell’anno scorso, lo vidi camminare in via Manzoni con la sua tipica andatura. Io ero in auto. Non mi sono fermato. Lorenzo Canali

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