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Due anni dopo il referendum e’ legge il divieto del burqa in Ticino

Era il 22 settembre 2013 quando il 65% dei Ticinesi diceva “no al burqa” nei luoghi pubblici. Il 24 novembre 2015 la proposta di legge avanzata da Giorgio Ghiringhelli, leader del movimento politico Il Guastafeste.

Il 24 novembre il Gran Consiglio ticinese ha approvato la mozione con 56 voti favorevoli, 3 contrari e 10 astenuti. Il divieto riguarda i luoghi pubblici ed è sanzionabile con multe salatissime, fino a 10’000 franchi e esclude la possibilità per le donne musulmane di utilizzare burqa e niqab (velo che lascia gli occhi scoperti), imponendo quindi la riconoscibilità del volto. La legge, che entrerà in vigore a Gennaio, prende spunto da una sentenza della Corte di Giustizia Europea che nel 2014 ha dichiarato la legge anti-burqa francese in linea con la Convenzione Europea sui Diritti Umani.

Scettici la sinistra, che ritiene spropositato il provvedimento, data l’esigua quantità di donne velate, e il direttore di Ticino Turismo Elia Frapolli, allarmati dalla possibilità di una diminuzione dei turisti arabi, che sono circa il 2% dei turisti annui in Ticino, ma più “generosi” dei turisti tedeschi o cinesi.

Anche in Italia esiste, già dal 1931, il divieto di muoversi nei luoghi pubblici a volto coperto, o dagli anni ’70, di indossare caschi o altri mezzi che rendano impossibile il riconoscimento di una persona. Del 1995, invece, la precisazione: per motivi religiosi è possibile indossare lo chador o un altro tipo di velo, purchè il viso e quindi la persona resti identificabile, ma c’è già chi si augura -visto il momento storico e gli ultimi atti terroristici da parte di fondamentalisti- che la nuova legge ticinese faccia scuola anche oltre confine.

Si prevede quindi battaglia in Svizzera, anche se il magnate francese di origini algerine Rachid Nekkaz ha dichiarato: “Pagherò io tutte le multe per burqa in Ticino”. Dalle parole ai fatti, visto che ha già pagato più di 600 multe tra Francia e Belgio.