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FERMATO DAI CARABINIERI – Botte alla compagna in casa: finisce al Bassone

Botte alla compagna – I Carabinieri di Rebbio hanno arrestato in flagranza di reato, per “maltrattamenti in famiglia”, un 56enne, disoccupato, originario della provincia di Varese. L’uomo, per l’ennesima volta, al culmine di un litigio nato per futili motivi, aveva ripetutamente percosso la compagna. Episodio avvenuto a Lipomo dove i due abitano da tempo. Solo grazie all’immediato intervento dei Carabinieri, allertati dalla donna tramite 112, si è riusciti a evitare conseguenze più gravi per la povera vittima, la quale, in evidente stato di shock, è stata trasportata  all’ospedale Sant’Anna dove i medici le hanno riscontrato una ferita alla regione occipitale della testa, poi giudicata guaribile in 15 giorni. Nella circostanza, la donna, tra le lacrime, ha confidato ai militari operanti di essere da tempo vittima delle angherie e di ripetuti episodi di violenza da parte del compagno, rivelando un’esperienza di continue condotte minacciose, umilianti, vessatorie e violente tra le mura domestiche, mai denunciate alle Autorità per paura di più gravi ritorsioni. Il protagonsita è statoportato ora presso la Casa Circondariale di Como.

al bassone

COSA DICE LA LEGGE A TUTELA DELLE VITTIME DI ABUSI DOMESTICI

Importanti, in tale ottica, sono state le modifiche introdotte dalla Legge 15 ottobre 2013, n. 119 in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”, che hanno fornito un aiuto al sistema di protezione alle donne prevedendo, al di là dell’inasprimento delle pene di 1/3 [se alla violenza assiste un minore e/o se la vittima è in stato di gravidanza e/o se la violenza è commessa dal coniuge (anche se separato) e dal compagno (anche se non convivente)], l’“arresto obbligatorio” in caso di flagranza per reati di maltrattamento familiare e “stalking”, l’“allontanamento del coniuge violento dalla casa familiare” (che potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico), l’“irrevocabilità” della querela per violenza e maltrattamenti (sottraendo, di fatto, la vittima dal rischio di una nuova intimidazione tendente a fargliela ritirare) e il “patrocinio legale gratuito” per le vittime che non si possono permettere un avvocato.