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Dario Fo racconta la tragica vicenda di Ion Cazacu, “Un uomo bruciato vivo”

Tutti gli omicidi sono inspiegabili, incomprensibili, frutto di una follia umana che non trova altra via d’uscita se non attraverso l’atto criminoso. Ma ce ne sono alcuni che più di altri lasciano attoniti, per le motivazioni che hanno armato la mano dell’omicida e per le modalità d’esecuzione. Come il delitto di Ion Cazacu, piastrellista romeno la cui tragica storia è raccontata nel libro “Un uomo bruciato vivo” scritto da Dario Fo e Florina Cazacu, che interverranno in un incontro Sabato 31 ottobre alle 16,  nella Sala Rsu “Ion Cazacu” a Veniano. L’uomo, nel 2000, venne cosparso di benzina e bruciato vivo dal proprio datore di lavoro. Ion Cazacu, ingegnere nella propria terra d’origine e operaio in Italia, precisamente a Gallarate, lavorava per Cosimo Iannece. Le condizioni di vita di Ion erano quelle di tanti lavoratori irregolari: lavorava parecchie ore al giorno senza nessun tipo di contratto e di tutela, non veniva pagato regolarmente e viveva in un modestissimo e sovraffollato appartamento.

Florina Cazacu

Ciò che ha fatto scattare la follia omicida del datore di lavoro è stata la richiesta di Ion Cazacu di ricevere il proprio stipendio, che Iannece non erogava già da tempo, ed essere assunto. La risposta di Iannece è stata delle più crudeli ed umanamente inaccettabili: ha dato fuoco al piastrellista che, dopo un’agonia di parecchi giorni, è deceduto per le ustioni riportate.

Florina Cazacu, una delle figlie di Ion, era poco più che una ragazzina all’epoca dei fatti. Non era in Italia, ma in Romania quando le comunicarono ciò che era accaduto. Lo scoppio di una caldaia, le avevano detto, la causa dell’incidente. Il dolore per la perdita del padre sì accentuò quando Florina venne a conoscenza della verità. Una verità troppo dolorosa, una cattiveria troppo inumana per poter essere sopportata. Un dolore che si è rinnovato quando il percorso giudiziario di Iannece ha avuto un epilogo che sa di beffa per la famiglia di Ion. Dopo i vari gradi di giudizio è stato condannato in via definitiva a sedici anni di carcere. Dopo dieci anni è stato rimesso in libertà. Floriana ha dovuto sopportare anche l’incontro casuale in una via del paese con Iannece.

La volontà di ricordare suo padre e quanto accaduto l’ha portata a contattare Dario Fo e a realizzare questo progetto: un libro scritto a quattro mani, un dialogo tra loro due. Insieme stanno percorrendo l’Italia in lungo e in largo per non dimenticare, per augurarsi che fatti delittuosi come questi non accadano più, perché la gente si renda conto del fatto che anche la propria indifferenza di fronte a tutto ciò è altrettanto ingiusta.

All’incontro di sabato parteciperanno anche Mario Agostinelli e Ugo Giannangeli, difensore della famiglia Cazacu nel processo contro Cosimo Iannece

Ivana Rusconi