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Il DON PASQUALE di Donizetti arriva al Teatro Sociale. Tre atti di divertimento e sentimentalismo

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Tra le più celebri opere buffe di Donizetti, il Don  Pasquale sbarca  al Teatro Sociale di Como, venerdì 30 ottobre dopo il debutto al Teatro Donizetti di Bergamo e dopo una tournée di grandissimo successo in Francia, con un coloratissimo allestimento firmato dal livornese Andrea Cigni, che ha scelto ambientazione e costumi degli Anni Cinquanta, mentre alla direzione dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano troveremo il Maestro Christopher Franklin.

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‘Quando “Don Pasquale” viene rappresentato per la prima volta a Parigi, Gaetano Donizetti ha alle spalle un’intera vita nel mondo dell’opera italiana ed è nel pieno della sua maturità artistica. Aveva riscosso grandi successi con la Lucia di Lammermoor, “La Fille du Règiment” ed altre opere, ma non era riuscito ad ottenere l’agognata carica di Direttore del Real Collegio di Musica a Napoli. Questa opera buffa in tre atti, composta in undici giorni e rappresentata al Théâtre Italien di Parigi il 3 gennaio 1843, dal punto di vista librettistico non può dirsi un grande lavoro, ma il ritmo serrato e la sapiente teatralità lo rendono, operisticamente parlando, eccellente. Tipica del Don Pasquale è l’efficacia con la quale il lirismo e la malinconia si contrappongono al sorriso malizioso o anche alla schietta risata, perseguite dal maestro. Il libretto del Don Pasquale firmato M. A. (Giovanni Ruffini), si rifaceva a un libretto di Angelo Anelli, musicato da Stefano Pavesi nel 1810 con il titolo di “Ser Marcantonio”

Il regista Andrea Cigni nell’affrontare l’opera è partito dalla volontà di restituirle il carattere teatrale. Don Pasquale è sicuramente l’opera buffa più riuscita di Donizetti, e questa fortuna è dovuta anche alla grande caratterizzazione dei personaggi che agiscono nel corso della vicenda, ciascuno con un proprio modo di essere, con un proprio ‘scopo’, con peculiarità fisiche e caratteriali specifiche e personali. “La fonte primaria di ispirazione è stato proprio il carattere di Don Pasquale – scrive Cigni –  il suo essere ‘taccagno’. Una sorta di vecchio ‘avaro’ cui interessa fondamentalmente proteggere il proprio patrimonio, e per far ciò utilizza ogni mezzo, anche il matrimonio combinato (seppur con una giovane ed avvenente ragazza). L’oggetto che con più evidenza lo riconduce ad una sorta di Paperon de’ Paperoni umano, ad un Mr. Scrooge del romanzo di Dickens, è la cassaforte: l’elemento che chiude e protegge il suo ‘tesoro’, la sua ricchezza materiale, ma che avrà poi il compito di racchiudere il vero tesoro dell’opera nel finale”. 

Opposto al mondo di Don Pasquale è il mondo fiorito, lieto, gaio, di Norina. Un mondo fresco, amoroso, felicemente condiviso con lo stravagante Malatesta. Un mondo che fa da contraltare alla cupezza del vecchio e che pian piano lei saprà far prevalere, rompendo la tristezza della casa-cassaforte del tirchio. Poi c’è Ernesto, innamorato gentile e un happy ending da incorniciare

NEL VIDEO UNA RAPPRESENTAZIONE DELLA TOURNE’ IN FRANCIA

Teatro Sociale di Como

venerdì, 30 ottobre – ore 20.30        turno A

domenica, 1 novembre – ore 15.30  turno B

DON PASQUALE

Dramma buffo in tre atti. Musica di Gaetano Donizetti. Libretto di Giovanni Ruffini e Gaetano Donizetti.

Prima rappresentazione: Parigi, Théâtre Italien, 3 gennaio 1843

 

Don Pasquale              Paolo Bordogna (30/10), Alessio Verna (1/11)

Norina                         Maria Mudryak

Ernesto                        Pietro Adaini

Malatesta                    Pablo Ruiz

Il notaio                       Claudio Grasso

Direttore

Christopher Franklin 

Regia

Andrea Cigni

Scene e costumi

Loreno Cutuli

Light designer

Fiammetta Baldiserri

Maestro del coro         

Diego Maccagnola

Coro OperaLombardia 

Orchestra I Pomeriggi Musicali

Coproduzione Teatri di OperaLombardia e Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi

DON PASQUALE trama

 

ATTO I

Sala in casa di Don Pasquale.

Don Pasquale è un anziano e ricco possidente il cui erede dovrebbe essere il nipote Ernesto, se sposasse una donna scelta da lui.

Ma Ernesto, che ama Norina, una giovane vedova molto graziosa e vivace, anche se povera, si rifiuta di obbedirgli.

Il vecchio Don Pasquale decide così di sposarsi lui, per non lasciare le sue sostanze al nipote Ernesto, ma entra in gioco il dottor Malatesta, amico di Don Pasquale, che ancor più di Ernesto e di Norina, ordisce un piano per aiutare i due giovani.

Propone a Don Pasquale, come moglie, la propria sorella Sofronia che in effetti è Norina, magnificandone le doti.

Don Pasquale aderisce con gioia e, per cominciare, scaccia di casa Ernesto, mentre Malatesta istruisce Norina su come comportarsi per ammaliare il vecchio, e come, una volta sposato, farlo impazzire con i suoi capricci riducendolo poi alla disperazione.

ATTO II

Sala in casa di Don Pasquale.

Nella sala entrano il dottor Malatesta e Sofronia/Norina, di cui Don Pasquale, conquistato dalla sua grazia e timidezza, vuole subito celebrare le nozze.

Mentre un amico travestito da notaio scrive l’atto di matrimonio, entra Ernesto deciso a cercare rifugio in terre lontane.

Nel vedere la situazione, rimane dolorosamente sorpreso, ma Malatesta lo tranquillizza e, sottovoce, lo mette a parte del suo progetto.

Firmando il falso contratto di nozze, Don Pasquale dona alla sposa la metà dei suoi averi.

Sofronia, fino allora timidissima e docile, come da accordi con Malatesta cambia immediatamente contegno e, mentre prima era umile, ora è sfrontata e arrogante. Senza chiedere il permesso al marito fa chiamare il maggiordomo per avere nuova servitù, carrozza, cavalli, sarta, parrucchiere, poi manda a chiamare falegnami ed artigiani per rinnovare la casa.

ATTO III

Sala in casa di Don Pasquale.

Sofronia/Norina accentua le proprie bizze: arriva a schiaffeggiare Don Pasquale e a fargli credere d’avere un amante.

Esasperato, Don Pasquale chiede aiuto a Malatesta, il quale informa Ernesto delle decisioni dello zio e con lui progetta le contromosse.

Ernesto, senza farsi riconoscere dallo zio, dovrà fingere d’essere l’amante di Sofronia con la quale in una scena notturna canta un duetto d’amore.

Don Pasquale dichiara a Sofronia che la scaccerà da casa e che permetterà al nipote Ernesto di sposare Norina. A questo punto gli viene rivelato del falso notaio e della beffa ordita ai suoi danni, ma Don Pasquale, tanto felice di non essere in alcun modo legato alla diabolica Sofronia, perdona tutti e acconsente alle nozze di Ernesto e Norina.

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ARIA FRESCA…

nota del direttore Christopher Franklin

Quando penso a montare una produzione di Don Pasquale conto sulla completa disponibilità non solo della compagnia, ma anche dell’orchestra, perché questa partitura è piena di innovazioni da scoprire insieme ai musicisti. Donizetti scriveva opere in un’epoca in cui la scrittura musicale seguiva modelli e strutture formulaiche precise; il che non significa che le sue opere suonano tutte allo stesso modo, ma sicuramente il disegno complessivo seguiva le convenzioni teatrali del tempo. Come nel caso di molti suoi colleghi, si trattava spesso della seguente domanda: «Vuoi qualcosa di nuovo, o ne hai bisogno per venerdì prossimo?». Spesso non c’era il tempo materiale per dedicare tanti mesi alla scrittura di una nuova opera o per completare l’orchestrazione. Tuttavia, con questo Don Pasquale, sentiamo sin delle prime note un’aria fresca, e tanti piccoli dettagli. Già nella Sinfonia, siamo trascinati subito dentro questa commedia: anziché una introduzione lenta, ci ritroviamo di fronte ad un’intera orchestra che esplode con una risatina, seguito da quattro ‘schiaffi’. Come tutte le donne mediterranee, Norina è spiritosa, lunatica e passionale… e si sente! Poi, cambiando nuovamente strada nelle battute successive, sentiamo un solo violoncellista intonare le note della serenata che canterà Ernesto nel terzo atto, poi la voce del violoncello si unisce al fagotto, poi il corno, poi il flauto, e così via… In questa Sinfonia, incontriamo anche la famosa aria di Norina, qui cantata dalle varie sezioni dell’orchestra. Lasciando vagare l’immaginazione, potremmo proporre questa Sinfonia come un microcosmo della trama stessa dell’opera. Dopo la sinfonia, entriamo nella casa del vecchio Don Pasquale: qui sentiamo l’orchestra cantare una lunga melodia che dovrebbe dipingere allo stesso tempo un vecchio annoiato, pieno di ansie, e il suo amico, il Dottor Malatesta, che non arriva mai con la notizia di qualche futura sposina. Invece del solito accompagnamento ritmico, è l’orchestra che canta, mentre i cantanti hanno delle frasi declamati, quasi recitativo. Ci sono troppe sonorità nuove da scoprire per elencarle tutte, ma una tra le più notevoli è sicuramente la serenata notturna di Ernesto nel terzo atto, dove è accompagnato dal coro dietro le quinte e da una ‘banda’ di due chitarre e tamburo basco (un chiaro omaggio a l’aria del Conte del primo atto de Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini). Come al solito nelle opere buffe, il coro viene usato poco ma bene: in Don Pasquale, lo incontriamo nel terzo atto, come un piccolo coro greco che si diverte nel vedere come il vecchio se la cava con la nuova mogliettina (una belva, in realtà…) in casa! La scelta di Donizetti di accompagnare tutti i recitativi con l’orchestra ci dà l’opportunità di tante piccole sfumature di colori, ma anche di articolazione e commento ritmico, sfumature che un solo clavicembalo non riuscirebbe a dare con la stessa ricchezza. Un’ultima parola per questa produzione: insieme al regista Andrea Cigni, abbiamo deciso di presentarvi il Don Pasquale in versione integrale, ovvero senza tagli. Mi auguro che, con questa regia frizzante e innovativa, la serata scorra piacevolmente e possiate apprezzare questo capolavoro così come l’ha scritto l’autore. Buon ascolto e buon divertimento!

 

 

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