CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

SERATA AD ERBA (FOTO) – “Monsignor Pirovano, un vero colosso della fede…”

Anche la stampa nazionale si interessò di monsignor Aristide Pirovano, quando nel 1977, terminato l’incarico di Superiore generale del Pime, rinunciò a prestigiosi incarichi che lo attendevano in Vaticano per tornare a fare il missionario “sul campo”, accogliendo l’invito dell’amico Marcello Candia e diventando così cappellano del lebbrosario di Marituba. In realtà si apriva così il capitolo forse più affascinante dell’esistenza di padre Aristide, che ieri sera, alla Ca’ Prina a Erba, è stato al centro dell’ultimo incontro del ciclo “Il romanzo di una vita”, con cui l’Associazione Amici di monsignor Aristide Pirovano, in collaborazione con la Comunità pastorale Sant’Eufemia e col patrocinio del Comune di Erba e di Ca’ Prina, ha ripercorso la biografia del Vescovo missionario erbese nel centenario della nascita (22 febbraio 1915).

Il dottor Marco Liva, presidente della Fondazione Marcello Candia, ha tratteggiato con efficacia il profilo di Candia, rievocando le origini e lo sviluppo del rapporto tra lui e Monsignor Pirovano. Fu proprio padre Aristide, negli anni Cinquanta, a incoraggiare la vocazione di Candia a diventare missionario laico, ponendo così le basi per quella collaborazione che non potè realizzarsi a Macapà e si concretizzò più avanti a Marituba: una colonia governativa dove lebbrosi ed ex-lebbrosi vivevano isolati dal mondo, abbandonati dalle loro stesse famiglie. Pirovano e Candia crearono servizi sanitari, scolastici, religiosi e sociali, diedero lavoro agli indios, attirarono gente dalla foresta. In pochi anni l’ex colonia divenne una vera e propria città, abitata da decine di migliaia di persone e visitata anche da Giovanni Paolo II, l’8 luglio 1980.

«Monsignor Pirovano fece scattare la scintilla che c’era dentro Candia, quell’ansia che lo spingeva ad aiutare il povero, il sofferente, chi era meno fortunato di lui, e che si tradusse poi in una grandiosa scelta evangelica – ha sottolineato Liva -. Si conobbero, si piacquero e si conquistarono a vicenda: un feeling immediato, nato dalla passione concreta e immediata per gli altri che accomunava questi due “colossi” della fede. L’uno fu di stimolo e sostegno per l’altro, e viceversa. Lo slogan “Due amici, un ideale” è la sintesi perfetta della loro consonanza umana e spirituale». Tanto il pubblico interessato presente in Cà Prina ieri sera.

pubblico cà prima erba

Ha preso poi la parola fratel Gedovar Nazzari, oggi economo generale dei Poveri Servi della Divina Provvidenza – Opera Don Calabria, a cui monsignor Pirovano affidò la responsabilità della missione di Marituba all’inizio degli anni Novanta, quando decise di tornare in Italia. Dal 1991 al 1997 fratel Gedovar è stato il collaboratore più stretto e poi l’“erede” di padre Aristide alla guida della missione, e ancora oggi, sia pure a distanza, continua a seguire e ad aiutare lo sviluppo di Marituba. «Diventammo amici in pochi giorni, il nostro rapporto si fece subito strettissimo – ha ricordato -. Padre Aristide ideava i progetti, li condivideva con me, io ne curavo l’esecuzione, che poi lui verificava. Per me è stata un’esperienza unica, vivere accanto a un Santo, un profeta del nostro tempo, un uomo che lavorava tantissimo, ma che era anche ricco di profonda spiritualità. E sapeva relazionarsi allo stesso modo col governatore e con un lebbroso. Una persona illuminata, da cui ho imparato molto».

Nazzari ha portato con sé la sintesi filmata di alcune video-testimonianze su Pirovano realizzate nei mesi scorsi a Marituba. Dopo un appello a favore delle adozioni a distanza dei bambini di Marituba che gli Amici di monsignor Pirovano curano e promuovono da anni, le riflessioni conclusive del sindaco di Erba Marcella Tili («ricordo la prima volta che vidi padre Aristide: il suo sorriso e il suo carisma sono indelebili nella mia memoria… Il suo esempio ci spinge a riflettere e a fare i conti col nostro egoismo…») e di don Giovanni Afker, responsabile della Comunità pastorale Sant’Eufemia («vite come quella di padre Aristide non possono non essere di stimolo e di insegnamento. Cerchiamo, come erbesi, di essere coerenti con la grande lezione di questo erbese doc: per i poveri possiamo fare di più…»).