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Carla Fracci a Como: “Vorrei dare il mio contributo ai giovani”

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Carla Fracci, l’Icona della Danza per eccellenza, è stata presente nella serata di ieri presso Unindustria Como per la presentazione di due libri che la vedono protagonista ovvero   “Passo dopo passo- La mia storia” (edito da Mondadori) ed “ Il  ritorno dell’étoile” (edito da Piemme Junior – Battello a Vapore).

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Un incontro relazionato dalla giornalista Aurora Marsotto, giornalista nonché autrice del secondo libro,  che ha introdotto i lavori della serata , tracciando un excursus itinerante attraverso la carriera dell’Artista, una carriera in cui sono condensati estratti di vita vissuta accanto a personaggi che hanno davvero fatto la storia in campo artistico e culturale. Ciò che è emerso dalla presentazione.  “E’ proprio la differenza di questo libro dalle altre biografie-ha affermato la Marsotto- non è un libro autocelebrativo, è uno spaccato della nostra storia. La capacità narrativa della Fracci è stata quella di farci entrare nella sua storia e farcela vivere con lei. In esso c’è tutto un mondo di drammaturgia, di registi, insomma c’è tutto questo spaccato di stile attraverso cui si muovono questi personaggi del balletto classico.  Inoltre tra questi stralci vi sono le foto che sono poi il fil rouge del racconto”.

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E dire che “Io ho cominciato senza sapere cosa fosse la danza- ha affermato la Fracci- alcuni amici di famiglia hanno suggerito ai miei genitori di iscrivermi alla Scala perché ero graziosa, e così mi sono ritrovata alla sbarra. A quel punto diventa poi una cosa naturale”.

Naturale per un’icona, per l’ètoile che ha interpretato personaggi del teatro attraverso stili e tecniche diverse, le sue interpretazioni drammatiche hanno saputo entrare nei personaggi differenziando, il tutto elaborato attraverso un duro lavoro di studio per andare in scena. Nonostante i numerosi impegni che hanno contraddistinto la sua vita e la sua carriera artistica, la Fracci  si è impegnata negli anni, nella promozione  della danza classica nei piccoli centri, con scene, corpi di ballo, e ciò ha portato alla nascita di scuole di danza nei piccoli centri.

“Ora si raccolgono i frutti, ora sono gratificata dall’affetto di persone che mi dicono “Grazie” per quello che ha fatto– ha continuato Carla Fracci- era importante farlo in Italia dare lavoro ai giovani. Si proponeva un progetto, si presentava un repertorio, c’erano anche proposte diverse di creazione, questa è la versatilità, questo è essere diverse. Ho eseguito anche dei pezzi con le sorelle Kessler in tv.”

La Fracci si è poi detta amareggiata per via dello smantellamento che si è attuato oggi nel nostro paese circa le Compagnie di danza, “Purtroppo oggi tanto lavoro si è perso, mi dispiace che i talenti  che ci sono in queste scuole private debbano poi andare all’estero. Il lavoro ci sarebbe, i talenti anche, ma si preferisce talvolta mantenere due o tre titoli con compagnie straniere che hanno un costo inferiore rispetto ad una Compagnia fissa. Recentemente sono stata a Mosca dove ho fatto uno spettacolo molto interessante, io potrei dare un mio contributo ai giovani perché il futuro è dei giovani. Dicono che io sono una bandiera, un’icona ma facciamo qualcosa.”

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Il discorso poi si è soffermato su Rudolf Nureyev, tra i suoi partner di scena storici “ Aveva un caratterino. C’era molta competizione in scena, alcune volte c’era da tremare. Ho eseguito con lui parecchi pezzi, era una persona che voleva capire, imparare. Lui ha cominciato tardi a studiare, aveva 17 anni. Ammirava tutto quello che succedeva da noi: io sono la ballerina con cui ha ballato di più. Aveva doti di grande generosità, con “Lo Schiaccianoci” mi ha insegnato passo dopo passo la coreografia che era una sua variazione difficilissima. In due giorni ho imparato il suo Schiaccianoci ed alla fine dello spettacolo alla Scala erano tutti in piedi e lui mi ha detto ‘Hai visto cosa vuol dire ad avere coraggio’-

Ho ballato con tantissimi ballerini, la creatività avviene in scena, non puoi fare una cosa in sala e ricrearla in scena. Mi hanno spesso chiesto dell’invidia, della competitività ma in quali lavori non c’è?  Mi sento donna ma l’artista è un’altra cosa, la mia vita è stata intensa, piena di emozioni. Adesso- ha concluso la Fracci- il successo è che sono nonna e dunque felice così”.

In sala era presente anche Beppe Menegatti, marito nonché regista di opere, balletti e piecé teatrali di importanti autori, e curatore di molti spettacoli della moglie che ha raccontato un aneddoto circa un incontro con Jean Cocteau avvenuto in teatro il quale “ Baciando le braccia di Carla disse: ‘L’anima di Giulietta è nelle sue braccia”.

Stefania Ferro

 

 

 

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