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LUNEDI’ DEL CINEMA: “Leviathan” il mostro del potere

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Un intenso e potente affresco della modernità russa, senza peli sulla lingua è “Leviathan”, l’appuntamento di questa sera, ore 21, per I Lunedì del Cinema allo Spazio Gloria di via Varesina.

Il “mostro” del film di Andrei Zvyagintsev  non è la figura animalesca di cui parla la Bibbia, ma ciò che nei secoli il Leviatano è diventato nelle tradizioni letterarie e filosofiche, l ’entità che opprime l’uomo, lo avversa politicamente e socialmente, simbolo di quella malversazione e assenza di diritto soprattutto da parte dello Stato o dai suoi organi.

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Il Leviathan di questo film russo è il sindaco, becero alcolizzato e prepotente che utilizza ogni mezzo per essere rieletto e per  i suoi loschi intrighi di corruzione. Chi cerca di opporsi alle prepotenze è Kolia, proprietario di una vasta zona su cui il primo cittadino vuole mettere le mani. Kolia, coriaceo ex-militare, si spezza, ma non si piega, resiste a oltranza, seguendo il suo inevitabile destino.

Con Leviathan Andrei Zvyagintsev racconta  una discesa negli inferi terreni di una terra, la Russia di Putin, sconvolta da corruzione, violenza, tensione sociale e malavitosa, che sta soffocando un mondo che vorrebbe emanciparsi da un passato opprimente e ingombrante, e invece è occupato da oligarchi e piccoli dittatori che sembrano aver sostituito indegnamente i vecchi e odiati zar.

Il film è anche pieno di ironia, quell’ironia amara che sa che in altro modo non potrebbe esprimere tutto il proprio dolore, trovando l’unico sbocco nella satira più o meno esplicita o con dialoghi o con situazioni surreali.

 

Leviathan (Russia, 2014, 140 minuti) di Andrei Zvyagintsev

La regione del Mar di Barents è desolata, circondata dal nulla, accerchiata dalla Natura minacciosa, quasi matrigna come avrebbe dettolunedi cinema - leviathan1Leopardi, che l’uomo, piccolo essere ospite, ha cercato di manipolare e adattare alla propria condizione. Se la Natura è ostile, lo è ancora di più il governo che dovrebbe tutelare gli onesti, ma il Leviatano che tiranneggia è spietato. Nella Bibbia Giobbe è perseguitato dalle sventure attuate da un sadico gioco tra Dio e Satana mettendo quindi la fede al primo posto di ogni scelta umana, qui Kolia invece non ha mai a che fare con la religione, anzi ne subisce l’assenza dove il pastore ortodosso consola e collabora con il mal governo. Dio è morto, ha detto qualcuno e in questa Russia moderna sembra davvero così, sin dai tempi di Stalin e del comunismo venefico che distrusse ogni forma di pratica spirituale, appiattendo ogni aspetto della vita sul piano materiale. L’unico baluardo di fede, profanato dai nuovi giovani ribelli, è un rudere isolato di una sezione di abside affrescato. Se questo non bastasse c’è l’annichilimento alcolico di vodka per annebbiare e dimenticare ogni problema. È imbarazzante e addirittura fastidioso la quantità di vodka bevuta. Ingoiare senza pensieri, dormire e tornare a bere.

Il Leviatano compie il suo infame dovere sottilmente, agendo nelle vite private, insinuandosi negli incubi delle persone e strappando le carni poco alla volta, lasciando un vuoto enorme da colmare, inutilmente.

Il mondo è malvagio, predeterminato e ogni azione compiuta per combatterlo risulta inutile. Sembra questo il messaggio del film, apparentemente, ma in fondo, scavando, qualche speranza sorge, nel nuovo giorno, nel dolore che crea qualcosa di buono, nella morte e nella rinascita, anche se la luce in fondo al tunnel sembra lontana e fioca.

 

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