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LA SUA NOTA – Centro minori chiuso a Tavernola, la replica di Borzatta

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Continua a far discutere la decisione di Palazzo Cernezzi di chiudere il centro per minori stranieri di Tavernola. Se da un lato il Comune parla di “Decisione obbligata”, aggiungendo che “la responsabilità di essere arrivati a questa determinazione è tutta interna alla cooperativa che aveva in gestione il servizio”. Nella giornata di mercoledì lo spostamento dei ragazzi in altre comunità per minori, in città per coloro per i quali erano attivi tirocini formativi.

borzattaDichiarazioni, quelle del Comune e particolare dell’assessore Bruno Magatti, che non sono proprio andate giù a Michele Borzatta, responsabile della cooperativa che gestiva la struttura (NELLA FOTO A LATO), che nelle ultime ore ha inviato una nota ufficiale che pubblichiamo integralmente.

 

Oggetto: Centro di Accoglienza Centro Puzzle
In relazione ai recenti avvenimenti, vista la delicatezza della materia e la profonda amarezza all’indomani di una vicenda simile, preferisco affidare i miei commenti e le valutazioni della cooperativa ad un testo scritto.
L’Amministrazione comunale ha motivato la chiusura della struttura e il trasferimento dei suoi ospiti con l’impossibilità di prorogare il servizio, in attesa del nuovo bando, stante le condizioni della struttura giudicate inadeguate.
Al riguardo mi limito a segnalare che:
• La cooperativa ha ricevuto dal Comune di Como in data 26 febbraio gli esiti
dell’ispezione compiuta dai competenti uffici dell’Asl che hanno rilevato
inadeguatezze e prescritto interventi strutturali;
• La cooperativa ha ricevuto in data 7 settembre una nuova visita dell’Asl il cui
verbale rileva che le prescrizioni imposte sono state eseguite in larga parte;
l’unico intervento non effettuato ma solo programmato era riferito alla
sostituzione delle porte interne per le quali la cooperativa aveva già inoltrato
l’ordine di acquisto a una ditta fornitrice, così come per gli acquisti delle
armadiature delle camere.
Non mi risultano altri verbali ispettivi dell’Asl e quindi non comprendo come la stessa possa avere giudicato la struttura non più idonea al servizio. Allego l’ultimo verbale rilasciato dall’Asl in occasione della vista del 7.09.2015 Nel merito, poi, osservo che la struttura gestita dalla cooperativa dal gennaio 2010 ha sempre ospitato un numero di minori superiore rispetto al numero previsto dal contratto con l’amministrazione. Ci sono stati lunghi periodi in cui per far fronte all’emergenza degli arrivi sul territorio di minori stranieri non accompagnati, la struttura è arrivata ad ospitare fino a 30 ospiti. Si tratta unicamente di minori inviati dai servizi sociali dell’amministrazione e ospitati presso il centro con evidenti disagi organizzativi e inevitabili contraccolpi sulla struttura stessa, compresi gli arredi.
Nella citata ispezione, l’Asl ha richiamato l’esigenza di incrementare ulteriormente il numero del personale educativo presente. La cooperativa ha tempestivamente provveduto con avvisi pubblici di reperimento e
selezione del personale che, visto il numero degli ospiti presenti, era ritenuto necessario.
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Parte del personale occupato nell’assistenza, pur avendo una decennale esperienza
nell’ambito della gestione dell’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, non era
infatti in possesso di un titolo di laurea necessario alla copertura dei parametri normativi
delle comunità educative. Sottolineo che tale personale era stato assunto, su
indicazione del Comune di Como in base all’articolo 37 del CCNL delle cooperative
sociali, nel momento in cui (gennaio 2010) il Comune di Como affidò l’incarico di
gestione a IL BIANCOSPINO.
Il primo affidamento fu per la gestione di un centro di prima e seconda accoglienza per
minori stranieri non accompagnati da 16 posti che poi negli anni si è trasformato, per la
stessa struttura, nella gestione di due comunità educative da 8 posti denominati
PUZZLE A e PUZZLE B, cambiando quindi in corsa i parametri di riferimento.
Il triste esito di questa vicenda ha comportato che anziché assumere il personale
prescritto dall’Asl, la cooperativa ha dovuto interrompere il rapporto di lavoro con i 15
collaboratori, in larga parte soci-lavoratori della struttura, che da oggi aumentano il
numero dei disoccupati della nostra provincia.
E’ indubbio che a una simile situazione non si sarebbe arrivati se l’Amministrazione
avesse provveduto per tempo ad emanare i necessari bandi di gara per l’affidamento
del servizio, anzichè procedere con proroghe successive dopo la scadenza
dell’originario contratto avvenuta il 31.12.2014.
Molto altro ci sarebbe da aggiungere per raccontare 5 anni di gestione del Centro
Puzzle , ma mi riservo di farlo in altra occasione e con dati alla mano, per riscattare la
professionalità degli operatori che hanno contribuito alla buona riuscita di molti percorsi
assistenziali e educativi e che in queste ore vivono la frustrazione della perdita del
lavoro.
Rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore esigenza
Cordialmente Saluto
Michele Borzatta

 

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