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Il saggio sul poeta Gian Pietro Lucini insignito del Premio Feronia

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Il saggio di Pier Luigi Ferro, La penna d’oca e lo stocco d’acciaio. Gian Pietro Lucini, Arcangelo Ghisleri e i periodici repubblicani nella crisi di fine secolo, stampato a Milano dalla casa editrice Mimesis, ha ottenuto il «Premio Feronia-Filippo Bettini» per la critica prevalendo, nella votazione finale, nei confronti dell’opera di Giovanni De Luna (La resistenza perfetta, Feltrinelli), di Antonio Del Guercio (Parigi 1750-1950, Editori Riuniti) e di Donatella di Cesare (Heidegger e gli ebrei. I “Quaderni neri” (Bollati Boringhieri).

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Il saggio di Ferro era stato presentato in anteprima a Como nell’ottobre scorso, presso la Sala conferenze della Biblioteca Comunale, nell’ambito delle iniziative organizzate dal Comune di Como per il centenario della morte del poeta lariano. Pier Luigi Ferro, insieme a Manuela Manfredini, ha curato inoltre il fascicolo monografico di «Resine. Quaderni liguri di cultura», di cui è direttore scientifico, intitolato Nei giardini del Melibeo. Gian Pietro Lucini cento anni dopo, a tutt’oggi il più cospicuo lavoro collettivo dedicato all’opera dello scrittore, realizzato col contributo del Lions Club Lariano, del Lions Club Plinio il Giovane e del Soroptimist International d’Italia Club di Como. Il premio sarà consegnato in una cerimonia pubblica nel cortile d’onore del castello ducale Orsini di Fiano Romano sabato 12 settembre.

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La penna d’oca e lo stocco d’acciaio. Gian Pietro Lucini, Arcangelo Ghisleri e i periodici repubblicani nella crisi di fine secolo è il risultato di un triennale lavoro di tipo storico-documentario, basato su fonti archivistiche e rari documenti a stampa, che offre la definizione esauriente di un momento cruciale dell’attività letteraria, editoriale e pubblicistica di Lucini, legandola strettamente al mondo dei quotidiani e dei periodici milanesi (il supplemento domenicale al quotidiano finanziario «Milano nuova», la «Domenica Letteraria», «La Educazione Politica» o il quotidiano «L’Italia del Popolo», ma anche «Il Resto del Carlino» di Bologna e «La Ragione», che si stampava a Roma), nonché alle tumultuose vicende italiane dell’ultimo decennio dell’Ottocento (i fatti di sangue del maggio ’98 a Milano, con le stragi di Bava Beccaris, l’uccisione di Umberto I ecc.) e di quello giolittiano, fino allo scoppio della Grande Guerra. Lo studio di Ferro porta inoltre per la prima volta alla luce un carteggio di Lucini con Luigi Pirandello, fino ad oggi inedito. Pirandello, allora quasi esordiente, entrò in contatto con Lucini all’epoca in cui quest’ultimo era direttore editoriale e comproprietario della casa editrice Galli, una delle più importanti nel panorama milanese e italiano di fine Ottocento, poi diventata la Baldini e Castoldi. Il volume di Ferro inoltre pone particolare attenzione sui legami dello scrittore con Arcangelo Ghisleri (anche in questo caso ricostruendo e pubblicando un carteggio inedito e assai importante), una delle figure più nobili del repubblicanesimo federalista lombardo e italiano.

La vicenda ideologica e letteraria di Lucini, intellettuale indipendente e originale, una delle firme più interessanti nel giornalismo culturale tra Ottocento e Novecento, ma anche poeta, teorico e critico, troppo spesso marginalizzato e sottovalutato, viene riportata così alla propria autentica matrice ideologica, dopo alcuni fraintendimenti ed errori che avevano caratterizzato la lettura della sua opera durante la “riscoperta” di tale autore negli ormai lontani anni Settanta.

Nel volume di Ferro si dà inoltre conto dei rapporti di Lucini con Felice Cameroni, suo méntore letterario e allora autore di numerose appendici letterarie su «Il Sole»: un altro protagonista della scena culturale e giornalistica milanese, che ha avuto un ruolo centrale nella diffusione dell’opera di Zola e della poetica del Naturalismo in Italia, influendo sull’opera di Giovanni Verga.

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Chi era Gian Pietro Lucini? Nato a Milano e morto a Plesio (1867-1914), passò gran parte della vita a Breglia, sopra Menaggio. Poeta, critico letterario e d’arte, pubblicista, fu il più importante teorico del movimento simbolista italiano e del verso libero e uno dei più consapevoli e raffinati interpreti delle posizioni che maturarono nella letteratura francese contemporanea, allora punto di riferimento imprescindibile per i letterati e gli intellettuali europei. Esordì come narratore di impostazione naturalista, incoraggiato e guidato da Felice Cameroni, il più attivo sostenitore, in Italia, della narrativa di Zola. Questi lo aiutò anche a pubblicare anche scritti critici e interventi polemici su «La Educazione Politica» di Ghisleri, del quale Cameroni era amico, un’attività che Lucini proseguì negli anni diventando la più importante firma letteraria su «L’Italia del Popolo» ed uno dei più autorevoli collaboratori de «La Ragione» e dei periodici repubblicani. La sua prima raccolta di versi uscì nel 1894 col titolo Il libro delle Figurazioni ideali. Fu direttore editoriale e quindi comproprietario, per un breve periodo, della Galli di Baldini, Castoldi e C., una delle principali case editrici milanesi. La sua poesia, soprattutto dopo i sanguinosi fatti milanesi del maggio 1898 che, unico tra i poeti italiani ebbe il coraggio di denunciare ne Il Sermone al Delfino, uscito clandestinamente in quello stesso anno per evitare l’incarcerazione, inclinò presto sul versante della satira e della denuncia sociale, stigmatizzando lo sfruttamento del lavoro e la miseria popolare, l’autoritarismo, il militarismo, il trasformismo  e l’opportunismo politico anche di tanti esponenti della Sinistra estrema. La sua opera maggiore è considerata Revolverate, pubblicata nel 1909 da Marinetti. Per un certo periodo aderì al futurismo, dal quale prese le distanze dopo il sostegno dato da Marinetti all’invasione coloniale della Libia, nel 1912. L’opera di Lucini, rivalutata già a partire dagli anni Settanta soprattutto grazie al lavoro di Edoardo Sanguineti e Glauco Viazzi, da un decennio è oggetto di rinnovata attenzione da parte della critica letteraria.

L’archivio di Gian Pietro Lucini  è custodito presso la Biblioteca comunale di Como dal 1973

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Pier Luigi Ferro (Varazze, 1959), italianista, ha pubblicato studi su «La Rassegna della Letteratura Italiana», «Esperienze Letterarie», «Avanguardia» e altre riviste. Dal 1994 ha collaborato a «Il Ponte», con una serie di saggi, in parte raccolti in Attestature. La letteratura italiana tra Novecento e nuovo millennio, Il Ponte, Firenze, 2002. Ha curato volume Adriano Spatola poeta totale, Costa&Nolan, Genova, 1992, la ristampa de Il Verso Libero di Gian Pietro Lucini, Interlinea, Novara, 2008 e del Poema del Candore Negro di Farfa, viennepierre, Milano, 2009. Nel 2010 il saggio Messe nere sulla Riviera. Gian Pietro Lucini e lo scandalo Besson (Utet, Torino), con prefazione di E. Sanguineti.

 

Motivazione del Premio Feronia-Filippo Bettini del 2015 per la critica a Pier Luigi Ferro

La giuria del Premio Feronia-Filippo Bettini ha attribuito il premio della critica per il 2015 a Pier Luigi Ferro per il volume La penna d’oca e lo stocco d’acciaio. Gian Pietro Lucini, Arcangelo Ghisleri e i periodici repubblicani nella crisi di fine secolo (Milano, Mimesis, 2014).

Uscito nella collana “I sensi del testo”, diretta da Fausto Curi, lo studio di Pier Luigi Ferro ripercorre analiticamente, con dovizia di riferimenti bibliografici e archivistici, un segmento assai significativo del percorso letterario, intellettuale e politico di Gian Pietro Lucini, poeta, teorico e critico troppo spesso marginalizzato, riscoperto alla fine degli anni Sessanta del Novecento da Glauco Viazzi, Edoardo Sanguineti e Fausto Curi, ma la cui opera è ancora oggi sottovalutata nella storia della letteratura italiana contemporanea. Pier Luigi Ferro ha acquisito negli ultimi anni meriti sempre crescenti nella rivalutazione e nella riproposta dello scrittore milanese, riproponendo nel 2008 la sua ponderosa summa teorica, Il verso libero (Novara, Interlinea) e dedicandogli nel 2010 lo studio Messe nere sulla Riviera. Gian Pietro Lucini e lo scandalo Besson (Torino, Utet). Né va dimenticato, uscito ancora nel 2014, centenario della morte del poeta, un corposo e straordinario numero monografico del periodico «Resine. Quaderni liguri di cultura» da lui curato insieme ad un’altra importante giovane studiosa di Lucini, Manuela Manfredini.

La penna d’oca e lo stocco d’acciaio ricostruisce pazientemente, utilizzando rare fonti a stampa e preziosi materiali autografi inediti provenienti dall’Archivio Lucini della Biblioteca Comunale di Como, resi finalmente consultabili agli studiosi da Magda Noseda e da Chiara Milani, la collaborazione di Lucini a periodici di area simbolista come la «Domenica letteraria» e di impostazione politica repubblicana e barricadiera come «La Educazione politica» di Arcangelo Ghisleri.  Alla vigilia di una data storica, il 1898, che con i moti di piazza per le insostenibili condizioni economiche delle masse italiane e con la feroce repressione nel sangue da parte dell’esercito sabaudo comandato dal generale Bava Beccaris, farà segnare un punto di non ritorno nella poetica e nell’impegno intellettuale e politico di Lucini, assume particolare rilievo l’infelice avventura dello scrittore milanese nel tentativo di salvataggio della casa editrice milanese Galli, della quale sarà per un breve periodo di fatto socio e direttore editoriale. La disillusione di un poeta che aveva teorizzato e praticava una difficile “via italiana al simbolismo” di fronte alle logiche mercantili che imperavano nell’Italia fin de siècle è bene espressa in una lettera inedita ad Antonio Fogazzaro del 1897: «Io comprendo l’Editore come una missione estetica-sociale, forse come un largo e ben inteso mecenatismo, li altri come un affare di commercio, una azione di compera e di vendita: sarà, ma l’ingegno, e le opere d’ingegno, sono ben diverse derrate del vino e del grano. Piacquemi quindi di rimanere in un canto: la mia funzione non è altro che spesso un inascoltato proporre, non è altro che un tramite spiccio e leale di quanto la casa intende fare colli autori che ricorrono a lei. Nulla faccio né mi permetterò di fare di mia iniziativa, impiegato di concetto sbrigo le lettere e quant’altro abbisogna ma non mostro mai la mia personalità, il mio volere, il mio esplicito veto. Del resto l’intenzione d’un singolo contro l’opposta di tre persone, numericamente non può aver valore. Non è a dire quanto alcune volte mi annoj, quante concessioni debba fare al commercio, quanti peccati contro l’arte debba commettere, quante privazioni impormi, quante ribellioni strozzate dentro di me: per tutto questo la mia fibra troppo delicata ne soffre, tutto il mio buon lievito mi si inacidisce dentro, portando quelle irritazioni postume, che in vece, se l’entusiasmo avesse avuto il suo corso, mi avrebbe fruttificato buone e dolci cose».  Così l’«inascoltato proporre» luciniano non riesce a propiziare la pubblicazione delle opere del giovane e suo coetaneo Luigi Pirandello, il carteggio breve ma significativo con il quale ricostruisce in appendice al capitolo Pier Luigi Ferro.

Liberatosi dell’impegno con una casa editrice sull’orlo del fallimento con gravi perdite economiche, ma con l’acquisizione, a titolo di parziale risarcimento, della Tipografia degli Esercenti, Lucini pubblicherà di lì a poco anonimamente una serie di feroci libelli poetici antidinastici, corrosivi nei confronti della Casa regnante e della sua politica reazionaria culminata nel Maggio di sangue 1898 e nella spietata repressione tanto dei moti popolari di protesta che degli intellettuali e degli organi di stampa di opposizione.   Sullo sfondo tragico di una fine secolo a fosche tinte, culminata con l’uccisione in un attentato di Umberto I nel 1900, Pier Luigi Ferro ci aiuta con il suo studio a meglio comprendere la metamorfosi di un poeta aristocratico ed elitario come il simbolista Lucini nel sulfureo autore delle Revolverate e delle Nuove revolverate, la progressiva sempre maggiore politicizzazione della sua scrittura poetica, sovversiva anche da un punto di vista formale con la teorizzazione e l’adozione del verso libero; la futura resa di conti con D’Annunzio, con Pascoli e con lo stesso Fogazzaro; l’avvicinamento a Filippo Tommaso Marinetti e al suo Futurismo e il quasi repentino allontanamento, una volta compresa la sua ideologia nazionalista e imperialista all’altezza della Guerra di Libia. Metamorfosi che comprendiamo assai meglio grazie alla ricostruzione del suo rapporto di collaborazione, spesso complicata e non certo lineare, con i periodici repubblicani, a partire dall’«Educazione Politica» fino all’«Italia del Popolo» e alla «Ragione». L’amicizia con Arcangelo Ghisleri, intellettuale e politico assai notevole dell’area politica repubblicana, il carteggio con il quale è puntualmente ricostruito da Ferro, contribuisce e chiarisce come meglio non si potrebbe la dimensione politica e pubblica di uno scrittore come Lucini che dovrebbe occupare uno spazio ben maggiore, come acutamente aveva sostenuto Sanguineti, nella letteratura italiana contemporanea.

Aldo Mastropasqua

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