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Coprirsi di pizzo fino a cancellarsi. A Cernobbio una performance di Silvana Sarti

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Una donna si fa rivestire di pizzi fino a scomparire sotto una coltre bianca. “Fino a Quando”, una performance di Silvana Sarti che domenica scorsa in piazza Risorgimento a Cernobbio ha destato l’interesse di molti passanti, è una metafora dei nostri tempi  La vera bellezza può essere più vicina di quanto si possa immaginare ci dice l’artista.

Canoni di bellezza sbagliati inducono donne e uomini a cambiare il proprio corpo e rischiare la vita alla ricerca della “perfezione” estetica. Silvana Sarti non accetta questa logica imperante e porta in piazza il suo manifesto, atto di orgoglio e di accettazione delle proprie caratteristiche fisiche, che sono l’ identità vera di ognuno.

Con l’aiuto dei passanti, Silvana si è chiusa in un guscio tanto bello quanto annichilante, per poi rinascere con una nuova percezione di bellezza e libertà.
Mentre costruisce il suo bozzolo l’artista ricupera la leggenda delle Parche, secondo la mitologia greco-romana le tre divinità che presiedono al destino dell’uomo. La prima fila il filo della vita, la seconda dispensa i destini, assegnandone uno a ogni individuo stabilendone anche la durata, e la terza, l’inesorabile, taglia il filo della vita al momento stabilito. Le loro decisioni sono immutabili, neppure gli dèi possono cambiarle.

Presentata per prima volta alla manifestazione “Seconda Mostra di Arte delle Donne di Sorocaba” per il Giorno della Donna, marzo 2015, a Sorocaba, Sao Paolo, Brasile la performance “Fino a Quando” ha provato in tempo reale, il costruire di un’architettura del corpo che fa pensare alle nostre paure, alla nostra ricerca del bello, alla identità, il comunicare con una società ogni volta più esigente e piena di giudizi e pregiudizi.

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Silvana Sarti, nata a Sorocaba/ San Paolo del Brasile. Laureata in Disegno e Lettere, inizia nell’arte con disegni di costumi e scenografia lavorando con C. R. Mantovani. Partecipa al gruppo Kairós di fotografia organizzato dal fotografo Carlos Moreira. Nel  2003 cambia residenza per l’Italia. A Torino collabora con“Il Giornale dell’Architettura”(Allemandi), scrivendo su architettura e design in Brasile. Nel 2010 va a vivere in Svizzera dove comincia a creare pittura murale decorativa e ritorna a dipingere ad olio. Rientrata in Brasile nel 2013, comincia a fare parte del gruppo Tutu Maramba Arti del Corpo di Cleide Campelo.

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