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LA STORIA – Incidente in moto, i medici del Sant’Anna gli salvano la gamba (VIDEO)

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Ha rischiato l’amputazione della gamba, ma grazie ai medici del Sant’Anna un 17enne comasco tra sei mesi potrà tornare alla sua autonomia sulle proprie gambe. Uno scontro in moto contro un’auto, il trasporto in ospedale con i mezzi del 118, l’arrivo al Sant’Anna con fratture plurime e scomposte del femore destro e l’arteria femorale superficiale recisa da un pezzo d’osso. Tutto faceva temere per il peggio, ma questa fortunatamente è una storia a lieto fine.

La sera del 14 marzo per Mirko Giraldo, 17enne di Casnate, è stata una corsa contro il tempo. Giunto al Pronto Soccorso dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia, per il ragazzo è stata attivata un’équipe multidisciplinare che ha visto la collaborazione di Ortopedia, Radiologia Interventistica, Anestesia e Rianimazione e Chirurgia Vascolare per salvargli la gamba.

Dal Pronto Soccorso Mirko è stato trasportato nel Quartiere Angiografico dove il radiologo interventista Roberto Peroni, dopo un consulto con il chirurgo vascolare Simona Maida, gli ha canalizzato in pochi minuti l’arteria recisa, garantendo un minimo di flusso sanguigno. La situazione restava comunque grave e gli specialisti hanno deciso di operare la frattura in sala angiografica – che a tutti gli effetti è una sala operatoria – e di non trasportarlo nel Blocco Operatorio. Gli ortopedici Alberto Giughello e Christian Prestianni hanno quindi proceduto con la riduzione e la stabilizzazione della frattura. L’intervento è durato complessivamente un paio d’ore.

A Mirko, grazie a un sistema di fissatori circolari – modalità di fissazione esterna che si realizza con l’inserimento di fili metallici nell’osso collegati a un cerchio esterno -, è stato riallineato l’osso con una tecnica di sintesi che consente di non danneggiare la riparazione vascolare. Nei prossimi giorni sarà di nuovo operato, questa volta all’ospedale di Menaggio, per la rimozione parziale dei fissatori e potrà iniziare la riabilitazione.

“Il risultato che vi presentiamo oggi – ha commentato Vincenzo Zottola, direttore dell’Unità Operativa di Traumatologia e Ortopedia – è il risultato del lavoro di più specialità, di una sinergia di molte professionalità al servizio del paziente. La collaborazione che abbiamo messo in atto ha consentito di dare una risposta di alto livello a un ragazzo che ha subito un trauma ad alta energia che poteva fargli perdere l’arto. Gli è stata evitata l’amputazione della gamba e, soprattutto, potrà tornare presto a camminare senza stampelle”.

Un enorme spavento per Antonietta Tedesco che oggi non è riuscita a trattenere le lacrime ripercorrendo quei terribili momenti. Tra sei mesi Mirko tornerà a camminare da solo: “Non vedo l’ora di tornare alla mia vita di sempre – racconta – la gamba mi fa male, ma presto starò bene”.

Decisivo, nel caso di Mirko, anche il ruolo della Radiologia Interventistica e della Chirurgia Vascolare. La Radiologia Interventistica è una branca della Radiologia – spiega Roberto Peroni, responsabile della struttura semplice di Radiologia Diagnostica e Interventistica del Sant’Anna – che aggiunge alla conferma diagnostica il trattamento terapeutico in diverse patologie. Viene utilizzata come indagine di secondo livello, in genere dopo una AngioTac, in primis per confermare una diagnosi di lesione vascolare importante, a cui segue un trattamento terapeutico. Nella maggior parte dei casi si riesce a ristabilire una continuità tra due segmenti di arteria interrotti da un evento traumatico, dopo di che si inserisce uno stent allo scopo di ripristinare la continuità dell’arteria lesionata. Questo concetto assume importanza vitale se l’arteria interessata è la sola a portare in periferia la quota di sangue necessaria a mantenere in vita l’arto. Le decisioni sulla strategia terapeutica vengono prese sempre tra diverse figure specialistiche – conclude il radiologo -, in relazione al quadro clinico e alla gravità della situazione”.

E la necessità del lavoro d’équipe l’hanno confermata anche Roberto Caronno, primario della Chirurgia Vascolare, e la collega Simona Maida. I due specialisti hanno evidenziato come il Sant’Anna sia uno dei pochi ospedali di Lombardia a poter offrire un percorso diagnostico-terapeutico come quello di Mirko, grazie alle competenze e grazie alle tecnologie presenti, e hanno sottolineato anche l’aspetto umano della vicenda per il coinvolgimento professionale e personale che ha suscitato in tutto il gruppo multidisciplinare, dall’infermiere al ferrista di sala operatoria, dal tecnico di radiologia ai medici specialisti.

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