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Lavoro in nero, sempre più diffuso

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Pubbliredazionale – Trovare lavoro. Oggi come oggi questa è la massima aspirazione degli italiani. Lavoro che se già prima della crisi era difficile da trovare, oggi è diventato poco meno che una chimera. A soffrire di più di questa situazione sono i giovani, quelli che non riescono a trovare nulla di inerente ai loro studi, o gli over 50, quelli che invece un lavoro l’avevano e che a causa della crisi l’hanno perso. Ricominciare a quell’età non è semplice, non perché non si abbiano le forze o le capacità, tutt’altro, ma perché le aziende non investono su questa fascia d’età che, anzi, a livello di tassazione le penalizza. Ecco che all’orizzonte si paventa l’ombra del lavoro sommerso, in nero per intenderci.

Se, infatti, fino a qualche anno fa sembrava possibile debellare questa piaga, dopo la crisi le cose sono precipitate. Il lavoro in nero è ritornato a diffondersi con prepotenza in tutto il Paese, facendo leva soprattutto sulla disperazione di molti cittadini che non riescono nemmeno a permettersi il necessario. Ma davvero il lavoro in nero è una risposta alla crisi? Assolutamente no. Tanto per cominciare non si possono richiedere finanziamenti, né un mutuo online dato che ci si ritrova senza busta paga e senza la possibilità di dimostrare l’effettivo guadagno. Niente assicurazione, dunque. Se ci si ammala si perde il lavoro e si viene sostituiti come pezzi di ricambio, non si ha diritto a niente, tanto meno alla mobilità una volta che il rapporto di lavoro viene interrotto.

Ma non basta, per chi non lo sapesse lavorare in nero è contro alla legge. Lo sa bene un call center della Bassa Comasca dove sono stati sorpresi ben 16 impiegati in nero e che è stato pesantemente sanzionato con una multa di 42 mila euro. Ma non solo, altri lavoratori in nero sono stati trovati in altri ambiti, come in studi odontotecnici e perfino nel settore dei trasporti. L’attività della Guardia di Finanza non cessa dunque, anzi, appare sempre più determinata a debellare il fenomeno negativo che non solo non risolve i problemi economici del Paese, ma tanto meno quello dei singoli cittadini che hanno l’illusione effimera del guadagno del momento ma che poi si ritrovano senza gli elementari diritti di un lavoratore.

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