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San Teodoro, un teatro “casa di tutti”. Ecco la stagione 2015/2016

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Il teatro “Casa di tutti”, questo lo slogan con il quale è stata inaugurata ieri, mercoledì 20 maggio la nuova Stagione 2015/16 al Teatro Comunale San Teodoro di Cantù. Musica sinfonica e da camera, danza e tanta prosa nel calendario che partirà il 10 ottobre con Stefano Benni a fare da testimonial della bontà di una gestione giovane e dinamica del teatro cittadino che è cresciuta anche nelle produzioni; diverse proposte dei prossimi mesi sono nate da idee dei collaboratori del San Teodoro.

teatro san teodoro Conf. Stampa 20-05 (4)

un momento della presentazione

A fare da anteprima al calendario del teatro, l’iniziativa OCCUPY San Teodoro, dal 14 al 20 settembre, una settimana di eventi artistici e culturali gratuiti (fatta eccezione per qualche spettacolo) per il pubblico. Seguono altri 15 spettacoli di prosa nei quali saranno toccate tematiche socio-culturali di estrema attualità tra cui malattia, disoccupazione, guerra, migrazione, ma anche testi più classici quali ad esempio una rivisitazione del Ritratto di Dorian Gray, dal titolo “Rossowilde” e la ripresa del classico goldoniano “La bottega del caffè” una produzione Teatro Comunale San Teodoro, firmata dall’attore residente Christian Poggioni.

Ricca scelta per il pubblico anche per la Stagione sinfonico-cameristica presentata dal direttore Pierangelo Gelmini dell’Orchestra Sinfonica del Lario e il Cabarettificio, ormai tradizionale appuntamento mensile per i canturini e non solo.

Da segnalare, le importanti collaborazioni con Parolario, CoopAttivamente, Progetto Artificio e numerose altre realtà del territorio.

Questo il calendario presentato ieri che verrà arricchito da altre date nel corso della stagione:

 

STAGIONE PROSA

 

STEFANO BENNI

presenta

5 RACCONTI SULL’AMORE

Evento organizzato in collaborazione con Ass. PAROLARIO

SABATO 10 OTTOBRE 2015, ORE 21

Scrittore satirico e comunicatore d’eccellenza, Stefano Benni da anni riempie piazze e teatri con i suoi arguti reading e spettacoli musicali.

Racconti di ogni dove, musica, sollecitazioni letterarie, curiosità dei nostri tempi, arte, jazz, protagonisti della storia… questi sono alcuni degli ingredienti universali che Benni racconta ogni sera al pubblico nei suoi vivaci spettacoli.

Per questo spettacolo Stefano Benni ha scelto, tra i tanti che ha scritto, cinque racconti sull’amore crudeli, comici, folli. Le tante facce della favola che seduce e illude tutti, dai romantici ai cinici. Un amore dolce e motorizzato tra due teppistelli di periferia, una gara di tradimenti di una mostruosa coppia borghese, la mitica isola di Amikinontamanonamikitama, un vecchio nostalgico che ricorda un antico amore, uno strano incontro tra sconosciuti su un ponte. E poi una sexy cappuccetto rosso rapper e altre poesie.

Benni legge in assolo o in duetto, accompagnato dal talento della giovane attrice Alice Redini.

 

GIOVANNI FALZONE CONTEMPORARY ORCHESTRA

presenta

LED ZEPPELIN SUITE

Viaggio sul più straordinario dirigibile del rock

una produzione MUSICAMORFOSI 2012

SABATO 24 OTTOBRE 2015, ORE 21 

Dopo il fortunato viaggio con Jimi Hendrix, Giovanni Falzone rinnova la sua esplorazione attorno all’universo rock riproponendo una ricchissima e suggestiva rilettura dei mitici Led Zeppelin in una lunga Suite capace di intrecciare, rileggere, trasfigurare e intercalare i primi quattro album della gloriosa band di Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham.

Le nuove e ispirate composizioni pescano elementi costruttivi dai materiali del celebre dirigibile amalgamandoli in un patchwork che integra geniali arrangiamenti per orchestra, episodi solistici e riff originali.
Una scatola sonora che mescola il linguaggio permeabile del jazz a quello estroverso del rock per accompagnarci in un territorio senza confini. Presentato in prima assoluta alla IX edizione di Lampi di Musicamorfosi nel 2012, il progetto ha vissuto un intenso rodaggio lungo tutta la stagione estiva, ricevendo ottimi entusiastici riscontri da parte di pubblico e ottimi giudizi dalla critica specializzata.

 

Teatro San Teodoro

presenta

CANTA COME MANGI

Evento tra musica e gastronomia

VENERDI 30 OTTOBRE 2015, ORE 21 

Canta come mangi è la rassegna musicale e culinaria ormai diventata tradizione al teatro San Teodoro. L’evento proporrà uno spettacolo con più artisti sul palco (cast in via di definizione), seguito da una cena a tema con in cui il pubblico potrà intrattenersi con gli artisti.

Anfitrione della serata sarà Antonio Silva, mentore e presentatore del Premio Tenco (la rassegna Sanremese di canzoni d’autore). Il palco si trasformerà in un salottino, o meglio, in un tinello nel quale gli artisti si incontreranno e potranno scambiare e condividere idee, riflessioni, aneddoti artistici e culinari..

Gli artisti sul palco del Teatro Comunale San Teodoro suoneranno, creeranno improvvisate sinergie, esploreranno le peculiarità lessicali e musicali legate alle loro terre… poi si andrà tutti a cena, con un menù speciale a base di specialità regionali e non solo!

 

IN TRINCEA

Spettacolo vincitore del PREMIO SPECIALE “100 ANNI DELLA GRANDE GUERRA” presso la VII edizione del Premio Nazionale Giovani Realtà del Teatro

VENERDI 13 NOVEMBRE 2015, ORE 21

10 giugno 1917, Altopiano di Asiago.

Dopo un feroce assalto alle truppe austriache, Melo il siciliano, Tonino il vicentino e Francesco il bolognese si ritrovano in una trincea abbandonata. Niente dietro di loro e niente davanti a loro, ma nella Grande Guerra, nel niente, si può nascondere un fucile puntato, nel niente si può nascondere il Nemico. I due soldati semplici Carmelo e Tonino, assieme al Tenente Francesco Baldacci, isolati, senza viveri e comunicazioni sono costretti ad aspettare. In quella lunga attesa i tre giovani imparano a conoscersi, a capirsi al di là dei dialetti, delle differenze sociali e dei diversi credi politici. In quello stretto lembo di terra ricordano gli affetti lasciati a casa, si scontrano e ripercorrono l’esperienze che li hanno portati dalle loro case a quel corridoio di fango. Un’attesa che si fa eterna, in cui il tempo sembra sospendersi e realtà e sogno si mescolano; così in quello spazio irreale, in una notte che sembra non finire mai, le ragioni della guerra e il concetto di Patria e di Coraggio perdono senso e si fanno confusi e prevale il senso di solidarietà, amicizia, e conforto.

Melo, Tonino e Francesco da soldati si scoprono uomini.

TONINO: “Ho passato mesi a odiare tutti. A odiarvi per come ci trattavate, per come ci guardavate e mentre la rabbia mi mangiava dentro e mi avvelenava l’anima, la vita mi scorreva tra le mani. Mona, mona che non sei altro Tonino. Ho chiuso gli occhi, stretto i denti, abbassato la testa a bestemmiare il presente, senza vedere che davanti a me c’era un futuro. Mona! Francesco. Cos’è che ti fa andare avanti? Che ti fa volere restare in vita?”

drammaturgia e regia Michele Di Giacomo

con Michele Di Giacomo, Federico Manfredi, Umberto Terruso

produzione Oyes

 

ORFEO E EURIDICE

VENERDI 27 NOVEMBRE 2015, ORE 21

Al termine dello spettacolo Beppino Englaro, padre di Eluana Englaro, dialoga con il pubblico affrontando il tema del diritto civile alla libera scelta.

“E se lei ritornasse?

E se lei si svegliasse un giorno?

E se un mattino aprisse gli occhi?

Lasciarla andare significa ucciderla? O è lasciar andare la tua di speranza?

Lasciarla andare significa ucciderla? O è il canto di amore più straziante?

Il gesto più puro, l’amore che si afferma nella perdita?

Orfeo è rauco. Euridice è sorda.”

Uno spettacolo che affronta il tema dell’eutanasia senza retorica, attraverso il mito riletto  di Orfeo ed Euridice. Il mito di Orfeo ed Euridice si colloca sul confine tra i mondi, tra la morte e la vita. Un viaggio funambolesco, in equilibrio su una soglia sacra. Un confine sottile e insieme incommensurabile, che la nostra cultura e il nostro tempo faticano a onorare.

Orfeo nel voltarsi stacca la spina. L’Ade non è più il regno dei morti, ma il regno dei non morti. L’Ade è in realtà, così come viene mostrato nello spettacolo, il risultato di una prassi medica tecnicamente così progredita da poter impedire a qualcuno di morire, ma ancora così indietro da non permettergli di riacquistare le proprie facoltà.

Note dell’autore e regista César Brie:

Orfeo con la sola forza del suo canto prova a strappare la sposa Euridice dal regno dei morti. La forza e la poesia del mito si intrecciano in questo lavoro con due temi controversi: l’accanimento terapeutico e l’eutanasia.

Senza offrire risposte, lo spettacolo interroga lo spettatore sulla forza e la grandezza dell’amore”.

Il mito ha avuto tante versioni. Nella nostra, in qualche modo, Orfeo vuole voltarsi perché l’ama e voltandosi potrà finalmente perderla nell’infinito amore”.

Testo e regia César Brie

in scena Giacomo Ferraù e Giulia Viana

uno spettacolo di Teatro Presente e di Eco di Fondo 

 

DOPODICHÉ STASERA MI BUTTO

VENERDI 11 DICEMBRE 2015, ORE 21

Spettacolo vincitore del Festival TEATRO OFF di Progetto Artificio


SOTTOTITOLATO IN INGLESE | ENGLISH SUBTITLES

Lo sappiamo che la vita è dura, che c’è crisi, che c’è lo spread. E allora? Dopodichè? Cosa vogliamo fare? Un nuovo partito che entra in Parlamento?!? La rivoluzione? Morire per difendere un albero in Turchia? No! E allora cosa ci rimane? Il suicidio? Si… Ma per ridere!

Dopodiché stasera mi butto è un cinico e spassoso gioco dell’oca che mira all’annullamento, uno spettacolo che affronta le tematiche della precarietà e del suicidio in chiave cinica e ironica.

Il disagio generazionale, la crisi e la voglia di cambiamento vengono trattate con un gioco di ribaltamento paradossale: anziché essere esortato a  lottare per una prospettiva migliore, il pubblico viene invitato a scaricare tutti i propri problemi su un attore, un giocatore-pedina e che si contenderà con gli altri la possibilità di arrivare per primo alla casella finale: quella del “suicidio”. Varie prove e imprevisti faranno avanzare o indietreggiare i personaggi su un tabellone, anche grazie all’aiuto del pubblico dal vivo.

Record di incassi e presenze di pubblico al TORINO FRINGE FESTIVAL 2014 Spettacolo vincitore del concorso GIOVANI REALTA’ DEL TEATRO 2013 Menzione speciale della giuria al premio SCINTILLE 2013 di asti teatro 35 Menzione speciale della giuria al premio nazionale INTRANSITO – teatro Akropolis 2013

di e con Enrico Pittaluga, Graziano Sirressi, Alessandro Bruni Ocaña, Luca Mammoli

regista e co-autore Riccardo Pippa

consulenza scene e costumi Margherita Baldoni

luci Lorenzo Carlucci

disegni Duccio Mantellassi e Niccolò Masini

produzione Proxima Res

  

MAESTRI. MEMORIE DI UN GUITTO

di e con Stefano De Luca

In collaborazione con Piccolo Teatro di Milano

SABATO 19 DICEMBRE 2015, ORE 21 

Ho incontrato e avuto la fortuna di lavorare con alcuni dei più grandi maestri della scena. Da loro ho appreso alcuni principi fondamentali del mestiere, nei modi più svariati e sorprendenti. Questo spettacolo nasce dal desiderio di raccontare questa esperienza e cercare di trasmetterla.

Stefano De Luca

In un racconto autobiografico che passa dall’aneddoto alla citazione, dal ricordo alla riflessione, 
il regista Stefano de Luca ci trasporta nel cuore di un’esperienza irripetibile: l’incontro con i grandi maestri del Teatro.

“Ho sentito la necessità, l’urgenza quasi, di raccontare qualche frammento della mia esperienza vissuta accanto a questi grandi maestri, di saccheggiare senza ritegno tutti quelli che mi hanno insegnato qualcosa sulla vita e sul teatro, citarli, dialogarci, mescolando liberamente il tutto.

E poiché condivido appieno l’affermazione di Louis Jouvet secondo cui “il teatro esiste solo nell’atto del teatro”, ho deciso di dare forma teatrale a queste mie riflessioni e a questi miei ricordi e di presentarli al pubblico sotto forma di monologo”.



La lezione-spettacolo racconta la storia di un giovane attore giunto a Milano sul finire degli anni ’80, alla scuola del più famoso regista europeo. Del suo indimenticabile incontro con il Maestro, Giorgio Strehler, e di alcune lezioni di teatro apprese nei modi più curiosi, imprevedibili e sorprendenti. Così come il libro – da cui lo spettacolo è tratto – i racconti possono essere considerati come vere e proprie lezioni su alcuni principi fondamentali del teatro: lo spazio scenico, l’azione, il rapporto con il partner, l’improvvisazione, la relazione con il pubblico.

 

ALBERTO PATRUCCO E ANDREA MIRÒ

presentano

SEGNI (E) PARTICOLARI

SABATO 16 GENNAIO 2016, ORE 21

Alberto Patrucco e Andrea Mirò, con la complicità di tre musicisti, presentano il frutto di un appassionante lavoro durato quasi due anni.
Un recital coinvolgente e graffiante privo di retorica e tormentoni, nel quale ironia, musica e riflessione, per una volta, sono padrone di casa insieme alle parole e alle melodie di Georges Brassens, il più raffinato cantautore francese del secolo scorso, un artista unico, dotato di genialità senza eguali.
Un incontro tra canzone d’autore e comicità, senza che una dimensione prevarichi l’altra, sul filo di emozioni da anni dimenticate che si colorisce
qua e là di suoni e poesia.
Niente celebrazioni brassensiane, bensì l’idea di unire, seppure in epoche storiche diverse, sensibilità tanto affini; punti di vista che coesistono in perfetta armonia, proprio grazie al tessuto connettivo della musica.
Uno spettacolo particolare che, neanche a dirlo, lascia il segno.

 

TEATRO COMUNALE SAN TEODORO

presenta

LA BOTTEGA DEL CAFFÉ

SABATO 23 GENNAIO 2016, ORE 21 

Di Carlo Goldoni

regia Christian Poggioni

con Christian Poggioni, Davide Marranchelli, Eri Cakalli, Simone Mauri e Giulia Quercioli

Un classico della letteratura e del teatro italiano, riproposto per le scuole ma anche per un pubblico adulto. Un’opera nella quale è sempre possibile “ritrovarsi” perché le storie di maldicenza, indiscrezione, malizia ambientate da Goldoni in un caffè veneziano del suo Settecento potrebbero essere trasferite, pari pari, ai giorni nostri!

Ciò che caratterizza questo capolavoro goldoniano è l’estrema concretezza con cui sono fuse l’evocazione dello sfondo ambientale, il dipanarsi dell’intreccio imperniato su pettegolezzi, manie, stravaganze, imbrogli e finzioni, e il disegno geniale d’un carattere, quello di Don Marzio, prototipo di quei frequentatori di caffè che sanno di questo e di quello, che raccolgono notizie dalla voce degli altri e dalle gazzette per farsene portavoce, senza la cura di controllarle e di verificarne la fondatezza, mescolando verità e invenzione.

La geniale costruzione drammaturgica della commedia lascia allo spettatore la sensazione di osservare i casi dell’esistenza attraverso l’occhialetto diabolico di un maldicente che, in fondo, è l’unico a vedere, a suo modo, il mondo ipocrita che lo circonda: un mondo dominato e corrotto dal denaro, una Venezia inquieta dove accanto a uomini dabbene si muovono altri che dilapidano le proprie sostanze in preda al demone del gioco, altri che si lasciano dissanguare da bari e usurai, altri, ancora, che si abbandonano a tresche a buon mercato.

 

IL RITRATTO DELLA SALUTE

SABATO 6 FEBBRAIO 2016, ORE 21

Evento organizzato in collaborazione con Ass. PAROLARIO

A seguire, l’attrice dialoga con il pubblico, presentando il libro autobiografico, edito da Mondadori, tratto dal testo dello spettacolo

 Chiara Stoppa, attrice, ha solo ventisei anni quando, nel 2005, le viene diagnosticato un tumore. Dopo due devastanti cicli di chemioterapia giunge il verdetto che non avrebbe mai voluto sentire: il suo male guarisce nell’85 percento dei casi, ma lei rientra nell’altro 15 percento. L’unica speranza, ora, è un trapianto. Chiara, che ha vissuto l’intera esperienza della malattia come sotto una campana di vetro, inizia a pensare a cosa dire ai suoi amici, alle persone a lei care, a come salutarle per sempre. Ma a quel punto, dopo un anno di torture, quella stessa campana di vetro si infrange: Chiara decide che è meglio alzarsi dal letto, riprendere possesso del proprio corpo, decide, insomma, che è meglio vivere. Così avvia un percorso di guarigione che ha del miracoloso, se si considera che è qui a raccontarlo. E in questo racconto, in cui la paura non riesce mai a spegnere del tutto la speranza, Chiara si mette in gioco con l’umiltà di dire che la sua è solo una delle scelte possibili. Un tumore ti cambia: cambia la tua routine, il tuo modo di vivere, di respirare, di stare con gli altri. Ma si può scegliere come relazionarsi con esso, ascoltando il proprio corpo per decidere quale sia la soluzione più adatta. Le persone sono diverse, e diverse possono essere le cure. Dalla sua esperienza Chiara Stoppa ha tratto un monologo teatrale privo di retorica ma pieno di energia, di ironia, con una carica vitale contagiosa.

di Chiara Stoppa e Mattia Fabris

con Chiara Stoppa

 

ROSSOWILDE

Il ritratto di Dorian Gray

VENERDI 19 FEBBRAIO 2016, ORE 21

Produzione COMTEATRO

“Di questo libro si può parlare. Di questo libro si deve parlare.”

É iniziato così il nostro studio dell’opera di Wilde: con la consapevolezza della sua ricchezza tematica, della sua attualità così marcata da renderla un’opera urgente oggi e il nostro tentativo di tradurla in una forma teatrale immediatamente leggibile.

Perché il romanzo di Wilde è un libro che come il suo protagonista non sa invecchiare: Dorian è un ragazzo a tal punto terrorizzato dall’idea di perdere la sua bellezza, e soprattutto il potere che quella bellezza esercita sul mondo, da desiderare che un ritratto muti al suo posto. Vende tutto di sé Dorian, la sua integrità, la sua ingenuità bambina, la sua coscienza, i suoi desideri pur di non perdere l’immagine perfetta di sé.

E come Dorian, l’opera di Wilde ha bisogno ancora oggi di essere corteggiata, avvicinata con cura, studiata con rigore e amata appassionatamente. Solo così, lentamente, le pagine dell’autore irlandese si schiudono rivelando un variegato ventaglio tematico capace di parlare a tutte le età: la differenza tra estetica e bellezza, la paura dell’invecchiamento (oggi clinicamente chiamata sindrome di Dorian Gray), il tentativo di dividere anima e corpo, la scoperta adolescente delle passioni e dei sensi, il rischio di perdersi al loro interno, la bellezza della curiosità ed il suo pericolo, il valore dell’influenza degli altri nella costruzione di sé, l’interrogarsi sul ruolo salvifico dell’arte. Questi sono solo alcuni dei temi che la complessità di pensiero di Wilde attraversa con lucidità, ironia, contradditori e un sorprendente contenuto emotivo.

Questo abbiamo studiato, questo abbiamo messo in scena: una conferenza improbabile, una lezione teatrale, un dialogo aperto col pubblico, una favola gotica. L’attore prende il pubblico per mano e lo guida nel suo incontro con Wilde, nella sua vicenda umana, nel viaggio attraverso la sua opera: i venti capitoli del romanzo si snocciolano attraverso una narrazione incalzante in bilico tra ironia e noir; i personaggi appaiono, parlano in prima persona, agiscono, lottano, muoiono; l’attore si sposta sui vari punti di vista e trova spazi di riflessione aperta e di dialogo col pubblico; mentre lui, Oscar Wilde, ancora oggi sembra divertirsi a tenerci in scacco creando paradossi. Continuamente ci convince che abbiamo capito, e non appena siamo certi di aver afferrato il punto lui lo sposta un po’ più in là, fino a suggerirci che non c’è nessun punto da afferrare.

C’è solo la vita, in tutta la sua sorprendente e crudele bellezza.

 

ERO

SABATO 27 FEBBRAIO 2016, ORE 21

testo regia interpretazione César Brie

produzione Arti e Spettacolo, César Brie 

Dietro parole come amore, morte, assenza, dolore, gioia, si celano vicende personali, volti precisi, piccoli disagi, rimpianti sbiaditi, eventi apparentemente infimi che hanno segnato la nostra esistenza.
Ognuno di noi è abitato da questi eventi, sono comuni a tutti, appartengono a tutti.
Ognuno ha il proprio elenco di volti, gesti, drammi e carezze.

Questo lavoro è un viaggio attraverso le vicende annidate dietro le grandi parole.
Indaga sul bambino nascosto dietro al vecchio; indaga sul vecchio che si disfa del bambino.
Cerca l’anziana annidata nel volto della fanciulla e la ragazza che scopre l’amore tra le rughe del tempo. A ognuno di noi è data la possibilità di tornare dall’esilio, di aprire la porta della nostra casa.
A ognuno di noi è data la possibilità di non rimanere accecati dalla luce dell’annunciazione. 

Note di regia di César Brie:

Credo che il reale non sia ciò che si vede.
Che il reale sia in agguato dietro le vicende e le situazioni.
Di quel reale “in agguato” mi occupo da tempo.
Cerco di “non recitare”, di avere onestà, verità, esposizione e poesia nella finzione della recita. La scena non è per me uno spazio dove dire testi scritti da altri.
Non è un luogo naturale. Non esiste la “scena” in natura.
La scena esiste ogni volta che indago, osservo e abito l’esistenza senza volerci soltanto vivere. Scena come luogo in cui appare ciò che non è visibile.
Ogni spazio ed ogni evento possono diventare “scena” se li osservo e li interrogo.

Mi interessa qualcosa di antico, il rapporto tra il bello e il vero.
Mi interessano le forme che il bene può assumere in arte senza essere noioso e retorico. Che la crudeltà e il male siano più interessanti del bene, in scena, non è una novità.
Ma che la crudeltà possa essere la forma in cui la pietà si esprime in arte non è automatico. È la responsabilità di creare il legame tra pietà a crudeltà.

Quella responsabilità di cui ci riempiamo la bocca nei nostri discorsi e che così poco pratichiamo nella vita e ancora meno nel nostro mestiere di artisti.
La nostra cultura spesso si sostiene su delle imposture.
Sulla fallacia di nominare ciò che non conosciamo e ridurre a parole le azioni che non realizziamo.

I nomi al posto delle azioni e dell’esperienza.
A questo spesso abbiamo ridotto la conoscenza. Responsabilità implica difficoltà, rischio.

Ho indagato sulle vicende delle persone, dei miei contemporanei. Ciò che ci accomuna.
Dietro le grandi parole ho scoperto migliaia di vicende.
E quasi tutte collegate ad alcuni archetipi. Spesso familiari.

Ho scelto questi: padre, madre, nonni, infanzia, assenza, fratelli, figli, amore, esilio, mestiere e rancore. Ho unito queste figure in un racconto che sembra autobiografico ma che non è la mia biografia.
Ho raccontato di me per dire di voi nella convinzione che possiate riconoscervi in una vicenda altrui. Riconoscere, tornare a vedere alla luce dell’arte un brandello della propria esistenza.

Trentasei anni fa ho fatto uno spettacolo “A RINCORRERE IL SOLE”.
Parlavo del suicidio di un ragazzo e del tragitto verso quel suicidio.
Quel lavoro disperato, fatto in esilio, nell’istante in cui crollavano i nostri miti, mi salvò la vita.
Credevo di parlare dei miei amici suicidi e in realtà esorcizzavo il mio suicidio rannicchiato sotto le sconfitta di una generazione.
ERO forse cerca di chiudere quella parentesi aperta. Parlavo degli altri per riscattare me. Parlo di me per dire degli altri e forse riuscire ancora a riscattarmi.

 

IO PROVO A VOLARE

Omaggio a Domenico Modugno

di e con Gianfranco Berardi (attore non vedente)

produzione Compagnia Berardi Casolari

“Io provo a volare” è una drammaturgia originale, che a partire da cenni biografici di Domenico Modugno e dalle suggestioni delle sue canzoni, racconta la vita di uno dei tanti giovani cresciuti in provincia pronti, sull’onda del mito, ad affrontare ogni peripezia per realizzare il sogno di diventare artisti. Ed è proprio attraverso la descrizione delle aspettative, delle delusioni, degli sforzi e degli inganni subiti da truffaldini incontri che si articola il viaggio fra comici episodi della realtà provinciale e alienanti esperienze metropolitane.

La storia vede lo spirito di un custode di un teatrino di provincia che, vecchio capocomico, torna in scena ogni notte, a mezzanotte, in compagnia dei suoi musicisti all’interno del teatro, in cui mosse i primi passi.
Così fra racconto, musica e danza , si rivivono episodi della sua vita: i sogni, gli incontri, gli stages, le prove , la fuga, la scuola, il primo lavoro e l’amaro rientro al paesino, al quale, dopo aver provato tutte le strade possibili, è costretto a tornare.

Ma come se non bastasse, il piccolo e romantico cinema in cui aveva cullato il sogno artistico, non è più quello di una volta. Così per amore dell’arte e della propria felicità, il giovane decide di entrare di nascosto nel teatro e pietra dopo pietra demolirlo.
Il lavoro quindi, utilizzando la figura di Modugno come simulacro, rende omaggio agli sforzi ed al coraggio dei lavoratori in genere e dello spettacolo in particolare, che, spinti da passione, costantemente si lanciano all’avventura in esperienze giudicate poco dignitose, solo perché meno visibili.

Poesia e comicità sono gli ingredienti principali della pièce, che attraverso un uso sui generis della luce trasmette atmosfere emotive, suggestioni e ricordi indimenticabili cercando di risvegliare nel pubblico quel sogno di libertà di cui Modugno si fece portavoce e simbolo.

Confidenze dell’autore/note di regia:

Il sogno, la realtà, la percezione dell’uno e dell’altra che ognuno di noi ha e di cui si convince giorno dopo giorno sempre di più.

La presunzione, il cieco perseguimento delle proprie idee, la dura e spesso ipocrita realtà con cui scontrarsi. L’errore, base della ricerca, grande assente in una società che riconosce i prodotti finiti e competitivi piuttosto che i processi con i suoi naturali tempi d’evoluzione.
Il dolore, sola via in grado di consentire uno sviluppo della coscienza, limitata com’è ormai nella nutrizione e costretta ad una condizione di esperienza sempre più veloce e programmata.

Il buio, il mistero, l’ignoto, mete di un individuo, di un me, alla ricerca di un sé perso e confuso nelle mille tentazioni dell’Io.
L’Io, il sé, il sogno, la realtà, il teatro , portale del sentire, dell’intuire, canale per diagnosticare e guarire. E così nasce Io provo a volare, il desiderio di ricostruire dentro di sé, intorno a noi, l’idea di nido per poter planare sicuri verso gioie sconosciute.

Così nasce un’indagine introspettiva che si allarga all’analisi di una condizione diffusa e condivisa; così da spunti autobiografici, biografici e da aneddotista racimolata fra miti, colleghi e coetanei, emerge la volontà di gridare un rifiuto alla propria paura di affrontare il mondo, il desiderio di riconoscersi fragili, soli, la speranza di riscoprirsi onesti innanzitutto con sé stessi “vedere o non vedere, questo è il problema, guardare dritto in faccia la realtà che mi circonda e mi spaventa e affrontarla con coraggio per cercare di cambiare o tenere tutto quanto dietro un velo che mi copre gli occhi ed il cuore e m’impedisce di soffrire?…”

Intanto procediamo: Co.Co.Co., collaborativi in maniera costante e continuata, come il mondo del lavoro cinico ed alienante c’insegna, nel tentativo di ristrutturare il pollaio in cui da tempo svolazziamo tronfi e litigiosi.
COraggiosi, per favore, COstanti e COnvinti per la rivoluzione che porterà a smettere di essere pollastri rantolanti, illusi di volare come falchi nel blu dipinto di blu.

 

ASSASSINE

SABATO 2 APRILE 2016, ORE 21

Produzione TEATROUVAILLE 

Uno spettacolo in grado di svelare con profondità e ironia il lato oscuro dell’animo umano, giocando a confondere attrice e personaggio in una dimensione pericolosamente reale.
5 attrici.

5 donne.

5 assassine.

5 storie vere.

Appassionanti e fatali come le donne di cui raccontano.

Il lato oscuro dell’animo femminile.

Alla ricerca delle origini di ciascun delitto nelle coincidenze tra evoluzione psicologica e fatalità del destino cercando di confrontarsi con l'”incomprensibile” che si cela dietro ogni omicidio.

L’autore Tobia Rossi, guidato da questo materiale scabroso e a tratti morboso, ci restituisce una black comedy dove la Donna, l’Attrice e l’Assassina si fondono per sorprendere continuamente lo spettatore e ci regala un gioco del Teatro nel Teatro, dove non mancheranno risate e colpi di scena secondo quel detto per cui “le buone lo pensano e le cattive lo fanno”.

Cinque attrici sulle tavole di un palcoscenico si ritrovano impegnate nelle prove di uno spettacolo. Da quanto tempo sono lì? Dov’è l’autore? Che fine ha fatto il regista? Ad essere presenti sono  le cinque assassine che le attrici devono interpretare e rievocare la cui forza pare inghiottirle in un vortice misterioso e malefico che farà perdere loro l’identità. Sono cinque assassine efferate, vissute in epoche e luoghi molto distanti fra loro e accomunate da un unico denominatore: il sangue. La Contessa Sanguinaria Erzsebet Bathory (Monica Faggiani), la Saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli (Silvia Soncini), la Vedova Nera Belle Gunness (Elena Ferrari), la Cagna di Buchenwald Ilse Koch (Paola Giacometti), l’Angelo della Morte S.C. (Chiara Anicito) sembrano essere più vere e reali delle attrici che le interpretano e con esse finiranno con il confondersi.
Il Male ancora una volta si racconta nella sua pericolosa banalità proprio perché nasce, penetra e si rafforza fra le persone comuni, dimostrando quanto sia facile, improvviso, a volte inaspettato superare il guado, diventare un’assassina.

Brevi note sulle cinque assassine:

La Contessa Erzsebet Bathory col suo piacere sadico di punizione uccise più di 610 ragazze, nel cui sangue faceva abluzioni convinta di poter mantenere così la propria bellezza e giovinezza.
La saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli che uccideva donne, vicine di casa, e ne bolliva i pezzi nel pentolone confezionando sapone e usando il loro sangue per i pasticcini da offrire alle amiche all’ora del tè. Era convinta che questi delitti fossero sacrifici necessari per la salvezza dei figli.
La vedova nera Belle Gunnes, novella Barbablù, collezionò una serie di omicidi di aspiranti mariti che rispondevano ai suoi annunci matrimoniali. Li seduceva, li uccideva con l’accetta, e si intascava i soldi che loro portavano in dote e li seppelliva in giardino.

La cagna di Buchenvald Ilse Koch, sadica e perversa nazista, che si divertiva a seviziare e uccidere gli internati del campo di concentramento di cui il marito era comandante, e lei era capo supervisore. Amava abbellire la sua casa con suppellettili di carne umana (paralumi e centrotavola) con una particolare predilezione per i tatuaggi che faceva strappare dai corpi dei detenuti.
L’angelo della morte, S.C., infermiera professionista che uccideva i pazienti ospedalieri più anziani iniettando loro ossigeno nelle vene. Era una donna socialmente problematica, fragile e depressa, sempre in bilico tra anoressia e bulimia, che ricercava disperatamente l’attenzione degli altri.

 

MOLTO RUMORE PER NULLA

produzione Cambusa Teatro

NEL CONTESTO DELLE 4 GIORNATE SHAKESPEARIANE ORGANIZZATE IN COLLABORAZIONE CON TEATRO SOCILE DI COMO dal 22 al 25 aprile 2015, in occasione del 100esimo anniversario dalla morte dell’autore: 4 giornate di eventi, spettacoli e sorprese, dedicate al bardo. 

Il testo shakespeariano “Molto rumore per nulla” è il nuovo spettacolo della Compagnia svizzera Cambusa Teatro di Locarno, che vede alla regia Laura Pasetti, nota autrice del Piccolo Teatro di Milano: una pennellata al vetriolo sull’amore.

Una tragicommedia ambientata a Messina, in cui l’elemento giocoso si fonde a quello tragico e propriamente drammatico. Il cast è composto da soli uomini, perché così erano le rappresentazioni dell’epoca. Si sottolineerà la visione molto maschile dei sentimenti e dell’amore, portando gli attori a marcare spudoratamente con l’ironia questa storia, come se fosse raccontata da uomini in un club di soli uomini. Una confessione tutta maschile dove si può giocare a prendere in giro le donne perché tanto non ci sono; dove nella farsa si risolvono le proprie frustrazioni e nel travestimento le proprie paure. Una sorta di spettacolo televisivo dove la sfida è la rappresentazione. Si esprimono giudizi, ma non seduti sul trono della de Filippi, bensì ingabbiati nella struttura di un testo crudele; dove le donne sono perfette o si buttano via e dove gli uomini devono recitare il ruolo dei cattivi oppure si buttano via. 

 

STAGIONE SINFONICA

ORCHESTRA SINFONICA DEL LARIO

presenta

SHAKESPEARE ON THE BEACH

Shakespeare è da sempre celebrato per la complessità delle tematiche, l’intensità dei personaggi, la ricchezza della poetica, e suggestioni shakespeariane non hanno potuto mancare di ispirare, in maniera più o meno diretta, anche il mondo musicale.

La stagione 2015-2016 dell’Orchestra Sinfonica del Lario proporrà, con un calendario che si snoda dal 31 ottobre fino al 9 aprile, un percorso in cui il fil rouge degli appuntamenti sarà rappresentato proprio da Shakespeare, in qualche occasione dai suoi personaggi e dalle trame delle sue opere, ma anche, in termini più nascosti e forse per questo più interessanti, dalle grandi tematiche universali che i suoi drammi hanno saputo così bene portare sulle scene: la brama di potere, la vecchiaia, l’amore, le sofferenze di chi si sente straniero, la ricerca di un mondo “altro”…

Fra le opere shakespeariane di riferimento, che ritroveremo sia nella programmazione sinfonica sia nella cameristica, non potranno mancare i grandi classici quali Macbeth, Romeo e Giulietta o Coriolano, le figure storiche di Cleopatra o Giulio Cesare, il mondo dei sogni del Sogno di una notte di mezza estate, il tutto rivissuto attraverso il pensiero musicale di autori che spazieranno da Haendel a Beethoven, da Mozart a Berlioz.

Come è tradizione dell’Orchestra Sinfonica del Lario, dunque, una stagione all’insegna della grande musica ma anche della volontà di portare alle luce le relazioni che il mondo della musica ha con le altre arti, con la letteratura e con il teatro in particolare, per offrire anche a un pubblico di non “specialisti” della musica delle chiavi di lettura trasversali.

 

STAGIONE DANZA

Teatro Comunale San Teodoro e Linda Evelyn Bonfanti

presentano

CLASSI.CO

Dalla tecnica neoclassica alla scena

VENERDI 8 APRILE 2015, ORE 21

con Linda Evelyn Bonfanti e Barbara Protti

Classi.CO è uno spettacolo che coniuga danza classica e danza neoclassica, conducendo lo spettatore attraverso una consueta classe di tecnica danzata.

Lo spettatore verrà invitato a seguire l’iter di una ballerina ideale, che si prepara per la messa in scena di uno spettacolo. Uno spettacolo dinamico, in divenire, che predispone il pubblico alla condivisione della condizione della ballerina, che appare sola e in perenne lotta con gli specchi della sala ma, anche, parte di un insieme, il corpo di ballo, fatto di cercati respiri simultanei, che si traducono in pensate simmetrie di movimento scenico

 

DOPPIA COPPIA

VENERDI 6 MAGGIO 2015, ORE 21

con Alessandra Serraglio e Isaac Prodi, accompagnati al pianoforte da Francesca Carola e Sebastiano Mazzoleni.

Un duo pianistico e un duo di ballerini, fondono la propria arte diventando un corpo e un’anima sola.

Splendide immagini fanno da cornice a suggestive coreografie di danza contemporanea, sulle note de “La Moldava” di Smetana, “La danza macabra” di Saint-Saens, il “Bolero” di Ravel e le rapsodie ungheresi di Liszt, creando un connubio perfetto tra classico e moderno.

Uno spettacolo innovativo, che, attraverso le mani dei pianisti ed il corpo dei ballerini, racconta alcune delle più celebri melodie di ogni tempo.

 

La biglietteria del teatro riaprirà nel mese di settembre, consentendo al pubblico di prenotarsi ed acquistare i biglietti. Fino a quella data sarà comunque possibile consultare l’elenco degli spettacoli sul sito www.teatrosanteodoro.it

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