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Riva contro Riva, il colosso della nautica fa causa all’artigiano comasco

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Riva: la Rolls Royce dei motoscafi. Quando si vede un Riva sfrecciare sul lago o dondolare al ritmo delle onde in un’insenatura non si può che ammirare la linea sinuosa dello scafo, il fasciame levigato, l’eleganza delle cromature, il verde acqua dei cuscini. Un Riva è, ancora, uno status symbol, specie con gli Aquarama e gli Aquariva.

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I famosi cantieri Riva sono a Sarnico, sul lago di Iseo e, oggigiorno, producono yacht  di alto bordo. La Riva S.p.A. – passata negli anni da un’azienda famigliare ad un grande gruppo industriale, nel 2012 è stata venduta dal Gruppo Ferretti alla multinazionale cinese Shandong Heavy Industry Group mantenendo sempre il nome Riva per le imbarcazioni prodotte. Nome condiviso con il piccolo cantiere Ernesto Riva di Laglio, sul lago di Como, di proprietà di Daniele Riva.

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Si tratta infatti di due rami della medesima famiglia le cui origini risalgono al 1771 (sul lago di Como, appunto) e poi si dividono nel 1842 quando quella che sarebbe diventata la Riva S.p.A. si traferisce sul lago d’Iseo. I due rami convivono in amicizia per secoli; i Riva di Sarnico declamano con onore le loro origini in Laglio. Fino ad oggi, quando la Riva S.p.A. cambia di nuovo proprietà, perdendo ogni contatto con le sue origini italiane, e fa causa a Daniele Riva per portargli via il marchio Riva con annessa richiesta di danni e distruzione della sua produzione.

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Daniele Riva

 

Il Cantiere Ernesto Riva di Laglio è rimasto un’attività di famiglia, una bottega di nicchia che offre ai propri clienti appassionati piccole barche in legno (per lo più a remi e a vela), uniche e fatte a mano, con tre dipendenti e un giro d’affari inferiore ai 200mila euro annui.

Riva S.p.A. adotta procedimenti industriali e materiali di sintesi, diversi dal legno, per produrre motoscafi di lusso con un fatturato annuo di circa 600 milioni di euro e 2.500 persone dipendenti.

Quando Shandong Heavy Industry Group ha comprato la Riva S.p.A., ha avviato un processo di due diligence che ha individuato nel Cantiere Riva un possibile problema. Si tratta di una causa di diritto industriale: la multinazionale punta, attraverso un fuoco di sbarramento massiccio, a far uscire dal mercato il piccolo produttore che non può affrontare i costi che ne derivano. Siamo al classico caso di Davide contro Golia. L’artigiano di Laglio, rappresentante dell’eccellenza manifatturiera italiana, attaccato dal colosso multinazionale il quale, perso ogni contatto con le sue nobili origini, anziché riconoscere e valorizzare un “tesoro vivente”, lo attacca senza pietà per una presunta ragione commerciale, lamentando addirittura di aver subito danni e chiedendo che la sua produzione venga ritirata dal commercio o distrutta!” dice Francesco Rampone, partner di La Scala Studio Legale.che difende Daniele Riva nella causa.

Comunque finirà la vicenda giudiziaria ci sarà un Riva che perderà, e, forse, anche un altro po’ della grande maestria italiana che se ne va.

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